Sant'Agostino e San Teodoro a Pavia con la benedizione dei natanti sul Ticino 2027
La festa di Sant'Agostino e San Teodoro si celebra a Pavia, in Lombardia. Il 28 agosto nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, dove il corpo di Agostino riposa in un'Arca marmorea del Trecento, si celebra la ricorrenza del santo. Per San Teodoro, protettore dei pescatori e di tutti coloro che lavorano con e sul fiume, la festa si sposta sull'acqua: l'appuntamento è, come da tradizione, alla Nautica Ravizza, presso il Ponte della Libertà, in riva sinistra di viale Lungo Ticino Visconti, con il corteo dei rappresentanti delle remiere con labari e stendardi per accompagnare l'antico gonfalone di San Teodoro all'altare e poi la benedizione dei natanti e della gente del fiume.
Un vescovo che gonfiò il Ticino
San Teodoro, a Pavia, è il santo che salvò la città allagando un esercito: il ciclo si basa sulla tradizione che vuole Teodoro salvatore della città longobarda, assediata invano da Carlo Magno in quanto protetta con miracoli dal suo vescovo. Teodoro infatti fece gonfiare le acque del Ticino, allagando l'accampamento franco e costringendo Carlo Magno ad abbandonare l'assedio.
La sua storia dipinta comincia con un'apparizione a un re: la storia illustrata del Santo inizia con un angelo che appare al re longobardo Desiderio per suggerirgli l'elezione di Teodoro a vescovo di Pavia, e si conclude con la sua morte.
Il Teodoro dei documenti è meno spettacolare ma altrettanto concreto: fu in realtà il vescovo pavese che si interessò alla fondazione della prima chiesa, dedicata a Sant'Agnese, e la chiesa attuale è stata edificata su una precedente fondazione risalente alla metà dell'VIII secolo, legata all'attività del vescovo Teodoro. L'intitolazione cambiò dopo: la chiesa fu prima dedicata a Sant'Agnese, poi, in occasione della sua beatificazione intorno all'anno 1000, al Vescovo di Pavia Teodoro, morto nel 778, ospitandone il corpo.
E la posizione dell'edificio gli ha assegnato un mestiere: l'ubicazione della chiesa, non lontano dal Ticino, decretò San Teodoro protettore dei pescatori e di tutti coloro che lavoravano con e sul fiume. Le sue spoglie stanno lì: l'altare maggiore, che custodisce le spoglie di San Teodoro, reca un pallio con cinque tavolette a olio, alquanto ritoccate, con episodi tratti dalla vita del Santo.
La preghiera sul fiume
L'idea di creare un appuntamento di preghiera sul fiume venne, nel 1987, al parroco d'allora don Antonio Carenzio.
I paratici erano corporazioni di arti e mestieri nate in epoca medievale, le cui riunioni si svolgevano nelle chiese dedicate al Santo protettore.
Il corpo che non si lasciava sollevare
L'altro santo, Agostino, a Pavia ci è arrivato da morto e dopo un lungo viaggio, perché il re longobardo lo comprò: Liutprando, sentendo che i Saraceni, devastata la Sardegna, infestavano anche quei luoghi ove un tempo, per salvarle dalla profanazione dei barbari, erano state trasportate e onorevolmente sepolte le ossa di sant'Agostino vescovo, mandò dei messi e, pagando una forte somma, le ottenne, le trasportò a Pavia e le ripose con l'onore dovuto a così grande padre.
Il re andò a prendersele di persona, e si presentò senza corona: lo stesso re, scortato da tutti i Vescovi del regno e da gran copia di magnati, si fece incontro ai portatori del sacro deposito fino a Genova, e a piedi scalzi, a capo scoperto e spoglio di tutti gli ornamenti regi, procedeva con tanta umiltà e devozione che tutti ne erano grandemente ammirati.
Poi, a un certo punto, il viaggio si fermò: il corteo passò la notte presso un podere nel territorio di Tortona, apud praedium quod dicitur Savinariense, e la mattina dopo successe questo: all'alba del giorno seguente vollero proseguire il viaggio verso Pavia ma, per quanti sforzi si compissero, non si riuscì più a rimuovere il sacro corpo, tanto s'era fatto pesante.
Il re provò con la penitenza, e non funzionò: ardendo dal desiderio di portare il corpo di tanto Padre nella sua città di Pavia, in segno di penitenza si strappò di dosso le vesti e si avvoltolò nella terra; ma ciò a nulla giovava, cosicché ormai disperava di poter soddisfare il suo ardente desiderio.
Funzionò invece una promessa scritta: il re promise con voto che, se il Signore gli avesse concesso di poter proseguire il viaggio col sacro corpo fino a Pavia, avrebbe donato a Dio e alla chiesa di San Pietro il sopraddetto podere. E il peso sparì: appena fatto il voto si avvicinò al sacro corpo e provò a sollevarlo, e lo trovò tanto leggero che, mentre prima più persone non riuscivano a muoverlo, ora due soli uomini lo potevano portare agevolmente.
