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Feriae Latinae a Rocca di Papa 2027 - Il fuoco acceso sulla vetta di Monte Cavo
Le Feriae Latinae si tengono ogni anno in primavera a Rocca di Papa, in provincia di Roma, in onore di Giove Laziale: i rievocatori depongono le armi all'ingresso del recinto sacro, celebrano la lustratio e l'offerta di latte a Giove, consumano il pasto comunitario e accendono il fuoco di Vesta che chiude la manifestazione. Mangiare le carni del toro sacrificato a Giove, in una sorta di «comunione rituale», significava automaticamente far parte del nomen Latinum, la «nazione» del popolo latino. È il rito che ogni anno viene rievocato in costume romano sulla vetta di Monte Cavo, la montagna sacra del Lazio.
Una festa più antica di Roma
Le Feriae Latinae erano una festività latina, divenuta poi romana, nata probabilmente prima della fondazione di Roma e dedicata a Iuppiter Latiaris, Giove Laziale, la divinità massima del Lazio arcaico.
Tradizionalmente la festa fu istituita in seguito alle vittorie di Tarquinio Prisco contro le città etrusche; un secondo giorno fu aggiunto in occasione della fine della monarchia a Roma, e un terzo con la stipula del Foedus Cassianum fra Romani e Latini nel 493 a.C. La sua istituzionalizzazione è attestata dal VI secolo a.C.
Erano «conceptivae», cioè avevano una data mobile all'interno dell'anno, stabilita di volta in volta, generalmente in primavera. Quando la guida della Lega Latina divenne appannaggio di Roma, il compito di stabilire la data delle Feriae Latinae spettò ai consoli.
Le armi si depongono all'ingresso
Il rito cominciava con una processione. Lungo la Via Sacra, sacerdoti, vestali, i consoli romani e i 47 membri della Lega conducevano verso il Tempio offerte quali formaggi, agnelli, latte e altri cibi di estrazione pastorale.
Raggiunta la sommità si accedeva al recinto sacro e ogni arma doveva essere deposta.
Il toro candido
Dentro il Santuario si celebrava il sacrificio: un toro candido, bestia sacra a Giove le cui viscere venivano bruciate in onore del Dio, mentre le carni erano divise e consumate in un pasto comunitario fra i rappresentanti delle città che componevano la Lega Latina. Il termine delle celebrazioni veniva sancito dall'accensione di un grande falò sulla vetta del Monte Cavo.
Le guerre si fermavano
Come avveniva in occasione delle Olimpiadi tra gli Elleni, anche tra i popoli latini le guerre venivano sospese durante la celebrazione delle Feriae Latinae.
Le celebrazioni, nel corso delle quali nemici storici si trovavano fianco a fianco a elevare canti verso il padre degli dèi, avvenivano in condizioni di disarmo collettivo. Ogni guerra, all'unanimità, era sospesa.
Era il momento in cui le diverse comunità della nazione latina — che per l'occasione mettevano da parte rivalità e inimicizie e interrompevano eventuali guerre fratricide — rivendicavano la propria unità di sangue, di lingua, di cultura, di tradizioni.
Sul nome del giorno del sacrificio, invece, resta una questione aperta: si è discusso se fosse chiamato «Lattar», ma quel vocabolo non compare mai per indicare il sacrificio sul monte Albano, indicato piuttosto con sostantivi come sacrum, sacrificium o sollemne.
La rievocazione, e chi fa che cosa
L'idea di ridare vita alle Feriae Latinae, l'antichissima festa annuale dei popoli del Lazio, è stata dei consoci delle sedi Archeoclub Ardeatino-Laurentina e di Aprilia.
Oggi a Monte Cavo centinaia di persone assistono alla rievocazione storica in costume romano, in religioso silenzio; la rievocazione è aperta dal sindaco di Rocca di Papa, e i sacri riti si svolgono in una valletta al di sotto del Belvedere.
Si comincia con la musica e le danze di purificazione, poi vengono la deposizione delle armi, la lustratio, l'offerta di latte a Giove e il pasto comunitario, e infine l'accensione del fuoco di Vesta, che conclude ogni anno la manifestazione. Le danze sono affidate al Gruppo Storico Lanuvium, la deposizione delle armi alla Legio Secunda Parthica Severiana, la lustratio e l'offerta all'Associazione Tyrrhenum.
Tutti scendono verso la piana pontina dove, in un'azienda agricola sulla strada di Ardea, consumano un rustico ma sostanzioso banchetto con la carne rituale e cibi rigorosamente «compatibili» con l'antichità, fino ai dolci a base di miele, naturalmente innaffiati dal vino che, per fortuna, già in antico aveva preso il posto, nelle libagioni, del latte delle origini.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Rocca di Papa per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Albano Laziale, a 8,1 chilometri da Rocca di Papa, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Albano Vascarelle ha davanti un percorso di 8,2 chilometri che in 11 minuti porta a destinazione.
Altre feste in zona
Nella stessa provincia, altre feste antiche.
- Atmosfere del mondo romano antico ad Albano Laziale — giugno
- Festa di Corte a Fiumicino — aprile
- Infiorata a Genzano di Roma — giugno