Sant'Alessandro a Melfi e il nome estratto tre volte dall'urna 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: casalaviano.it, letta il 02/09/2026.
La festa patronale di Sant'Alessandro si celebra il 9 febbraio a Melfi, in provincia di Potenza, con le celebrazioni solenni nella Basilica Cattedrale, dove è esposta l'effigie sacra, una processione e un arco illuminato dinanzi all'ingresso della basilica. Il 9 febbraio è il giorno del ritrovamento del corpo del santo nelle catacombe romane. La tradizione racconta che la scelta del patrono avvenne in modo sorprendente: il nome del santo venne estratto più volte consecutivamente, episodio interpretato come un segno provvidenziale.
Tre estrazioni, e la terza convinse tutti
«Furono posti in un'urna una moltitudine di schede coi nomi di vari Santi per cavarne a sorte il nome di colui che il Signore Iddio destinato avrebbe alla tutela della città: e ne uscì quello di Santo Alessandro martire.»
La prima volta la risposta non piacque, e il motivo era pratico: «Ciò non piacque perché di questo santo non se ne conosceva la vita e le gesta, per cui la scheda fu di nuovo gettata nell'urna che, agitata, nell'estrarne un'altra scheda, con sorpresa si osservò essere la stessa di S. Alessandro.»
Alla terza si arresero: «Fu ripetuta quest'operazione una terza volta e lo stesso nome si osservò segnato; per cui si vide chiaramente che il Signore Iddio questo Santo designato aveva per protettore di Melfi, per cui fu prescelto. Ed in verità sempre si è osservata la particolare protezione che ha mostrata per la città e per coloro che l'invocavano.»
Da quel momento la carica è sua: da allora Sant'Alessandro è patrono ufficiale della città, celebrato ogni anno il 9 febbraio: lo è dal 1626.
Un corpo arrivato da una catacomba romana
Il santo a Melfi ci è arrivato per iniziativa di un vescovo appena insediato: nel 1626 il vescovo Deodato Scaglia, per celebrare il suo ingresso nella diocesi, fece giungere a Melfi alcune reliquie provenienti dalle catacombe di Roma, e tra queste quelle attribuite a Sant'Alessandro.
La data e il numero sono precisi: nel 1626, precisamente il 22 maggio, il Vescovo monsignor Deodato Scaglia, per solennizzare l'ingresso nella sua nuova diocesi, decise di traslare dalle catacombe di San Callisto a Roma il corpo di Sant'Alessandro Martire e le reliquie di altri 35 Santi, per farne dono alla città federiciana.
Non era un gesto privato ma l'applicazione di una decisione della Chiesa: il Vescovo, portando a Melfi il corpo del Santo, mise in pratica le decisioni del Concilio di Trento.
E la data della festa non è quella della morte, ma quella del ritrovamento: la solennità del nuovo patrono è fissata al 9 febbraio, giorno del ritrovamento del corpo nelle catacombe romane.
Non è quello di Bergamo — ma i bergamaschi c'erano
Il Sant'Alessandro venerato a Melfi e quello di Bergamo sono due figure diverse. Il patrono di Melfi è collegato alle reliquie trasferite nel Seicento dalle catacombe romane e alla devozione sviluppatasi successivamente nella diocesi.
Che i santi con quel nome fossero due lo si sa da un libro medievale: è solo grazie alla «Legenda Aurea» di Jacopo de Varazze che scopriamo l'esistenza di due santi con lo stesso nome.
Lo scambio, però, non nacque dal nulla: in quel periodo, nel 1626, a Melfi viveva una folta e potente collettività bergamasca, e così si identificò il martire estratto dalle catacombe con quello più famoso di Bergamo, soldato della leggendaria Legione Tebea, nella quale militò insieme a San Maurizio.
Il santo bergamasco ha una storia che si racconta volentieri: Sant'Alessandro il legionario fu eletto «protettore degli uomini» perché egli per primo si rifiutò di perseguitare altri cristiani come lui, e tornato in Italia scampò alla morte diverse volte fino al giorno del suo martirio, avvenuto nella città bergamasca il 26 agosto del 306. Del santo di Melfi, invece, non vi è una biografia specifica.
E la differenza fra le due città si vede nelle immagini: se i lombardi vedevano il Santo come un cavaliere portatore di un vessillo, i melfitani si attaccarono alla figura del guerriero appiedato che regge in mano a volte il vessillo e a volte la palma.
Il 9 febbraio, in Basilica Cattedrale
Il giorno del patrono le funzioni si tengono nella chiesa maggiore: le celebrazioni solenni si tengono nella Basilica Cattedrale, dove è anche esposta l'effigie sacra. E c'è un oggetto che tiene insieme tutto: il reliquiario del santo, custodito con grande cura, rappresenta uno dei segni più forti di questo legame.
Per le strade la giornata si riconosce da due cose: una processione e un arco illuminato dinanzi all'ingresso della Basilica Cattedrale, con qualche piccolo evento organizzato da enti e parrocchie.
Quello che resta, più che la scenografia, è una devozione lunga: la sua devozione attraversa i secoli e continua ancora oggi a vivere nelle celebrazioni, nelle immagini sacre, nei racconti tramandati e nei momenti di condivisione che uniscono la comunità.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Melfi per la festa non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Melfi si trova a un chilometro dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Zona industriale - Lavello - Matera dista 4,5 chilometri, cioè 5 minuti di strada.
Nello stesso periodo, poco lontano
Se ti fermi qualche giorno, ci sono anche queste.
- La Festa dello Spirito Santo a Melfi — maggio
- Corteo Storico di Federico II a Melfi — ottobre
- San Valentino ad Abriola — febbraio