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Sant'Antonio di Padova a Castelsaraceno e il matrimonio tra il faggio e il pino 2027

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
metà agosto
Dove Prata Sannita, Santa Croce di Magliano

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 02/09/2026. La fonte indica queste date come ancora da confermare.

Il Rito Arboreo della 'Ndenna si celebra a Castelsaraceno, in provincia di Potenza, nelle prime tre domeniche di giugno, in onore del patrono Sant'Antonio di Padova. La festa è un matrimonio fra due alberi: la 'Ndenna (il faggio, che rappresenta lo sposo) e la Cunocchia (in genere il pino, che rappresenta la sposa), scelti su due montagne diverse, il Bosco Favino ai piedi del Monte Alpi e il Monte Armizzone. Alla fine della terza domenica i due vengono congiunti con un anello di ferro e innalzati al centro della piazzetta di Sant'Antonio, dove restano fino al mese di ottobre.

Uno sposo di faggio, una sposa di pino

Il matrimonio ha due protagonisti vegetali, con ruoli assegnati: nelle prime settimane di giugno si celebra l'amore con un vero e proprio matrimonio tra la 'Ndenna (il faggio, che rappresenta lo sposo) e la Cunocchia (in genere il pino, che rappresenta la sposa).

I due vengono da due montagne diverse: al cuore della festa c'è un'unione simbolica: quella tra la 'Ndenna, un grande faggio scelto nel Bosco Favino ai piedi del Monte Alpi, e la Cunocchia, un giovane pino proveniente dal Monte Armizzone. E hanno anche due caratteri: lui, lo sposo, è alto, dritto e maestoso; lei è giovane, dalla chioma rigogliosa.

Il paese si ferma per tre domeniche: ogni anno, nelle prime tre domeniche di giugno, il borgo di Castelsaraceno si ferma: uomini, donne, anziani e bambini abbandonano le case, salgono nei boschi, scendono in piazza e rimettono in scena uno dei rituali più antichi d'Italia.

Perché il santo e l'albero stanno insieme

Il rito è più antico della devozione, e non le si è opposto: le radici di questa tradizione affondano in un passato difficile da datare, ma riconducibile ai culti arborei diffusi in tutta Europa, e con il Cristianesimo il rito si adattò senza scomparire: a Castelsaraceno il protagonista religioso diventò Sant'Antonio da Padova, e la processione in onore del santo si svolge ancora oggi fianco a fianco con il trasporto rituale degli alberi.

Gli studiosi lo collocano in un sistema di credenze precristiane: gli antropologi che hanno studiato i riti lucani concordano nel collocare questi rituali in un sistema di credenze precristiane legate al ciclo della vegetazione, al culto della fertilità e al principio dello spirito fecondatore della natura tra magia e fede.

C'è anche una pista storica che porta al nord: in Basilicata le testimonianze documentabili più antiche del rito risalgono all'arrivo dei Longobardi nell'area di Accettura, intorno al 700 d.C.: il popolo d'origine scandinava portò con sé pratiche rituali arboree che probabilmente si innestarono in un terreno già «fertile» di altre celebrazioni, come la venerazione della Grande Dea — la terra, la madre — delle Veneri paleolitiche.

E lo scopo, un tempo, era molto pratico: la sua celebrazione era momento propiziatorio per la popolazione locale, al fine di ottenere fecondità e fertilità nelle attività agricole e pastorali di un tempo.

Castelsaraceno non è sola: questo rito si collega ai vari culti arborei presenti ancora oggi in alcuni paesi della Basilicata: Accettura, Castelmezzano e Pietrapertosa, che si trovano nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, e Rotonda, Terranova del Pollino e Viggianello, che sono nel Parco Nazionale del Pollino.

La prima domenica: lo sposo

La giornata comincia in chiesa e prosegue nel bosco: dopo la funzione religiosa, tutti gli abitanti di Castelsaraceno si recano al vicino bosco Favino, ai piedi del Monte Alpi, dove scelgono il faggio più bello, più dritto, più maestoso tra tutti. Si tagliano anche gli alberi di servizio: lo stesso avviene per gli alberi più piccoli, le cosiddette proffiche, che si adagiano al suolo emulando la 'Ndenna.

Chi guiderà i buoi non lo decide nessuno: viene sorteggiato il bovaro che guiderà la coppia di buoi nel trasporto trionfale verso il paese.

