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Folklore e Rievocazioni

2150 anni lungo la via Popilia a Cosenza 2027 - Il Lapis Pollae e la cerimonia del Fuoco brettio

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
Giugno
Dove Cosenza (CS), Calabria, Cosenza

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 03/09/2026.

«2150 anni lungo la via Popilia» è una rievocazione storica che si tiene a Cosenza, nel Chiostro di San Domenico, per due o tre giorni a giugno, spesso in coincidenza con le giornate europee dell'archeologia. Il Chiostro si trasforma, grazie ad apposite scenografie, in un villaggio brettio e in un accampamento romano, con archeologia sperimentale, la cerimonia del Fuoco brettio, spettacoli di danza dell'antica Roma e combattimenti tra guerrieri brettii ed esercito romano. L'iniziativa è promossa dall'Associazione «La via Popilia», con il patrocinio del Comune di Cosenza.

Una strada contata in miglia

C'è una lastra di marmo, trovata a San Pietro di Polla in provincia di Salerno, su cui un magistrato romano si vantò per iscritto di ciò che aveva fatto. È il Lapis Pollae, «la più importante testimonianza scritta sulla Via Popilia», e comincia così: «Feci la via da Reggio a Capua e in quella via posi tutti i ponti, i milliari e i tabellarii».

Sulla pietra le distanze sono elencate una per una, come su un cartello stradale: «da questo punto a Nocera 51 miglia, a Capua 84, a Morano 74, a Cosenza 123, a Vibo Valentia 180, allo Stretto presso la Statua 231, a Reggio 237. Da Capua a Reggio in totale 321 miglia».

L'iscrizione, però, non parla solo di ponti. Prosegue con due vanti di natura molto diversa: «e io stesso, pretore in Sicilia, catturai e riconsegnai gli schiavi fuggitivi degli Italici, per un totale di 917 uomini, e parimenti per primo feci in modo che sull'agro pubblico i pastori cedessero agli agricoltori». E conclude: «in questo luogo eressi un foro e un tempio pubblici».

Della strada parlano anche altri documenti antichi: «gli Itinerari Antonini Augusti, la Tabula Peutingeriana, la Cosmografia dell'Anonimo Ravennate, i Geografica di Guido».

Chi l'ha costruita, non è chiaro

Il nome della via è oggetto di una disputa fra gli studiosi. Da un lato «gli studiosi ipotizzano che a dare il nome alla strada sia stato Publio Popilio Lenate, console del 132 a.C., che avrebbe fondato il Forum Popilii segnato sulla Tabula Peutingeriana».

Dall'altro c'è una pietra che dice un altro nome: «il miliario di Sant'Onofrio, rinvenuto nel 1952 in Contrada Vaccarizzu», porta un'iscrizione che si traduce «260 miglia di distanza da Capua — Annio, figlio di Tito, pretore». E «ciò fa pensare che fosse stato Annio a costruire e dare il nome alla strada».

Un'ipotesi mette d'accordo le due pietre: una delle ipotesi propende per identificare in Publio Popilio Lenate colui che iniziò i lavori e in Annio, figlio di Tito, colui che li completò.

La strada fu costruita «intorno al 130 a.C., collegando Capua a Reggio Calabria» — il nome antico è ab Regio ad Capuam — e lungo il percorso «vennero posizionate delle iscrizioni elogium che riportavano le distanze dai siti più importanti attraversati».

Il popolo che i romani trovarono per strada

«In ogni edizione dell'iniziativa è tenuto in debita considerazione l'antico Popolo Brettio, che abitò i territori dell'attuale Calabria e che i romani dovettero fronteggiare varie volte, anche durante la costruzione della via.»

La loro storia comincia con una ribellione: inizia intorno al IV secolo a.C., quando si rivoltò contro i lucani e si stanziò nel nord dell'attuale Calabria, dando vita a varie tribù. «Resistettero varie volte all'espansione romana in Italia meridionale, fino ad allearsi con i Cartaginesi durante la seconda guerra punica, ma non ebbero la capacità di opporsi alla conquista definitiva del Bruzio da parte di Roma».

Una traccia però è rimasta nella lingua: ancora oggi viene usato il termine bruzio per indicare sia i calabresi sia il loro territorio, e in particolare Cosenza, «che del Popolo Brettio è stata la capitale». La città «fu fondata nel IV secolo a.C. dal popolo bruzio con il nome di Consentia», e in epoca romana «era un'importante stazione lungo la Via Popilia».

Quel che sappiamo di loro viene dalla terra: «la maggior parte di ciò che oggi gli studi ci consentono di conoscere deriva dai reperti archeologici», conservati sia nei Musei della Calabria sia in quelli di altre regioni o stati, per esempio nel British Museum di Londra.

Un chiostro che diventa villaggio

Per due o tre giorni, spesso in coincidenza con «le giornate europee dell'archeologia» di metà giugno, il Chiostro di San Domenico cambia funzione: si trasforma, grazie ad apposite scenografie, in un villaggio brettio e in un accampamento romano.

Il programma mette insieme ricostruzione e studio: «l'archeologia sperimentale, la cerimonia del Fuoco brettio, gli spettacoli di danza dell'antica Roma, i combattimenti tra guerrieri brettii ed esercito romano». Si mangia in tema — sono previste «degustazioni di archeocucina» — e si visita: visite guidate animate al Museo dei Brettii e degli Enotri e al Museo Consentia Itinera, più una mostra di pannelli sui Brettii e sui Romani.

A metterlo in piedi sono l'Associazione «La Via Popilia», che organizza, e l'associazione «I Brettii», che promuove, con il patrocinio del Comune. Gli spettacoli sono affidati a gruppi che arrivano da lontano: oltre ai due calabresi e alla Legio X Fretensis, la siciliana «Antico Mondo» e la veneta «De Bello Italico».

Una festa che cambia argomento ogni anno

L'iniziativa non è una ricorrenza fissa ma un contenitore: i temi scelti riguardano, di volta in volta, avvenimenti svoltisi lungo la strada consolare romana e personaggi storici che hanno avuto un legame importante con essa.

Le attività di «recupero e promozione dell'antica strada consolare via Popilia-Annia» puntano alla «valorizzazione dei patrimoni di Calabria». E la ricostruzione, precisano gli organizzatori, si fa «sulla base delle pubblicazioni e degli scritti di accademici, studiosi e cultori».

Come arrivare alla festa

Partecipare alla festa a Cosenza è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Cosenza Centro a un passo dal centro, 500 metri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Piano Monello, e da lì restano 7,1 chilometri e 8 minuti.

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