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Sant'Ambrogio a Milano e la fiera degli Oh Bej! Oh Bej! 2026

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
7 dicembre 2026
Dove Castello Sforzesco, Milano

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 01/09/2026.

La festa di Sant'Ambrogio si celebra a Milano il 7 dicembre, giorno in cui nel 374 il santo fu eletto vescovo della città, e con essa si apre la fiera degli Oh Bej! Oh Bej!, che dura fino alla domenica successiva. La data non ricorda una morte ma una scena in chiesa: il biografo Paolino racconta che Ambrogio, preoccupato di sedare il popolo in rivolta per la designazione del nuovo vescovo, si recò in chiesa, dove all'improvviso si sarebbe sentita la voce di un bambino urlare «Ambrogio vescovo!», a cui si unì quella unanime della folla radunata nella chiesa. Lo stesso giorno la Scala apre la stagione e il Comune consegna gli Ambrogini.

Un governatore che non voleva fare il vescovo

Ambrogio, a Milano, ci stava per lavoro e per un altro mestiere: nel 371 Probo tenne il consolato insieme all'imperatore Graziano e approfittò della carica per nominare consularis il suo protetto Ambrogio, cioè governatore della provincia Liguria et Aemilia.

La città era spaccata in due e il vescovo era appena morto: nel 374, alla morte del vescovo ariano Aussenzio di Milano, il delicato equilibrio tra le due fazioni sembrò precipitare, e i milanesi volevano un cattolico come nuovo vescovo.

Lui non ne voleva sapere, e lo scrisse: «Cosa non feci per non essere ordinato! Alla fine, poiché ero costretto, chiesi almeno che l'ordinazione fosse ritardata.» Non gli andò bene: ricevette il battesimo, gli ordini sacri e la consacrazione episcopale in pochi giorni: la data del 7 dicembre è rimasta quella della sua memoria liturgica.

Da vescovo cambiò vita in modo radicale: quando divenne vescovo, nel 374, adottò uno stile di vita ascetico, elargì i suoi beni ai poveri, donando i possedimenti terrieri, eccetto il necessario per la sorella Marcellina. E arrivò a fondere gli arredi della chiesa: Sant'Ambrogio non esitò a spezzare i Vasi Sacri e a usare il ricavo dalla vendita per il riscatto di prigionieri.

Era nato lontano da Milano: conosciuto anche come Ambrogio di Treviri per il luogo di nascita, nacque a Treviri nel 339-340, ultimo di tre figli, e dopo la morte del padre la famiglia si spostò a Roma. Morì il 4 aprile 397.

Il 7 dicembre a Milano

È una festa che ferma la città: Sant'Ambrogio a Milano viene celebrato come festa cittadina con la chiusura di uffici e scuole. In basilica si tiene una messa solenne a cui partecipano autorità religiose e civili, e come da tradizione, ogni anno, l'arcivescovo rivolge un discorso alla città durante la Messa.

Poi ci sono i riti civili, tutti nello stesso giorno: il 7 dicembre c'è la serata inaugurale del Teatro alla Scala e la consegna degli Ambrogini ai cittadini che spiccano per merito, e sempre quel giorno l'imponente albero di Natale della Piazza si illumina, assieme a quello raffinatissimo nell'ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II.

E si mangia quello che Milano ha inventato: è il momento per gustare la prima fetta di panettone, simbolo di Milano, insieme ai biscotti di Sant'Ambrogio, deliziosi frollini al burro.

«Come sono belli, come sono belli»

La fiera che accompagna la festa ha un nome che è un'esclamazione, e viene dalle esclamazioni di stupore e gioia degli abitanti, tra cui la famosa frase «Oh bej! Oh bej!» — come sono belli, come sono belli — nacque la tradizione della fiera degli Oh bej Oh bej.

È vecchissima: gli Oh bej rappresentano una delle più antiche tradizioni milanesi, dato che risalgono al 1510, e si tengono generalmente dal 7 dicembre, giorno del santo patrono di Milano, fino alla domenica successiva.

Ha cambiato posto: davanti alla basilica si è svolta per secoli la fiera degli Oh Bej! Oh Bej!, mercatino tipico del periodo natalizio milanese, mentre oggi il mercatino è allestito all'ombra del Castello Sforzesco, con bancarelle che vendono artigianato, dolci tipici e decorazioni natalizie.

