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Folklore e Rievocazioni

Frammenti d'Antico a Bagnoli del Trigno 2027 - Rievocazione storica tra briganti e nobiltà

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
18 agosto di ogni anno — quest'anno 18 agosto 2026
Dove a Bagnoli del Trigno, Bagnoli del Trigno

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: frammentidantico.it, letta il 20/09/2026.

«Frammenti d'Antico» si tiene il 18 agosto di ogni anno a Bagnoli del Trigno, in provincia di Isernia, in Molise, e rievoca i festeggiamenti per Santa Caterina celebrati nel borgo sotto i duchi Sanfelice. Nel tardo pomeriggio il corteo del Duca esce dal Castello Sanfelice con circa trecento figuranti in abito settecentesco e attraversa il borgo fino al rione di Santa Caterina, fermandosi in piazza per l'elezione dei due sindaci col sistema della fava e del fagiolo; a mezzanotte la festa si chiude con il Volo della Fata Trignina e l'incendio pirotecnico del castello. La manifestazione è iscritta nel Registro delle Rievocazioni storiche del Ministero della Cultura.

Perché si chiama Frammenti

La festa rievoca un fatto preciso: «i festeggiamenti per Santa Caterina celebrati nel borgo di Bagnoli del Trigno sotto i duchi Sanfelice, tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX; all'origine dei festeggiamenti l'intercessione della santa che avrebbe salvato il paese da un'incursione di briganti».

Il nome viene dalla forma: «la rievocazione ha una struttura frammentaria (da qui la sua denominazione ufficiale)», cioè una serie di scene tenute insieme da un filo: «questi eventi sono tutti collegati a una storia d'amore tra due giovani del borgo (solo il nome della ragazza è noto: Bellamaria), che viene ostacolata dai nobili del tempo».

Il parroco rapito

«Vengono rappresentate alcune scene di brigantaggio ispirate a leggende locali, secondo le quali i briganti preparano un agguato al prete del paese; il parroco del paese viene catturato e i briganti chiedono un riscatto per la sua liberazione.»

«I popolani, fingendo di accogliere i briganti, uccidono il loro capo e catturano gli altri, portandoli al cospetto del Duca Sanfelice, che li condanna.

Trecento figuranti, e l'Electio Sindaci

Nel pomeriggio parte il corteo: «lo sfarzoso corteo dei nobili, guidati dal Duca, che si muove dal castello verso la piazza principale del borgo, dove li attendono "i capifuoco", ossia i capifamiglia di un tempo». Sono circa trecento figuranti in abito settecentesco, con i costumi disegnati dalla stilista Paola D'Onofrio, di origini bagnolesi, e il corteo attraversa il centro storico fino al borgo di Santa Caterina.

In Piazza Umberto I si ferma per l'elezione dei due sindaci del paese, «uno per la Terra di sopra e l'altro per la Terra di basso, i due territori in cui era suddiviso il borgo». Il sistema è quello della fava e del fagiolo: «i sindaci vengono votati dai capifuochi (coloro che erano a capo delle principali famiglie), chiamati a scegliere l'uno o l'altro candidato tramite una fava (per esprimere voto contrario) o un fagiolo (per esprimere voto favorevole)», e veniva eletto chi aveva ricevuto più fagioli. Da questa tradizione deriverebbe il detto «è andata a fagiolo».

«Figure centrali del corteo sono il duca e la dama, impersonati ogni anno da un personaggio del mondo dello spettacolo per la parte maschile e da Miss Molise per il ruolo femminile.»

La sassaiola coi pomodori

«Si procede poi con i giochi del Palio di Santa Caterina, in cui i due quartieri antichi, Terra di sopra e Terra di basso, si sfidano in alcune gare: principalmente la sassaiola, nella quale al posto dei sassi vengono però lanciati dei pomodori, e la corsa con i trampoli.»

Finito il palio, figuranti e pubblico si trattengono nel quartiere di Santa Caterina, dove sono state allestite le taverne.

La fata, la dote e il castello in fiamme

«Si racconta che, sin dai tempi antichi, nel cuore della notte, dal castello Sanfelice si liberassero delle fate. Chiunque le avesse viste avrebbe potuto esprimere un desiderio che si sarebbe di certo realizzato.» Per questo, «allo scoccare della mezzanotte, va in scena il "Volo della Fata Trignina" dal castello fino alla sottostante Piazza Olmo, tra luci, musiche e fuochi pirotecnici».

L'ultima scena chiude la storia d'amore. Il giovane canta la serenata, la ragazza «dapprima si affaccia al balcone e poi scende in strada, dove le famiglie dei giovani trovano l'accordo sulla "dodda" (la dote), il corredo della sposa». «Ma quando i due stanno per abbracciarsi ecco arrivare il Duca per rivendicare lo ius primae noctis… È l'ennesima angheria, l'ultima, che spinge la folla a ribellarsi: il Duca viene ucciso e il castello dato alle fiamme. I giovani possono finalmente sposarsi, la popolazione è libera.»

«La rappresentazione è ispirata a una leggenda popolare secondo la quale l'uccisione del duca fu ordita dalla duchessa, per tramite di Bellamaria e del suo innamorato.» L'incendio del castello si rappresenta con uno spettacolo pirotecnico e proiezioni in mapping 3D.

Si paga in ducati

«Tutto è a tema, a partire dalla moneta circolante: gli euro, infatti, vengono tutti convertiti in antichi ducati che vengono utilizzati agli stand allestiti lungo le strade.» I ducati si acquistano solo in contanti, e conviene farne il numero giusto perché il cambio inverso si fa a fine serata.

Con quelli si mangia: lo «scarcio», una frittella dolce o salata preparata al momento, le pappardelle al sugo di cinghiale, il «macciucch» — «latticino fresco di latte locale» — lo «scattone», «un antico piatto a base di pasta e vino», «le sagne co li fascioli» e «la perzca mbriaca», la pesca al vino. Fra i dolci ci sono «la ricotta stregata», «le Palle del Duca» e gli «occhi di fata».

Nel borgo si apre anche il «Vicolo degli innamorati» con «La Bocca di Cupido», «luogo in cui gli innamorati possono esprimere un desiderio, lasciare un saluto». E fra gli oltre venti momenti di spettacolo arrivano ospiti da fuori: gli Zig Zaghini, i «Bottari» di Re Ferdinando, i musici e gli sbandieratori di Cava de' Tirreni, i «Briganti della Maiella» — e due tradizioni molisane portate qui apposta, «l'antica maschera del "Diavolo" di Tufara, rappresentata eccezionalmente in piena estate», e le maitunate di Gambatesa.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Bagnoli del Trigno per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Pescolanciano-Chiauci, a 19 chilometri da Bagnoli del Trigno, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Agnone-Fondo Valle Verrino-Bagnoli del Trigno ha davanti un percorso di 4,3 chilometri che in 8 minuti porta a destinazione.

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