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Feste Patronali

San Vittore a Varese e l'accensione del pallone di bambagia 2027

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 2 al 16 maggio 2026
Dove Piazza San Vittore, Arsago Seprio

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: comune.varese.it, letta il 19/09/2026.

La festa patronale di San Vittore si celebra all'inizio di maggio a Varese, in Lombardia, nella Basilica di San Vittore. La messa solenne si apre con il rito del Faro, un rito della liturgia ambrosiana in cui il sacerdote accende un pallone di bambagia, che brucia rapidamente a memoria del sacrificio del santo. La fiamma arriva in basilica da una fiaccolata a staffetta di oltre 42 chilometri, che parte dal santuario di Santa Maria del Monte e attraversa i rioni e le parrocchie della città.

Il rito del Faro

La messa del patrono, a Varese, comincia con un fuoco che dura pochi secondi.

Come da tradizione secolare, l'inizio della celebrazione è sottolineato da uno dei riti più suggestivi della liturgia ambrosiana, il rito del Faro, che prevede l'accensione di un pallone di bambagia da parte del sacerdote, a memoria del sacrificio del santo che ha donato la propria vita in nome della fede.

In basilica, gremita e silenziosa, è il momento più forte della giornata: il fuoco che avvolge il pallone, la luce che si accende e si consuma rapidamente, gli sguardi che si alzano. Il pallone viene acceso con la fiaccola proveniente dal santuario del Sacro Monte.

Oltre quarantadue chilometri a staffetta

Quella fiaccola non arriva in basilica da sola: ci arriva di corsa, passando per tutta la città.

Dopo la benedizione della fiaccola da parte del parroco arciprete della chiesa di Santa Maria del Monte, parte la fiaccolata a staffetta attraverso i rioni e le parrocchie di Varese, con i corridori di EcoRun Varese impegnati su spezzoni di circa cinque chilometri l'uno. La distanza è di oltre 42 chilometri.

L'arrivo è scenografico: la fiaccola entra nel Salone Estense, poi un corteo va dai Giardini Estensi a Piazza San Vittore con moto e auto storiche, sbandieratori e la consegna della fiaccola dal Sindaco al Prevosto di Varese, prima dell'accensione del faro e della solenne celebrazione eucaristica.

I ceri con i colori dei rioni

Dopo la messa arrivano le offerte e i riconoscimenti, e sono di due tipi molto diversi.

C'è l'offerta dei ceri con i colori dei rioni cittadini, e c'è l'assegnazione di un riconoscimento alla «Mamma dell'anno». Al termine della solenne messa, poi, viene conferita la Girometta d'oro da parte della Famiglia Bosina, il sodalizio che porta in città il corteo e i canti del gruppo folkloristico Bosino.

Piombo fuso sulle piaghe

Il santo che si festeggia era un soldato, e il suo martirio è raccontato da Ambrogio.

Vittore il Moro, o anche Mauro — «della Mauretania» —, è stato un militare romano di stanza a Milano all'epoca di Massimiano, che subì il martirio per la fede cristiana come gli altri martiri Nabore e Felice; la sua vita e il suo martirio sono descritti da Ambrogio da Milano, in particolare nell'inno Victor, Nabor, Felix pii.

Quando il tetrarca Massimiano diede avvio a una delle ultime persecuzioni dei cristiani, Vittore, pur affermando la propria fedeltà all'imperatore per tutto ciò che riguardava la sua vita civile e la disciplina militare, rifiutò di abiurare la propria fede. Fu arrestato, minacciato di tortura e lasciato per più giorni privo di cibo e bevande; condotto al Circo al cospetto dello stesso imperatore Massimiano Erculeo, continuò a rifiutarsi di sacrificare all'imperatore come se fosse un dio, e venne sottoposto ad atroci tormenti: fra l'altro gli fu versato piombo fuso sulle piaghe.

E ci fu anche una fuga: riuscì a evadere, ma dopo breve tempo venne scoperto, arrestato e decapitato.

Ritrovato intatto, e sepolto nel Ciel d'Oro

Anche dopo la morte la vicenda continua, e finisce in un luogo che tutti a Milano conoscono.

La tradizione vuole che il suo corpo fosse lasciato insepolto, ma che sia stato ritrovato intatto dal vescovo di Milano, Materno, che lo seppellì in un sacello poi denominato, per le sue ricche decorazioni a mosaico d'oro, San Vittore in Ciel d'Oro, oggi incorporato nella basilica di Sant'Ambrogio. Il culto ebbe larga diffusione soprattutto su impulso di Ambrogio, che volle seppellire accanto a lui il proprio fratello Satiro.

Varese ha un rapporto lungo con questa data: nel 2003 ha commemorato con diverse iniziative il millesettecentesimo anniversario del suo martirio.

Una diatriba del 942

La basilica del patrono e il santuario da cui parte la fiaccola, un tempo, non erano in buoni rapporti.

La Basilica di San Vittore sorge nel centro di Varese, e intorno a essa ruota da secoli la vita religiosa della città: l'attuale edificio fu costruito nel XVI secolo, ma la struttura primitiva risale probabilmente al V secolo, e questo spiegherebbe la dedicazione a San Vittore, martire morto nel 303. È possibile che fosse capo di pieve dipendente dall'arcivescovo di Milano già dal IX secolo, e lo fu certamente dal X.

Poi c'è quella carta: in un documento del 942 si accenna alla diatriba che opponeva la Basilica al Santuario di Santa Maria del Monte, considerato scismatico perché di probabile fondazione longobarda. Oggi è proprio da lassù che scende, ogni anno, la fiaccola che accende il faro.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla festa a Varese è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Varese Casbeno è a 1,2 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Varese via L. Gasparotto - Laveno - Luino: da lì bastano 4 minuti di guida (4,1 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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