Una basilica costruita per i martiri

La chiesa dove tutto succede è antichissima e non portava questo nome: edificata tra il 379 e il 386 in epoca romana tardoimperiale per volere del vescovo di Milano Ambrogio, aveva come nome originario paleocristiano basilica martyrum, e venne quasi totalmente ricostruita assumendo l'aspetto definitivo tra il 1088 e l'inizio del XII secolo.

Il nome di oggi è arrivato secoli dopo la sua morte: Sant'Ambrogio stesso vi venne sepolto nel 397 e molti anni dopo, tra il IX e l'XI secolo, la basilica cambiò nome assumendo quello attuale.

Ambrogio, in realtà, ne fece costruire quattro, disposte attorno alla città: fece costruire varie basiliche, di cui quattro ai lati della città, quasi a formare un quadrato protettivo, probabilmente pensando alla forma di una croce. Erano una per categoria di santi: una basilica per i profeti, la basilica prophetarum, in seguito ridenominata basilica di San Dionigi; una per gli apostoli, la basilica apostolorum, che poi prese il nome di basilica di San Nazaro in Brolo; una per i martiri, la basilica martyrum, che divenne in seguito la basilica di Sant'Ambrogio; una per le vergini, la basilica virginum, ridenominata poi basilica di San Simpliciano. Il motivo è semplice: non esisteva ancora l'usanza di intitolare le chiese a un solo santo.

I martiri per cui era stata fatta li trovò lui: il ritrovamento dei corpi dei santi martiri Gervasio e Protasio è narrato dallo stesso Ambrogio, che ne attribuisce il merito a un presagio, per il quale egli fece scavare la terra davanti ai cancelli della basilica dei santi Nabore e Felice. E durante il trasporto successe una cosa che il vescovo stesso mise per iscritto: durante la traslazione, si racconta — è lo stesso Ambrogio a riportarlo — che un cieco di nome Severo riacquistò la vista.

Oggi i tre stanno insieme: alla sua morte, per sua stessa volontà, fu sepolto all'interno della basilica che tuttora porta il suo nome, fra le spoglie dei martiri Gervasio e Protasio, e le sue spoglie, rinvenute sotto l'altare nel 1864, furono trasferite in un'urna di argento e cristallo posta nella cripta della basilica.

In quella chiesa si facevano anche i re: in epoca altomedioevale la basilica divenne la sede tradizionale dove avveniva l'incoronazione a re d'Italia degli imperatori del Sacro Romano Impero, e il rito prevedeva che la cerimonia avvenisse il giorno dell'Epifania con la celebre corona ferrea che veniva posta sul capo del re d'Italia. Fra gli incoronati ci sono Corrado di Lorena nel 1093, Ottone IV di Brunswick nel 1209, Enrico VII di Lussemburgo nel 1311 e Carlo IV di Lussemburgo, con testimone Francesco Petrarca, nel 1355. E lì si è fatta la pace: il 4 agosto del 1258 la basilica divenne teatro della pace di Sant'Ambrogio, che pose fine alle lotte intestine del Comune di Milano tra nobili e popolo.

La colonna del diavolo e il serpente di bronzo

Fuori, in piazza, c'è una colonna romana con due buchi e una leggenda: la colonna fu testimone di una lotta tra sant'Ambrogio e il diavolo. Il maligno, cercando di trafiggere il santo con le corna, finì invece per conficcarle nella colonna. Dopo aver tentato a lungo di divincolarsi, il demonio riuscì a liberarsi e, spaventato, fuggì.

Quei fori si possono annusare e ascoltare: la tradizione popolare vuole che i fori odorino di zolfo e che appoggiando l'orecchio alla pietra si possano sentire i suoni dell'inferno. La spiegazione vera è un'altra: in realtà questa colonna veniva usata per l'incoronazione degli imperatori germanici.

Dentro, su una colonna, c'è un serpente di metallo con una storia altrettanto lunga: su una colonna di granito antico-romana all'interno della basilica poggia il Serpente di Mosè, una scultura in bronzo, in passato creduta quella originaria di Mosè, donata dall'imperatore bizantino Basilio II nel 1007.

Come sia arrivato lo racconta un viaggio andato male: intorno all'anno 1000 Arnolfo, arcivescovo di Milano, si recò a Costantinopoli per condurre dall'Imperatore Ottone III la sua promessa sposa bizantina. La missione fallì perché l'imperatore morì prima di vedere la sua sposa. La principessa fu rimpatriata, ma il serpente di bronzo, che era uno dei doni di nozze, rimase a Milano.

