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Incendio dell'Isola Comacina a Tremezzina 2027 - I lumini nei gusci di lumaca che danno il nome alla sagra

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
24 giugno 2027
Dove Isola Comacina - Tremezzina (CO), Lombardia, Tremezzina

Ricorrenza a data fissa.

L'Incendio dell'Isola Comacina è il momento centrale della Sagra di San Giovanni, che si tiene nel fine settimana più vicino al 24 giugno sull'Isola Comacina e a Ossuccio, nel comune di Tremezzina, in provincia di Como, in Lombardia. L'isola si accende di un rosso intenso con cinquecento fiaccole, in ricordo della distruzione subita nel 1169 per mano dei Comaschi alleati di Federico Barbarossa, mentre il lago si illumina di migliaia di lumaghitt, lumini a olio posti nei gusci delle lumache lacustri. Organizzano il Comune di Tremezzina e l'Associazione Turistica Tremezzina.

Lampade fatte con le lumache

In passato si utilizzavano lumini a olio posti nei gusci delle lumache lacustri, denominati lumaghitt, cucinate per l'occasione in umido con polenta e da cui prende il nome la sagra, oggi anche con ceri collocati nelle barche, sui balconi delle case e nelle contrade.

Il lago viene illuminato a giorno con migliaia di lumaghitt, lumini galleggianti abbandonati sulle acque, come a ricordare le anime derelitte che navigarono da una sponda all'altra, scappando dalle proprie case in fiamme.

Cinquecento fiaccole rosse per rifare un incendio

L'isola si accende di un rosso intenso, in ricordo della distruzione subita nel 1169, e l'incendio è riprodotto grazie a 500 fiaccole rosse.

L'effetto scenico creato — perfezionato nel corso degli anni — dà agli spettatori presenti la sensazione visiva di assistere ad un incendio vero e proprio dell'Isola Comacina. In realtà sono le luci rosse, piazzate ovunque, a creare suggestione.

Si simula l'incendio dell'isola con fari e fuochi, con una voce narrante dello spirito dell'isola che ricorda le vicende del 1169, prima della seconda parte, dedicata allo spettacolo piromusicale.

I fuochi sono lanciati da zattere piro-galleggianti attorno all'Isola Comacina, e davanti all'isola si forma una platea di barche: lo specchio antistante l'isola è colmo di imbarcazioni storiche della navigazione del lago di Como e di numerosi natanti privati che hanno raggiunto lo spettacolo su barche a remi e a motore.

La guerra dei dieci anni

Durante la guerra dei 10 anni, scoppiata nel 1118 a causa della rivalità tra Como e Milano per il controllo delle principali vie di comunicazione e dei passi alpini, l'Isola Comacina e molti comuni del Lario si schierarono a favore del capoluogo lombardo.

Nonostante due brucianti sconfitte subite dal ducato milanese, Como venne conquistata nel 1127. La sconfitta indusse i comaschi ad allearsi con Federico Barbarossa, durante la spedizione antimilanese in Italia.

Quando Milano venne sconfitta dall'Imperatore Federico I, detto il Barbarossa, i Comaschi — desiderosi di vendetta — ottennero dall'Imperatore la distruzione totale dell'isola, avvenuta nel 1169. La data è quella della festa stessa: la devastazione avvenne il 24 giugno del 1169 a opera di Barbarossa che, con l'aiuto di Como, diede fuoco all'unica isola del Lario distruggendo ogni edificio presente.

L'Isola non venne più ripopolata e i pochi superstiti si trasferirono a Varenna, da allora «Insula Nova». Anche la chiesa di Sant'Eufemia, distrutta nell'incendio, fu ricostruita a Varenna – Insula Nova, dove gli abitanti di Isola Comacina trovarono riparo.

Una maledizione che assomiglia a un divieto

La tradizione popolare vuole che legata all'isola vi sia una maledizione secondo la quale chiunque decida di abitarla è destinato a morte immediata.

Questa leggenda, tramandata nei secoli, è probabilmente legata al verosimile divieto di rioccupare l'isola imposto dal Barbarossa e dai Comaschi per paura che potesse essere ricostituita la potenza politico-religiosa che avevano appena debellato.

Il pellegrino che indicò dove scavare

Si narra che nel 1435, San Giovanni, in veste di pellegrino, apparve a un contadino, che non aveva di che offrirgli da mangiare a causa di una forte tempesta estiva che aveva danneggiato tutto il raccolto. Il pellegrino, allora, indicò un luogo da scavare nell'isola con i resti della chiesa di Sant'Eufemia, dove, anticamente, erano custodite le reliquie di San Giovanni, suggerendo a tutta la comunità di celebrare una processione per riportare le reliquie sull'Isola, facendola culminare con una messa solenne.

La leggenda narra che nel 1435, a tre secoli di distanza dall'orrenda strage, San Giovanni Battista in veste di pellegrino comparve a un isolano invitandolo a scavare sotto un noce. Così facendo i ruderi dell'antica basilica riemersero insieme alla memoria storica degli isolani, che gioiosamente ricostruirono la loro chiesa e da allora decisero di organizzare una grande festa nel giorno di San Giovanni Battista.

La festa è collegata al culto di San Giovanni per scongiurare i temporali estivi, che compromettevano i raccolti dei contadini.

Quanto all'età della manifestazione, un documento del Vicario Generale della diocesi di Como fa risalire la Sagra agli anni 1000-1400, mentre l'attuale chiesa di San Giovanni fu costruita nel XVI secolo sulle rovine di edifici precedenti, come documentato da un atto del 1683 — lo stesso documento da cui si fa risalire l'origine della Sagra di San Giovanni Battista. La festa si ripete ogni anno da circa sei secoli.

Le lucie, e i Promessi Sposi

Parte una processione con le reliquie di San Giovanni dalla ricostruzione su terraferma della chiesa di Sant'Eufemia, per poi imbarcarsi alla volta dell'isola con un insieme di battelli e imbarcazioni tradizionali comasche, utilizzate normalmente per trasportare merci e animali, i cosiddetti comballi, seguiti da una processione delle tradizionali barche a remi con copertura in archi dette lucie.

Insieme alla processione si hanno figuranti in costume ottocentesco che richiamano i personaggi dei Promessi Sposi, in quanto le lucie risalgono, appunto, all'epoca di Manzoni.

Durante il pellegrinaggio si sale fino in cima alla chiesa barocca di San Giovanni e sui resti di Sant'Eufemia si celebra la messa, nell'area archeologica della basilica.

La domenica i figuranti del Palio del Baradello rievocano la battaglia con il Barbarossa, mentre i momenti salienti vengono illustrati da una voce narrante. E nel pomeriggio si corre sull'acqua, con la regata delle Lucie, le storiche barche del Lario.

La sagra si tiene nel fine settimana più vicino al 24 giugno, festa di San Giovanni Battista, sull'Isola Comacina e a Ossuccio, sulla sponda occidentale del lago, nel tratto che qui chiamano la «Zoca de l'Oli». Organizzano il Comune di Tremezzina e l'Associazione Turistica Tremezzina, e il programma unisce spettacolo pirotecnico, rievocazione storica, processione religiosa e serate gastronomiche.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Tremezzina per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Chiasso, a 26 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Ponte Chiasso - Maslianico, e il tragitto è di 22 chilometri per 26 minuti di guida.

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