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Folklore e Rievocazioni

Corteo Storico di Teodolinda a Monza 2027 - Gli abiti copiati dagli affreschi degli Zavattari

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
Giugno
Dove Monza (MB), Lombardia, Monza

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 03/09/2026.

Il Corteo Storico di Teodolinda sfila per le vie del centro di Monza in giugno, in occasione della festa di San Giovanni. Nel Duomo c'è una cappella affrescata dagli Zavattari con le storie della regina Teodolinda, e gli abiti che ogni anno sfilano non sono costumi d'ispirazione medievale: sono riproduzioni fedeli di quelli dipinti là dentro, indossati dai personaggi della corte. Riconosciuti fra gli abiti storici più belli prodotti in Italia, fin dalla prima edizione sono ciò che ha reso celebre la Rievocazione Storica Monzese.

Cento vestiti, e un guardaroba fatto in casa

Dietro quei costumi ci sono decine di costumisti e artigiani, e un anno intero di lavoro. La Ghiringhella di Villasanta ha confezionato negli anni un guardaroba di oltre cento completi per dame, notabili, re e regine — tutti abiti di coppia, per dare alle persone la possibilità di sfilare insieme al proprio partner. Accanto ci sono i vestiti dei popolani, dei contadini e degli artigiani, grandi e piccoli, e un abito di una giovane Teodolinda.

Nei giorni che precedono il corteo gli abiti vengono esposti nelle vetrine dei negozi del centro storico: l'abito rosso di Teodolinda, realizzato dal Gruppo amici del presepe di Lissone secondo l'originale degli affreschi; l'abito color oro di Teodolinda adulta; e quello azzurro della regina adolescente.

Il Tesoro rifatto in cartapesta

C'è poi la parte che dà al corteo la sua «efficacia simbolica»: la riproduzione fedele del Tesoro di Teodolinda, ricostruita da due artigiani, Giusy Sorte e Angelo Sala, con metallo e cartapesta. L'elenco dei pezzi è quello vero: la Corona di Teodolinda, la Corona Ferrea, la Croce di Agilulfo, la borsa di San Giovanni, il calice, i due evangelari, il pettine di Teodolinda, il flabello — cioè il portaventaglio — e la Chioccia con i sette pulcini, che rappresenta Teodolinda con i sette duchi longobardi.

Come si fa un oggetto così lo raccontano gli artigiani stessi a proposito della borsa delle reliquie di San Giovanni: Angelo Sala, che lavora il rame da autodidatta, ne ha realizzato la struttura portante; poi, con passamaneria, amido di mais — che dà la tipica brillantezza metallica — e Swarovski, è stata fatta la copertura, «in tutto simile all'originale, custodito in Duomo».

Da piazza Cambiaghi al sagrato

Il corteo parte dal margine del centro — piazza Cambiaghi in alcune edizioni, largo Mazzini o la torre viscontea in altre — e attraversa le vie Azzone, Visconti, Italia, Vittorio Emanuele e Lambro, per concludersi in piazza Duomo, davanti al palco allestito sul sagrato.

Ad aprirlo sono gli Sbandieratori della Torre di Primaluna, e il passaggio è accompagnato dal suono di chiarine medievali e tamburi. Quello che sfila è il ritratto di una città: i borghigiani di Modoetia — l'antica Monza — con i nobili e i notabili elegantemente abbigliati, i religiosi del Capitolo di San Giovanni, i contadini e gli artigiani con i loro strumenti da lavoro. In mezzo camminano San Gerardo con i conversi e, immancabile, la regina Teodolinda con Agilulfo, i membri della corte e il Tesoro al seguito: è il «personaggio chiave senza il quale non esisterebbe la città di Monza».

Il tema cambia ogni anno, e con esso l'episodio che si rievoca: il primo Giubileo e la nascita del Duomo, l'acclamazione di un signore di Modoetia, un matrimonio fra casate. Ciò che non cambia è la struttura della giornata.

Il pomeriggio sotto i portici

Prima del corteo, piazza Roma e le vie del centro si trasformano in un villaggio medievale. Sotto i portici dell'Arengario si allestisce il mercato, e lì si scoprono i mestieri di allora: la lavorazione del pizzo, le lavandaie, gli affreschisti, i telai di legno per la tessitura. C'è anche una vetrina inattesa, quella degli strumenti chirurgici medievali usati dai cerusici — bisturi che, come nota chi li espone, erano «già molto sofisticati».

I gruppi che animano il pomeriggio sono specialisti, e lo spiegano loro stessi. La Compagnia d'Arme Fenice Viscontea di Somma Lombardo mette in scena duelli in armatura, ma non fa solo battaglie: realizza con le proprie mani abiti e strumenti d'epoca e studia scherma storica. Il Gruppo Sant'Agata di Sovico allestisce una postazione dove donne e bambine tessono la lana al telaio: «siamo tessitrici popolane dell'epoca», dicono, «allora tutto era lavoro manuale e anche le bambine contribuivano: tosavano le pecore e cardavano la lana». I Falconieri di Sua Maestà, da Gessate, portano gufi e poiane, e ricordano che «la falconeria ha vissuto la sua epoca d'oro nel Medioevo e nel Rinascimento».

Alla musica pensano i Daridel, gruppo veneto specializzato in musica folk e nelle tradizioni dell'Europa antica, mentre trampolieri e acrobati si muovono fra la gente.

La colomba sul pallone aerostato

La sera lo spettacolo si sposta in piazza Duomo, sotto le guglie, e mette insieme musica, teatro e danza: vi hanno preso parte l'arpista Vincenzo Zitello e il violinista Fulvio Renzi, l'Accademia Arte & Spettacolo di Lesmo, la soprano Elena D'Angelo. La narrazione scenica si ispira alla cronaca di Bonincontro Morigia, il monzese padre della storiografia cittadina.

Poi arriva il finale, che è sempre lo stesso e che a Monza aspettano tutti: il volo della colomba teodolindea sul pallone aerostato, curato dalla Compagnia Internazionale dei Folli, fra giochi pirotecnici e danze in verticale. «Il mio sogno è che la nostra colomba teodolindea possa volare ancora per moltissimi anni», dice chi la manifestazione l'ha inventata.

Cominciò con un gruppo di amici del presepe

L'origine è degli anni Ottanta, e la prima adesione arrivò da dove non ci si aspetterebbe: il primo gruppo che rispose alla proposta di Ghi Meregalli di avviare una rievocazione storica per Monza fu il Gap di Lissone — il Gruppo amici del presepe — nel 1989; il secondo, nel 1991, fu La Ghiringhella di Villasanta, cioè le sarte.

Da lì il passo alla rievocazione fu breve, e oggi la macchina conta 350 figuranti, che arrivano da oltre venti associazioni culturali della Brianza e della Lombardia, e circa 1000 persone coinvolte fra volontari, figuranti e artigiani. Da una parte le sarte, dall'altra gli affreschi del Duomo: in mezzo, una città che una volta l'anno si rimette addosso i propri vestiti.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Corteo Storico di Teodolinda a Monza è facilissimo. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Monza è a 1,6 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Monza: da lì bastano 3 minuti di guida (2,8 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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