E i milanesi gli hanno dato subito un mestiere: i milanesi lo considerarono un oggetto magico con proprietà taumaturgiche capace di guarire le malattie intestinali e i vermi, e al serpente si indirizzano preghiere per scacciare alcuni tipi di malanni. C'è anche una profezia, e la leggenda la racconta così: il giorno del giudizio universale il serpente prenderà vita, scenderà dalla colonna e ritornerà alla Valle di Josafat dove le mani di Mosè lo forgiarono.

Un rito e un canto che sono solo di qui

Milano non prega come il resto d'Italia, e la differenza porta il nome del santo: il rito ambrosiano è la forma liturgica propria della Chiesa di Milano. Non è un semplice dettaglio locale: è una tradizione viva, distinta dal rito romano per calendario, canti, formulari e alcune consuetudini celebrative.

Si vede soprattutto in inverno: la Quaresima non inizia con il Mercoledì delle Ceneri, ma con la domenica successiva, e c'è il Carnevale ambrosiano, che si conclude il sabato grasso una settimana dopo rispetto ad altre città italiane. È tra i pochi riti a essere sopravvissuto al Concilio di Trento.

Anche il canto è suo, e Ambrogio lo introdusse per una ragione pratica: fu in questa occasione, si racconta, che Ambrogio introdusse l'usanza del canto antifonale e della preghiera cantata in forma di inno, con lo scopo di non fare addormentare i fedeli che occupavano la basilica.

Perché in basilica, una volta, i fedeli ci dormivano davvero, per resistere: nella settimana santa dell'anno 386 i fedeli asserragliati in basilica intonarono inni e salmi, dai quali furono sostenuti nella lotta non violenta che stavano conducendo, finché il 2 aprile, giovedì santo, l'autorità imperiale fu costretta a cedere. E questo episodio segnò l'inizio della tradizione innologica occidentale.

Il canto ambrosiano si riconosce da come si divide la gente: è caratterizzato dal canto di inni, cioè di nuove composizioni poetiche in versi, che vengono cantate da tutti i partecipanti al rito, e vengono cantati in cori alternati, normalmente tra donne e uomini, ma in altri casi tra giovani e anziani o anche tra fanciulli e adulti. Che alcuni inni siano proprio suoi lo sappiamo da un testimone d'eccezione: la certezza viene dal fatto che a menzionarli è sant'Agostino, che fu discepolo di Sant'Ambrogio.

Le api, il morso del cavallo, la battaglia

Di lui si raccontano tre cose che stanno fra la leggenda e l'araldica. La prima riguarda la sua culla: mentre Ambrogio infante dormiva nella sua culla, posta temporaneamente nell'atrio del Pretorio, uno sciame di api si posò improvvisamente sulla sua bocca, dalla quale e nella quale esse entravano e uscivano liberamente.

La seconda riguarda un attrezzo da stalla e la corona d'Italia: Ambrogio, camminando per Milano, avrebbe trovato un fabbro che non riusciva a piegare il morso di un cavallo: in quel morso Ambrogio riconobbe uno dei chiodi con cui venne crocifisso Cristo. Da lì viene il nome della corona: è stato proprio Sant'Ambrogio ad avviare la credenza religiosa secondo la quale il cerchio metallico, da cui il termine «ferrea», si identifica con uno dei chiodi per la crocifissione di Cristo.

La terza è una comparsa in battaglia, a mille anni dalla morte: a Parabiago, Ambrogio sarebbe apparso il 21 febbraio 1339, durante la celebre battaglia: a dorso di un cavallo e sguainando una spada, mise paura alla Compagnia di San Giorgio capitanata da Lodrisio Visconti, permettendo alle truppe milanesi del fratello Luchino e del nipote Azzone di vincere.

Il suo nome, in città, si dice in un altro modo: in dialetto milanese Ambrogio viene chiamato sant Ambroeus o sant Ambrös. E il suo aggettivo è diventato quello di Milano intera: nell'anno 881 papa Giovanni VIII definì per la prima volta la diocesi «ambrosiana», termine che è rimasto ancora oggi per identificare non solo la Chiesa di Milano, ma talvolta anche la stessa città.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Milano per la festa non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Milano Cadorna è a 1,7 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di San Siro: da lì bastano 10 minuti di guida (7,0 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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