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Le tradizioni di Natale in Molise: riti, piatti e usanze del posto

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

In Molise la Vigilia di Natale è la notte dei fuochi: ad Agnone sfila la 'Ndocciata, a Oratino la Faglia. La cena del 24 è di magro — a Campomarino con le sette minestre — e il pranzo del 25 dicembre ha la zuppa di cardi e l'agnello.

La 'Ndocciata è Patrimonio d'Italia per la tradizione dal 2011.

La 'Ndocciata di Agnone

Ad Agnone, in provincia di Isernia, la sera del 24 dicembre all'imbrunire sfilano le 'ndocce: torce di legno di abete bianco, completate con rami di ginestra perché brucino meglio e producano il caratteristico scoppiettio, montate nella tipica forma a ventaglio.

Le usavano i pastori per scendere dalle campagne al paese e arrivare alla messa di mezzanotte. La processione si chiude con un grande falò. Nel Medioevo si riteneva che il fuoco delle torce servisse a scacciare le streghe, e dal vento si traeva l'auspicio: se soffiava da nord, l'anno sarebbe stato buono.

C'era anche un uso che riguardava i ragazzi: finita la sfilata, la 'ndoccia veniva portata sotto la finestra della ragazza di cui si cercava il favore.

La Faglia di Oratino

A Oratino, in provincia di Campobasso, la Vigilia sfila la Faglia: un unico grande cero di canne secche, alto quasi tredici metri.

I canneti si raccolgono alcune settimane prima e la torcia viene assemblata dai volontari nelle sere di dicembre. Poi quaranta portatori la trasportano a spalla dall'ingresso del paese fino al sagrato della chiesa più importante, dove viene issata e fissata al campanile con cavi d'acciaio, accesa, e lasciata bruciare per tutta la notte.

Gli altri fuochi

I falò rituali attraversano tutta la regione e cambiano nome di paese in paese: faglie, farchie, stuccie, cartocci, favone, smrka. A Salcito, Roccavivara e Montefalcone nel Sannio si chiamano farchie.

A questi fuochi si attribuiva una funzione purificatrice e rigeneratrice, ed erano letti anche come magia simpatica. Alla stessa famiglia appartiene il ceppo acceso nei focolari, tenuto come benaugurante.

Santa Lucia e il ceppo a Campomarino

A Campomarino, il 13 dicembre, si confezionano piccole pagnotte di pane da distribuire al vicinato, ai parenti e agli amici: un'usanza legata a Santa Lucia che vale come segno di unione. Per la santa si tiene ancora acceso un lumino accanto a un'icona votiva.

Il Natale vero cominciava con l'incendio del ceppo — il migliore che si avesse — sul focolare, segno di unità familiare. Il presepe si allestiva già dalla festa di San Nicola, con mezzi e materiale di fortuna; l'albero era meno diffuso.

La Vigilia e le sette minestre

Il 24 dicembre si osservava un digiuno severo, e la sera si mangiava di pesce. A Campomarino il cenone era quello delle sette minestre: lenticchie, fagioli, ceci, fave, cavolo nero, riso bianco e maccheroni con noce e mollica, accompagnati da pane fritto, baccalà, sarde e capitone.

Nel resto della regione la serata è del baccalà arracanato.

Il pranzo del 25 dicembre

Il 25 dicembre è il giorno della carne. Si comincia dai salumi molisani — sagicciotto, ventricina fatta con i pezzi magri del maiale e il peperoncino, frascateglia di fegato, sfarriccio o sanguinaccio — e dai formaggi: caciotta frentana, bufagella e caciocavallo di Agnone.

Il primo più celebre è la lasagna in brodo. Accanto stanno la zuppa di cardi con polpettine di carne o formaggio e la zuppa alla santé, con crostini e polpette nel brodo di gallina; nelle zone marinare, la zuppa di triglie. La zuppa di cardi ha una regola: sul fondo del piatto si mette un uovo, e il brodo caldo versato sopra lo strapazza.

Il secondo è quasi sempre l'agnello, al forno con le patate o alla brace, e resta posto anche per il baccalà. Il 26 dicembre si mangiano gli avanzi; a Capodanno tornano lenticchie e zampone.

I dolci

I dolci natalizi di Campomarino sono la cicerchiata, i cauciuni — ciambelle fritte con l'uva passa —, i peccellati, impasto fritto nell'olio d'oliva bollente, e le scrippelle.

Le maitunate e la notte dei bufù

A Casacalenda la notte di San Silvestro si chiama la notte dei bufù, e si eseguono le maitunate, canti augurali e di questua.

A Gambatesa le Maitunate occupano il tempo che va dalla sera del 31 dicembre alla sera del primo gennaio, e hanno come palcoscenico le piazze, le strade, i vicoli e le soglie delle case.

Il 25 dicembre si visitano le esposizioni di presepi artigianali a Campobasso e a Capracotta.

Domande frequenti

Che cos'è la 'Ndocciata di Agnone

La 'Ndocciata è la sfilata di torce di abete e ginestra che si tiene ad Agnone la sera del 24 dicembre. Dal 2011 è Patrimonio d'Italia per la tradizione.

Che cos'è la Faglia di Oratino

La Faglia di Oratino è un cero di canne secche alto quasi tredici metri, portato a spalla da quaranta uomini fino al sagrato della chiesa, dove brucia tutta la notte.

Cosa si mangia a Natale in Molise

La Vigilia è di magro, con baccalà arracanato e, a Campomarino, le sette minestre. Il 25 dicembre si mangiano lasagna in brodo, zuppa di cardi e agnello.

Che cosa sono le maitunate

Le maitunate sono i canti augurali e di questua che si eseguono a Capodanno in Molise, a Casacalenda e a Gambatesa, per le piazze e sulle soglie delle case.

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