La discesa è lunga e si interrompe per mangiare: dopo una sosta per riprendere le forze — con una sorta di picnic collettivo in cui si condividono piatti a base di peperoni, carne fritta, salumi, il tutto accompagnato dall'ottimo vino locale — si prosegue con una discesa traballante sui sentieri del bosco, con la 'Ndenna trasportata dai buoi con l'aiuto delle pannodde, grossi bastoni usati come leva.

L'ingresso in paese è la scena della giornata: nelle prime ore della sera lo «sposo» fa il suo ingresso trionfale nella piazzetta di Sant'Antonio e la folla si apre al suo passaggio, e viene adagiato in un angolo della piazza, dove attende con pazienza l'arrivo della sua sposa.

La seconda: la sposa, che deve arrivare intatta

Per la Cunocchia si ripete tutto, ma con una differenza importante nel trasporto: a differenza della 'Ndenna, la Cunocchia non viene affidata ai buoi, ma viene portata a spalla dai giovani del paese.

Il taglio si fa in musica: il taglio avviene in atmosfera di festa, con canti popolari e strumenti tradizionali come le zampogne, che accompagnano la squadra di boscaioli, e poi l'albero viene pulito e accuratamente legato dagli anziani, che proteggono ogni ramo per il trasporto.

C'è una regola che gli anziani ripetono ai ragazzi, ed è la frase che riassume tutta la festa: «la sposa deve arrivare intatta al cospetto del suo sposo» è uno dei precetti orali più ripetuti dagli anziani ai più giovani, un passaggio esplicito di sapere intergenerazionale.

La terza: la processione, l'innalzamento, la scalata

Il giorno dell'unione comincia molto presto e in pochi: all'alba del terzo giorno, alla presenza di un piccolo gruppo di cittadini mattinieri, quasi a simboleggiare l'intimità dell'unione, si dà inizio al matrimonio.

La mattina è del santo: si svolge la processione solenne in onore di sant'Antonio, con il simulacro del santo portato per le vie del paese tra la banda musicale, le confraternite e i fedeli.

Nel pomeriggio si alza l'albero, ed è il momento più teso: le proffiche vengono disposte a cavalletto, i gruppi coordinati di uomini tirano le corde seguendo i comandi degli esperti: è il momento di maggiore tensione collettiva della festa, con tutta la comunità che incita e trattiene il respiro finché la 'Ndenna non si erge verticale al centro della piazza. A sollevarla è una decina di persone, generalmente i più forti ed esperti tra gli abitanti del borgo, tra incitamenti, issa, grida e applausi della folla.

Poi si sale, senza attrezzatura: una volta stabilizzata, i più coraggiosi si cimentano nella scalata a mani nude: chi raggiunge per primo la cima conquista le tacche con i premi, tra il boato della folla. Il rischio è parte del gioco: i rischi legati a questa pratica ne hanno da sempre fatto il momento forse più emozionante del rito e dell'intera festa, e i «sorpassi» tra gli scalatori, quando chi precedeva era a corto di fiato, avvenivano spesso a qualche decina di metri d'altezza.

Alla fine i due alberi restano su per mesi: alla fine della terza domenica i due alberi vengono congiunti con un anello di ferro e innalzati al centro della piazzetta di Sant'Antonio, dove restano eretti per tutta l'estate, fino a ottobre.

I tacchetti: le offerte scritte sul legno

C'è un uso che lega direttamente gli alberi al santo, e riguarda quello che la gente promette: culmine della festa, oltre ai riti religiosi a essa legati in onore di sant'Antonio, è la raccolta dei «tacchetti», che sono listerelle di legno legate ai rami della «cunocchia», su cui i fedeli del santo dichiarano le proprie offerte, quasi sempre rappresentate dai prodotti dei campi o degli allevamenti della zona, ma qualche volta anche da beni di consumo quotidiano o da prodotti di elettronica come televisori o altro.

Le stesse listerelle servono anche da premio per chi scala: ai rami della Cunocchia vengono legate le tacche, cartellini di legno associati a premi, e solo il primo che riesce a prendere la tacca della Cunocchia si aggiudica i premi.

Per il paese, tutto questo non è folclore ma vita associata: la festa della 'Ndenna è il cuore della vita associata di Castelsaraceno: attorno ad essa si sprigionano forza, coesione sociale, devozione religiosa e sacro rispetto per il contesto naturale che circonda il borgo.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa di Sant'Antonio di Padova a Castelsaraceno richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Casaletto Spartano - Battaglia, a 49 chilometri da Castelsaraceno, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Sant'Alfonso ha davanti un percorso di 20 chilometri che in 24 minuti porta a destinazione.

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