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Dai Longobardi ai Normanni, storia di una Cattedrale ad Acerenza 2027 - La sfida delle quattro porte e il Follaro al posto dell'euro
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
Ad Acerenza, per due giorni d'agosto, gli euro non servono: ai mercatini si compra in Follaro, la moneta adoperata al tempo dei Normanni, e il cambio si fa all'ingresso. È il dettaglio che dice meglio di ogni altro come funziona la rievocazione «Dai Longobardi ai Normanni»: non uno spettacolo da guardare, ma un paese che per due giorni prova a rimettersi nell'anno 1080.
Che cosa si rievoca
Il fatto storico è un passaggio di potere. Nel V secolo Acerenza fu occupata dai Longobardi, che ne rafforzarono la struttura difensiva costruendo un castello; dopo l'anno Mille, con l'arrivo dei Normanni nel Sud Italia, i Longobardi furono progressivamente sconfitti e sostituiti al potere. Fra i protagonisti di quella nuova stagione c'è Roberto il Guiscardo, che conquistò Acerenza nel 1061 e contribuì in modo decisivo al completamento della Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio, finanziandone i lavori insieme all'arcivescovo.
Il momento che il corteo mette in scena è l'incontro fra il duca normanno e l'arcivescovo della città, avvenuto intorno all'anno 1080: un accordo di pace arrivato dopo anni di tensioni e battaglie per il controllo del territorio, che sancì la nascita della Cattedrale. L'arcivescovo è Arnaldo, abate cluniacense salito alla cattedra nel 1067, che nel 1080 consacrò la nuova cattedrale — e ad Acerenza c'è un largo Arnaldo, dove il corteo si conclude. Accanto al Guiscardo compare la moglie, Sikelgaita, «dama dal carattere risoluto», di stirpe longobarda: è la sua presenza a rendere l'incontro il punto esatto in cui le due dominazioni si toccano.
Una cronaca locale riassume così quello che si vede sfilare: una storia che «sovrappone e confonde sacro e profano, altare e corte, spada e pastorale», un'alleanza che poco più tardi porterà diritto all'esperienza delle crociate.
Due giorni, e prima la gara fra le porte
La rievocazione si tiene l'11 e il 12 agosto. Il corteo vero e proprio è il 12, ma la manifestazione si apre la sera prima con un prologo che è tutto degli acheruntini: una competizione basata su giochi dell'epoca fra le squadre delle quattro antiche porte che permettevano di entrare nel centro storico — Porta Maggiore, Porta Venosina, Porta Vetrana e Porta San Canio. Le squadre, in alcune edizioni, arrivano non solo da Acerenza ma anche dalle cittadine limitrofe, e la gara serve a rievocare «lo spirito di competizione e appartenenza che animava la comunità».
Il giorno dopo il centro storico si trasforma in un grande teatro a cielo aperto. Il corteo parte dal museo diocesano, attraversa le strade principali e termina in largo Arnaldo, all'ombra della cattedrale, dove la piazza diventa la scenografia della rappresentazione teatrale. Per un giorno, raccontano, la porta di San Canio torna a essere il varco principale della cittadina.
Duecento figuranti e una drammaturgia per ogni piazza
I figuranti in costume sono circa duecento, con abiti dai colori sgargianti. Non è una sfilata generica: ogni piazza del centro storico è animata e ha una precisa funzione nella drammaturgia del corteo, con tamburini, musici, mangiafuoco, falconieri, commedianti e sbandieratori distribuiti secondo il racconto.
Nel corteo compaiono anche le streghe, simbolo del popolo stanco dei soprusi, e i soldati normanni, insieme a saltimbanchi, giocolieri e danzatori. In alcune edizioni si sono esibiti gli arcieri di Torre Maggiore e i falconieri di Melfi, e la serata si è chiusa con un concerto di musica medievale organizzato dalla corale polifonica del paese. Fra le novità introdotte nel tempo ci sono combattimenti di scherma medievale e teatro itinerante.
Senza patate e senza pomodori
Lungo il percorso si visita il mercato medievale, ci si può far immortalare con gli abiti dell'epoca e si mangia. Anche qui la cura del dettaglio è dichiarata: la gastronomia è tipicamente medievale, con patate e pomodori rigorosamente banditi, che «arriveranno molti secoli dopo». È lo stesso principio del Follaro: quello che nell'anno 1080 non c'era, nel borgo per due giorni non entra.
La manifestazione è una delle più longeve rievocazioni storiche della Basilicata ed è considerata uno degli appuntamenti più attesi della zona del Vulture-Alto Bradano; a organizzarla è l'Associazione Culturale Acheruntia, con il patrocinio del Comune di Acerenza.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa ad Acerenza richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Acerenza, a 5,5 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Acerenza, e il tragitto è di 2,0 chilometri per 2 minuti di guida.
Altre feste in zona
Nei paesi della provincia di Potenza, altre tradizioni.
- La battaglia di Lauria del 1806 — agosto
- La cavalcata dei Normanni e Venuta di Papa Urbano II a Banzi — agosto
- Alla Corte del Duca Vitale a Trecchina — agosto