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San Vittore ad Arcisate con il Palio dei rioni 2027

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La festa di San Vittore si celebra ad Arcisate, in provincia di Varese, l'8 maggio, giorno del patrono. In quel giorno il paese si divide in squadre e si sfida: in occasione delle festività in onore del patrono si organizza il «Palio dei rioni», che coinvolge tutto il paese con iniziative e giochi. Al martire è dedicata la chiesa prepositurale del paese, consacrata il 29 novembre 1525.

Palio dei rioni e festa dell'8 maggio

La data non cambia, ed è quella in cui si ricorda il soldato: il patrono è san Vittore martire, che viene ancora oggi festeggiato in paese l'8 maggio, e a cui è dedicata la chiesa prepositurale di Arcisate.

In paese quella giornata pesa, e ad Arcisate per il santo patrono si organizzano grandi festeggiamenti.

A invitare i fedeli è la comunità che raccoglie le parrocchie della zona: la Comunità Pastorale Madonna d'Useria invita a partecipare alle celebrazioni della festa Patronale di San Vittore, e ad accompagnare c'è il corpo bandistico di Arcisate.

Il soldato che non sacrificò all'imperatore

L'uomo a cui la chiesa è dedicata veniva dall'Africa e serviva Roma: Vittore il Moro, o anche Mauro, cioè «della Mauretania», è stato un militare romano di stanza a Milano all'epoca di Massimiano, morto a Laus Pompeia nel 303.

Non fu l'unico a finire così, e chi ne scrisse è un nome noto: subì il martirio per la fede cristiana come gli altri martiri Nabore e Felice, e la sua vita e il suo martirio vengono descritti da Ambrogio da Milano, in particolare nell'inno «Victor, Nabor, Felix pii».

La sua posizione, quando cominciarono le persecuzioni, fu una distinzione precisa: pur affermando la propria fedeltà all'imperatore per tutto ciò che riguardava la sua vita civile e la disciplina militare, rifiutò di abiurare la propria fede.

Da lì in poi provarono a piegarlo in ogni modo: arrestato, minacciato di tortura e lasciato per più giorni privo di cibo e bevande, anche quando fu condotto al Circo, al cospetto dello stesso imperatore Massimiano Erculeo, continuò a rifiutarsi di sacrificare all'imperatore «come se fosse un dio».

Allora si passò ai supplizi, e uno è descritto: venne sottoposto ad atroci tormenti, e fra l'altro gli fu versato piombo fuso sulle piaghe.

La fine arrivò dopo una fuga riuscita a metà: riuscì a evadere, ma dopo breve tempo venne scoperto, arrestato e decapitato.

Un corpo ritrovato intatto, e il Ciel d'Oro

Quello che accadde dopo la morte è raccontato come tradizione: la tradizione vuole che il suo corpo fosse lasciato insepolto, ma sia stato ritrovato, intatto, dal vescovo di Milano, Materno, che lo seppellì in un sacello.

Quel sepolcro prese il nome dal suo soffitto: venne poi denominato, per le sue ricche decorazioni a mosaico d'oro, San Vittore in Ciel d'Oro, oggi incorporato nella basilica di Sant'Ambrogio.

A spingere il culto fu proprio Ambrogio, che gli mise accanto un familiare: il culto di san Vittore ebbe una larga diffusione, soprattutto su impulso di Ambrogio, che volle seppellire accanto a lui il proprio fratello Satiro.

Le due lapidi del V secolo

La chiesa di Arcisate è molto più antica di quella che si vede: le origini del complesso di San Vittore e dell'attiguo battistero di San Giovanni rimandano probabilmente al V secolo, e del battistero resta la forma ottagonale, «molto manomesso», risalente probabilmente all'VIII secolo.

La prova di quelle origini è emersa da un cantiere del Settecento: una testimonianza epigrafica risalente al V secolo fu rinvenuta durante i lavori di risistemazione del presbiterio nel 1745, e oggi è murata sull'altare.

Sono due pietre con due nomi, e dicono più di quanto sembri: attestano la presenza di un cristiano di nome Paolo e di un sacerdote di nome Costantino, entrambi sepolti in questa basilica e vissuti nel secolo V, e sono documenti importantissimi «in quanto attestano la precoce presenza del cristianesimo in queste terre e di una comunità di fedeli già organizzata con la presenza di un sacerdote».

I documenti scritti arrivano più tardi, e si contano: la prima attestazione scritta della prepositurale risale al 1095, mentre due lapidi esterne parlano della chiesa già esistente e viva, con la presenza di presbiteri nel 1252 e nel 1256.

Il ruolo di questa chiesa nel territorio era di comando: è la chiesa capopieve della pieve di Arcisate, le cui origini risalgono al V secolo «in analogia con altri centri religiosi lombardi sorti lungo strade di comunicazione romane», ed è sede di uno degli antichi capitoli della diocesi di Milano.

La consacrazione del 29 novembre 1525

L'edificio attuale porta scolpita la sua data su una pietra rimessa a nuovo: una lapide, recentemente ripulita e restaurata, murata nella parete adiacente al battistero, mostra una croce astile che sormonta una data: 1521.

La consacrazione arrivò quattro anni dopo, e il cartiglio dice chi la fece: «Il 29 novembre 1525, io Antonio Melegnano, vescovo di Lodi e suffraganeo del Rev.mo cardinale Ippolito d'Este, arcivescovo di Milano, ho consacrato questa chiesa in onore di San Vittore Martire».

Di quello che c'era prima resta in piedi una cosa sola: la chiesa fu radicalmente trasformata in età rinascimentale, conservando dell'epoca romanica solo il campanile.

Sotto il pavimento, però, il passato è riemerso durante i lavori: sono stati svelati i resti della precedente chiesa medievale, delle tombe «a camera» e delle antiche lapidi.

Come arrivare alla festa

Arrivare ad Arcisate per la festa di San Vittore non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Arcisate a un passo dal centro, 300 metri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Varese via L. Gasparotto - Laveno - Luino, e da lì restano 9,2 chilometri e 10 minuti.

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