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La Dea ed il Serpente Sacro a Lanuvio 2026 - Il serpente di pietra lungo cinque metri mosso con una corda
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 30/08/2026.
La Dea ed il Serpente Sacro si tiene a settembre a Lanuvio, in provincia di Roma, fra i ruderi del tempio di Giunone Sospita, nel Portico degli Antonini presso Villa Sforza. La rievocazione teatralizzata rimette in scena l'antico rito propiziatorio descritto da Properzio ed Eliano: le fanciulle vergini bendate che portavano una focaccia di farro, la maza, al serpente sacro custodito in una grotta. L'ingresso è libero e lo spettacolo, fra luci, musiche e danze antiche, va dal pomeriggio alla sera.
L'effetto speciale dentro la grotta
Gli scavi hanno restituito i pezzi di un serpente di pietra: sono le parti del serpente lungo cinque metri che i sacerdoti, attorcigliando una corda agli incassi spiraliformi dei rocchi, riuscivano a far muovere sinuosamente, cioè un «effetto speciale» che alimentava la devozione delle vergini.
I pezzi sono venuti fuori da uno scavo recente: nel 2012 in località Pantanacci a Lanuvio venne scoperta una zona votiva ricchissima di reperti archeologici, e fra questi alcuni blocchi di peperino con sopra incise delle squame. Con molta probabilità questi blocchi dovevano appartenere proprio a una grande statua raffigurante un serpente.
Un'altra conferma che proprio la caverna di Pantanacci potesse essere la Grotta del Serpente è venuta da una moneta recante su un lato la testa di Giunone, dall'altra il gigantesco rettile — nella cultura antica affiancato a Esculapio, il semidio cultore della scienza medica.
Fanciulle bendate, e una focaccia chiamata maza
Le testimonianze di autori antichi, tra cui Properzio ed Eliano, attestano che a Lanuvio si tenevano annualmente delle cerimonie in onore del serpente sacro a Giunone Sospita, e consistevano in processioni di fanciulle vergini bendate che offrivano al serpente, all'interno di una grotta ubicata nel lucus sacro alla dea, focacce di farro.
Il dettaglio della benda è preciso: le fanciulle venivano mandate in un fitto bosco bendate con una striscia di cuoio, verso l'antro di un serpente affamato, a cui veniva offerta una focaccia.
Quella focaccia ha un nome: la denominazione è «maza», ed è la focaccia di farro, orzo, ceci e fave che Lanuvio celebra ancora oggi. Il termine viene dal greco ed era utilizzato per descrivere vari tipi di focaccia; poteva essere un alimento d'accompagno di altro cibo, o anche una focaccia da consumare da sola.
Le fanciulle impastavano la farina di farro con l'acqua, sulla pietra cuocevano le focacce, poi in corteo, velate e bendate, le recavano alla Grotta del Serpente. Quella consuetudine nascondeva un arcaico rito di passaggio all'età adulta, connesso all'attività della panificazione che nelle società antiche era di competenza della donna.
E quella ricetta non si è persa: a Lanuvio ancora oggi è tradizione culinaria impastare la focaccia con il farro. Si chiama maza e si cuoce rigorosamente a legna. Oggi è una focaccia salata, senza lievito, che ben si abbina con olive condite, legumi e carni arrostite, con un'altra variante che prevede che sia dolce e venga usata nei banchetti.
Che cosa succedeva se il serpente rifiutava
L'esito del rito era una previsione agricola: se il serpente accettava il dono, si prospettavano raccolti fruttuosi.
Properzio narra che se lo rifiutava, una fanciulla impura, cioè colei che aveva perduto la verginità, veniva sacrificata per scongiurare la carestia, e l'anno sarebbe stato funestato da raccolti magri.
La tradizione, in ogni caso, legava insieme due cose: il rito collegava il culto di Giunone Sospita alla fertilità dei campi e alla prosperità della comunità, e il serpente era associato a poteri benefici e rigenerativi.
Una dea con la pelle di capra
La divinità a cui tutto questo era dedicato ha un nome che è già un augurio: Giunone Sospita, in latino Iuno Sospita, ossia «propizia».
L'immagine con cui la si riconosce è insolita: nella statuaria e nelle coniazioni monetarie viene solitamente rappresentata con una pelle di capra sul capo, una lancia in mano e accompagnata da una serpe, e proprio da quella pelle veniva il suo appellativo locale, Giunone Sospita Lanuvina, così chiamata per la pelle di capra con la quale era rivestita la sua statua.
Il suo giorno era d'inverno: il 1º febbraio era considerato il suo dies natalis, mentre il rito del serpente, come narra Properzio, si svolgeva ogni primavera.
