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Le Farchie a Salcito con la torcia di canne e ginestre 2026
Le Farchie si portano a Salcito, in provincia di Campobasso, la sera del 24 dicembre, al rintocco del vespro. Ragazzi e giovani accendono grandi torce di canne secche e ginestre e le portano a braccio o sulle spalle di porta in porta, per un giro itinerante di questua che va dalla grande piazza ai piccoli vicoli del paese. I compaesani offrono in cambio regalie in denaro e cibarie.
Canne secche e ginestre d'estate
La farchia di Salcito è una grande torcia composta da canne secche e ginestre, raccolte e asciugate d'estate per l'occasione, così da permettere un'agevole combustione. Sono fasci di canne di altezza variabile, infarciti di ginestra e legati fra loro.
Le dimensioni non sono standard, e la ragione è pratica: variano soprattutto in relazione alle capacità fisiche del portatore.
Perché la tecnica non si perda, in paese hanno aperto un laboratorio per tramandarla alle nuove generazioni e a chi viene da fuori.
Dalla piazza alle rue angioine
Il rito comincia con un segnale preciso: la sera del 24 dicembre, al rintocco del vespro. Salcito, come ogni anno da tempo immemore, si appresta ad accogliere il mistico andare delle farchie dalla grande piazza ai piccoli vicoli.
Quei vicoli hanno un nome che viene da lontano: si chiamano «rue», e il nome arriva dal francese rue, cioè via, in ricordo del dominio angioino. Il rito è comune a molti paesi della valle del Trigno, dove i fuochi si accendono nel periodo solstiziale delle festività natalizie e si tramandano di generazione in generazione.
La borsa a due sacche
La farchia si porta a braccio o sulle spalle, di porta in porta, e tradizionalmente la reggono due persone — familiari o amici — che si alternano lungo il cammino. Una volta accese, la vigilia di Natale, ragazzi e giovani danno inizio a un giro itinerante di questua fra le case; i compaesani, gradendo l'omaggio, offrono in cambio regalie in denaro e cibarie.
Per portare via quello che ricevono serve un contenitore, e anche quello ha una storia. Si chiama «v'sazza»: una borsa di cotonaccio grezzo o canapa, composta da due ampie sacche collegate fra loro, che poteva essere calzata dagli antichi viandanti a spalla o a tracolla durante i trasferimenti per le normali attività contadine o lungo i tratturi, all'epoca della lontana transumanza. La sera della vigilia serve a trasportare i doni ricevuti.
Meno farchie, più portatori
Il rito è cambiato di forma senza spegnersi. In un lontano passato erano a decine le farchie che illuminavano la notte della natività; oggi il loro numero è sensibilmente diminuito, mentre è aumentato quello dei portatori, che in comitive festose rinnovano la tradizione.
L'origine del rito non è ben chiara, se sia religiosa o meno. Quello che resta è il significato del fuoco — calore, vigore, luce, prosperità — e il gesto che ne consegue: le comitive di giovani e meno giovani passano ad augurare un sereno Natale alla popolazione, che li accoglie con vivande e calorosa ospitalità.
La farchia è uscita anche dal paese, per la «Festa dei fuochi rituali» di Agnone: lungo le strade cittadine hanno sfilato la faglia di Oratino, la 'Ndoccia di Civitanova del Sannio, la Farchia di Salcito, le Farchie di Montefalcone nel Sannio e a seguire le 'Ndocce di Agnone e la 'Ndoccia di Pietrabbondante. Sono tutti riti del fuoco del Molise.
Come arrivare alla festa
Le Farchie a Salcito si raggiungono con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Pescolanciano-Chiauci, a 22 chilometri da Salcito, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Salcito restano 4,3 chilometri, che in 5 minuti portano a destinazione.
Altre feste in provincia di Campobasso
Qui intorno, altre feste che meritano una deviazione.
- Le Farchie a Roccavivara — dicembre
- Le Farchie a Montefalcone nel Sannio — dicembre
- Ritrovamento delle reliquie di San Leo a San Martino in Pensilis — aprile