La stessa cosa, dice il racconto, capitò più volte lungo la strada, e ogni volta costò una chiesa: lo stesso fatto accadde il giorno appresso a Casale, e anche lì fu eretta una chiesa. Alla fine il re prese una decisione preventiva: vedendo che il santo era desideroso che fossero erette delle chiese in suo onore, e d'altra parte temendo che egli volesse fermarsi in qualche città differente da quella che egli stesso aveva scelto, si affrettò a costruire una chiesa in ciascuno dei luoghi dove, passando, il corpo soggiornava.
Un lungo resoconto della traslazione delle spoglie del santo ci è noto da Beda il Venerabile (672-735), contemporaneo all'avvenimento, e nel IX secolo si trova un breve accenno nel Martirologio di Adone, che fu composto a Lione prima dell'anno 859.
Da Ippona a Cagliari, e poi a Pavia
Il viaggio era cominciato molto prima e per scappare da un'invasione: le spoglie mortali di Agostino furono trasferite dall'Africa per sottrarle alla furia dei Vandali, probabilmente a opera del vescovo Fulgenzio di Ruspe, e monaci agostiniani portarono il corpo del santo in Sardegna, dove fu sepolto e conservato a Cagliari nella chiesa di San Saturnino fino al secolo VIII.
Poi la Sardegna smise di essere sicura: l'invasione saracena dell'isola non concesse di nuovo riposo alle spoglie del santo, che furono riscattate da Liutprando, il quale se le portò definitivamente a Pavia. Le spoglie, traslate prima a Cagliari, intorno al 723 arrivarono a Pavia, capitale del regno longobardo, per volontà del re Liutprando, che le fece deporre nella chiesa, da lui edificata, di San Pietro in Ciel d'Oro.
Di quel viaggio è rimasta traccia anche fuori Pavia: nella parrocchia di Savignone si celebra tuttora con grande solennità la festa di Sant'Agostino: il che fa supporre, o per lo meno non esclude, che l'introduzione della festa sia appunto in relazione al passaggio in loco del corpo del Santo durante la sua traslazione da Genova a Pavia.
L'Arca del 1362
La tomba che si vede oggi è un monumento con una data e un committente: l'opera fu commissionata nel 1362 da Bonifacio Bottigella, priore del convento degli Eremitani di sant'Agostino a Pavia e docente all'Università della città, poi Vescovo di Lodi.
Le misure e il conto delle figure danno l'idea: il monumento è in marmo, alto 3 metri, lungo 3,14 e profondo 1,68, ed è un'opera ornata da 95 statue e 50 bassorilievi. Sta al centro della basilica: al centro del presbiterio, sopraelevato sulla cripta, domina l'Arca marmorea di Sant'Agostino, capolavoro della scultura lombarda del Trecento.
Sull'arca c'è raccontata tutta una vita, e anche il viaggio delle ossa: vi si trovano la sua conversione, il battesimo amministrato da Sant'Ambrogio, i miracoli dopo la morte avvenuta nel 430 d.C. e la traslazione delle sue reliquie a Pavia. E attorno alla figura dormiente ci sono i personaggi che gli sono stati vicini: lo vegliano e lo custodiscono Giovanni, l'apostolo dell'amore, Simpliciano che lo allevò alla fede dei neoplatonici, Paolo eremita, prototipo dei monaci di cui Agostino si innamorò a Milano e Cassiciaco, l'arcangelo Michele, così caro ai Longobardi e a Liutprando.
Anche la scena del corteo è scolpita, e il re si riconosce dal vestito: in primo piano la bara di Agostino è portata a braccia con davanti lo stesso re Liutprando, riconoscibile per l'ermellino e per il paggio che gli regge il mantello, mentre cavalieri, monaci, fedeli fanno ala al passaggio in un grandioso assembramento.
Le due feste: il 29 giugno e il 28 agosto
Ogni anno nella basilica si celebrano due feste grandiose: quella dell'Apostolo Pietro, titolare della basilica, il 29 giugno, quella di sant'Agostino il 28 agosto.
Alla prima partecipa il Capitolo della cattedrale e praticamente tutto il clero cittadino, che la vigilia della ricorrenza vi si reca in processione a cantare vespro, e torna il giorno dopo a messa grande, dopo la quale è d'uso che l'abate offra agli intervenuti vino e ciliege.
La seconda, quella di sant'Agostino, oltre che occasione di tripudio e divertimento per Pavia e contado, è l'esibizione della potenza terrena del monastero: vi convengono a pagare i tributi in danaro o in natura gli amministratori di tutte le dipendenze e proprietà.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla festa a Pavia è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Pavia Porta Garibaldi si trova a 1,4 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Istituti Universitari dista 3,0 chilometri, cioè 5 minuti di strada.
Feste vicine, in altri paesi
Vicino a questo paese, altre feste da scoprire.
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- Sagra della Rana a Sartirana Lomellina — settembre
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