Il santuario era il più importante del Lazio antico, e due episodi lo dimostrano. Il primo è politico: Tito Livio racconta che nel 338 a.C., quando Roma sottomise le città del Lazio, Lanuvio non venne distrutta proprio grazie al prestigio e alla ricchezza del santuario, e i romani accettarono l'alleanza con i cittadini di Lanuvio solo se questi in cambio avessero condiviso con loro il celebre luogo sacro.
Il secondo è un presagio: sempre Tito Livio, scrivendo di una terribile epidemia verificatasi nell'anno 189 a.C. e dei presagi funesti a essa collegati, riporta che i pontefici annunziarono che le lance si erano mosse e che a Lanuvio la statua di Giunone Sospita aveva lacrimato.
A Roma la dea ebbe un tempio suo: un tempio le era dedicato al Foro Olitorio, costruito verso il 195 a.C. da Gaio Cornelio Cetego.
L'acqua che guariva, e gli ex voto
Alla grotta non ci si andava solo per il serpente: a Lanuvio, zona Pantanacci, si venerava Giunone Sospita e ci si bagnava nella Grotta del Serpente, dove sgorgava un'acqua ritenuta miracolosa.
Le acque erano ritenute salutari, come tante di quelle che scorrono nella zona, e chi guariva lasciava un segno concreto: chi si riteneva guarito, ringraziava recando il simulacro del suo pezzo di corpo risanato dalla dea e dal serpente.
Nella grotta di Pantanacci sono stati ritrovati centinaia di ex voto, offerti dai fedeli alla divinità che dimorava nella grotta: si tratta, perlopiù, di vasellame e votivi anatomici. Il donario, come poi confermeranno gli archeologi intervenuti nella fase scientifica del rinvenimento, era legato alla sanatio, ovvero alla guarigione da patologie.
Lo scavo ha chiarito anche la natura del luogo: la grotta del serpente era meta di pellegrinaggio pagano all'aperto, e nelle vicinanze non esisteva altro tempio oltre quello di Giunone Sospita, fondato nel VII secolo avanti Cristo, che si riconosce col suo lungo pronao ad arcate, sull'acropoli di Lanuvio.
Il culto, per di più, non morì con la legge: ancora oltre un secolo dopo gli Editti di Teodosio (380 d.C.), che vietavano i culti pagani, la cerimonia continuava a essere praticata, e il rito fu descritto nel V secolo dopo Cristo dallo Pseudo Prospero. Anche in epoca cristiana il posto calamitava credenti per un'immersione salvifica nelle polle minerali.
I ruderi del tempio, oggi
La rievocazione è ambientata nell'antica Lanuvium, nel cuore dei Castelli Romani, tra i ruderi dell'antico Tempio della Dea Giunone Sospita, e più precisamente nel Portico degli Antonini, presso Villa Sforza, con luci, musiche e danze antiche a partire dal pomeriggio fino a concludersi con uno spettacolo serale. L'area usata è il porticato del tempio e lo spazio antistante, e l'ingresso è libero: l'evento si svolge all'aperto e non si paga.
La narrazione di letture storiche accompagna la rievocazione teatralizzata dell'antico rito propiziatorio descritto da Eliano e Properzio, e la cura degli abiti è dichiarata: ogni testo, musica, rito è scrupolosamente curato e fedele alla storia, e ogni rievocatore coinvolto nella scena è vestito con abiti rigorosamente cuciti a mano rispettando i canoni, i tessuti, i colori, gli accessori, le calzature, le acconciature usati in quel tempo.
C'è anche uno scopo dichiarato che riguarda gli scavi: la manifestazione mette l'accento sull'importanza archeologica del sito, del paese stesso e degli ultimi ritrovamenti (Stipe Pantanacci) che hanno suscitato scalpore in tutto il mondo.
E la focaccia ha una festa tutta sua: Lanuvio celebra la «maza» di farro, orzo, ceci e fave, un'antichissima focaccia, con tre giorni di Festival, nato per trasmettere il valore storico del rito affinché si possa promuovere la conoscenza della storia, dell'archeologia ma anche della gastronomia del territorio.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Lanuvio per La Dea ed il Serpente Sacro non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Lanuvio si trova a 2,0 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Albano Vascarelle dista 10 chilometri, cioè 12 minuti di strada.
Altre feste in provincia di Roma
A settembre, nei paesi vicini, ci sono anche queste feste.
- Festival dei cortei storici borgiani a Subiaco — settembre
- Corsa del Drappo a Tolfa — settembre
- Le idi in illo tempore a Tivoli — settembre