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Folklore e Rievocazioni

Falò di Carnevale a Pescarolo ed Uniti e la quercia issata nella piazza 2027

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
17 febbraio 2026
Dove piazza, Pescarolo Ed Uniti

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: mondopadano.it, letta il 02/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

Il Falò di Carnevale si accende a Pescarolo ed Uniti, in provincia di Cremona, in Lombardia, nella serata del martedì grasso, l'ultimo giorno di carnevale. Nella piazza centrale del paese, lateralmente alla Cattedrale, arde una quercia intera, sradicata fuori dal paese il giorno prima, issata al centro della piazza e circondata da decine di cataste di legno: in Europa è probabilmente il falò ad albero integro di maggiori dimensioni. Fulcro della serata sono i tre giri attorno al fuoco, accompagnati dai canti intonati dal gruppo degli «Amici del Falò», che allestisce e gestisce la manifestazione.

La quercia issata nella piazza

Nella piazza centrale del paese, lateralmente alla Cattedrale, arde ogni anno il grande falò, e prima che si accenda per le strade sfilano i tradizionali carri allegorici carnascialeschi. In Europa è probabilmente il falò ad albero integro di maggiori dimensioni, più grande anche di quello che si tiene ogni anno a Castelleone, in provincia di Cremona, che però è costituito da un imponente cumulo di fascine e ramaglie.

Il momento è scelto con precisione. L'inverno è quasi al termine, la campagna è prossima al risveglio primaverile, il carnevale sta ormai per concludersi: si esce dal periodo dedicato all'allegria e al divertimento per entrare, l'indomani, nella Quaresima, tempo di austerità. Il secolare rito del martedì grasso è molto sentito dagli abitanti di Pescarolo ed Uniti.

I quattro capitoli del falò

La tradizione vuole che l'evento si sviluppi in quattro giorni consecutivi, i quattro che precedono l'inizio della Quaresima e culminano nell'ultimo giorno di carnevale. Ogni giornata ha il suo capitolo. Il primo, di sabato, è l'accensione del Trattore. Il secondo, la domenica, è l'abbattimento dell'albero sacrificale. Il terzo, il lunedì, è il corteo per le strade del paese e la collocazione della quercia nella piazza centrale di Pescarolo: al mattino si sradica una quercia fuori dal paese e la si trasporta fino al centro della piazza, dove viene issata e circondata da decine di cataste di legno. Il quarto, nella serata del martedì, è l'accensione del falò.

Giri attorno al fuoco e canti

L'allestimento e la gestione della manifestazione sono curati da un gruppo di volontari, gli «Amici del Falò», a cui aderiscono numerosi abitanti di ogni età, uniti da un progetto comune: lo storico falò annuale. Le giornate sono fatte di momenti di duro lavoro, immersi nel freddo clima invernale, ai quali si alternano pause di meritato ristoro, attività goliardica di socializzazione e corali canti tradizionali.

Quando il fuoco è alto arriva il gesto che tiene insieme tutto. Fulcro della serata sono i tre giri attorno al fuoco, parte integrante della tradizione, accompagnati dai canti intonati dal gruppo degli Amici del Falò.

Il fuoco dei celti e dei campi

L'origine di questa celebrazione quasi rituale è davvero antica, forse una delle più antiche sopravvissute nel territorio: un rito che fa risalire le sue origini al popolo celtico. Il fuoco permanente aveva un'utilità pratica antichissima, sostituire il sole e tenere lontani gli animali feroci durante la notte. È sempre e comunque associato alla purificazione, alla consacrazione e quindi all'allontanamento degli influssi malefici dal luogo in cui si vive, e in questo fonde tradizioni pagane e cristiane: con il fuoco l'uomo esprimeva il bisogno di dominare le forze della natura, di esorcizzare l'ignoto e la malasorte, e insieme di interrompere il freddo della notte invernale.

Diveniva anche un rituale di fertilità, in un mondo dove i figli maschi, al di là della componente affettiva, rappresentavano una forza-lavoro da impiegare nei campi, mentre le figlie femmine accudivano i fratelli più piccoli e si dedicavano alle attività domestiche. Nelle campagne, in particolare, i contadini accendevano i falò in determinati periodi dell'anno per propiziare un'annata di buoni raccolti: si raccoglievano sterpaglie e rami secchi, se ne faceva un rogo, e poi se ne spargevano le ceneri sui campi. Talvolta era di buon auspicio raccogliere la cenere rimasta e spargerla sui capelli o sul corpo, come protezione contro la malasorte. Il rito fu legato soprattutto alla celebrazione di feste religiose come Sant'Antonio Abate, San Giovanni, San Lorenzo e altri santi protettori.

Peste del '600 e ceneri sui campi

C'è però un ricordo più preciso, e più duro, dietro il falò di Pescarolo: la peste che colpì il paese e l'Italia del Seicento. Uno dei principali rimedi al diffondersi della malattia era bruciare tutto quello che poteva risultare infetto, e in quegli anni il fuoco purificatore bruciò ogni cosa che fosse sospettata di essere veicolo di pestilenza. La popolazione decimata, rimasta isolata nelle campagne, vide i falò come un'occasione per ritrovarsi tra sopravvissuti e provare momenti di ludica speranza.

Da lì nacque la tradizione dei falò, e nel paese di Pescarolo è sopravvissuta sino a oggi: il Grande Falò rappresenta ogni anno l'ultimo atto di una lunga serie di avvenimenti.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa a Pescarolo ed Uniti richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Gazzo-Pieve San Giacomo, a 7,4 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Cremona, e il tragitto è di 13 chilometri per 13 minuti di guida.

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