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Folklore e Rievocazioni

Festa dei Pugnaloni ad Acquapendente 2027 - Mosaici verticali di fiori e foglie su tavole di legno

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
terza domenica di maggio — quest'anno 16 maggio 2027
Dove Acquapendente, in provincia di Viterbo, nel cuore della Tuscia laziale, Acquapendente

Fonte: pugnaloni.it, letta il 20/09/2026.

La Festa dei Pugnaloni si celebra ad Acquapendente, in provincia di Viterbo, nel Lazio, la terza domenica di maggio, in occasione della solennità della Madonna del Fiore. Quindici gruppi realizzano grandi pannelli di 2,60 per 3,60 metri, mosaici verticali fatti soltanto di foglie, fiori e materiali vegetali, e li portano in processione a spalla.

Un ciliegio secco che fiorisce, e un paese che si ribella. Da quel giorno del 1166 ad Acquapendente si lavora tutto l'anno per portare in processione grandi pannelli fatti soltanto di foglie, petali e materiali vegetali.

Il ciliegio secco che fiorì

L'avvenimento storico all'origine della festa è la rivolta degli aquesiani contro il dominio di Federico Barbarossa, collocata dalla tradizione al 15 maggio 1166. Secondo la tradizione, alla base di quell'evento vi sarebbe un miracolo attribuito alla Madonna, tramandato oralmente e riportato nei testi storici locali.

Si racconta che il prodigio sia avvenuto alla presenza di due contadini al lavoro in un campo, intenti a discutere dell'impossibilità di liberarsi dalla tirannia del governatore imperiale: uno dei due affermò che la liberazione sarebbe stata tanto improbabile quanto la fioritura di un ciliegio secco lì vicino. Il ciliegio fiorì miracolosamente. L'evento fu interpretato dalla popolazione come un segno favorevole alla rivolta: contadini e paesani, armati di forche e bastoni, assaltarono il castello e cacciarono il governatore.

Dai pungoli dei bifolchi ai pannelli di fiori

Il nome viene dagli attrezzi del lavoro. Nelle «Croniche di Acquapendente» di Pietro Paolo Biondi, del 1588, e nelle «Memorie storiche di Acquapendente» di Nazzareno Costantini, del 1814, si attesta come fossero proprio i contadini a portare in processione, il 15 maggio, i loro pungoli — i bastoni utilizzati per guidare i buoi durante l'aratura — ornati di fiori, in omaggio alla Madonna del Fiore. Nel manoscritto «Liber rerum notabilium magnifica comunitatis Aquapendentis» del 1586, dello stesso Biondi, i pungoli sono descritti come bastoni appuntiti che i contadini usavano per condurre i buoi e che venivano portati in processione ornati di fiori dall'arte dei bifolchi.

Il significato etimologico della parola pugnalone è incerto: la tradizione lessicografica italiana riconduce «pugnale» e i suoi derivati esclusivamente all'arma da taglio, ma è più probabile che pugnalone derivi dal latino pungere, parallelamente all'italiano pungolo. In un atto di Bagnoregio del 1373 compare l'espressione «palella pungulonis», con il significato di «manico del pungolo», e nel Liber Censuum del XIII secolo è già presente la parola pungulone: il passaggio da pungulone a pugnalone è linguisticamente coerente.

Costantini, nel 1814, menziona già esplicitamente i «pugnaloni» e la premiazione per quelli più belli, e precisa che in quell'anno la festa riprendeva dopo circa vent'anni di interruzione dovuti al governo francese: la tradizione è quindi anteriore al 1794. La ricorrenza, che cade la terza domenica di maggio, è stata celebrata fino al 1929, per poi essere sospesa e ripresa solo nel 1958, grazie alla Pro Loco del paese.

Fra il pungolo e il pannello moderno la tradizione orale ricorda una forma intermedia, una grande paletta composta di fiori e foglie raffigurante l'immagine della Madonna o del miracolo, dotata di un manico per essere portata a mano in processione; e nel 1928 è documentata la realizzazione di un unico Pugnalone di dimensioni superiori a quelle attuali, con cornice in legno lavorata a traforo con motivi floreali e immagine centrale della Madonna composta di fiori e foglie.

Come si fa un mosaico di foglie

I Pugnaloni sono grandi pannelli decorativi di 2,60 per 3,60 metri, realizzati interamente con foglie, fiori e materiali vegetali, con la tecnica del mosaico. Ogni opera nasce da un bozzetto, riprodotto poi a dimensioni reali su una tavola in legno e successivamente ricoperto con i materiali vegetali, in un processo che si svolge nell'arco di alcune settimane.

Le foglie più utilizzate sono la sforetta, cioè il bosso, il pero, il Prunus e la Bardana, detta rospo: vengono accuratamente sagomate e incollate sulla tavola disegnata, in modo da realizzare il fondo e le sfumature dell'opera. Tra gli elementi caratteristici ci sono inoltre l'aglio, la cipolla e il cosiddetto trame — l'infiorescenza essiccata del noce, di colore nero intenso — impiegato per i fondi scuri; negli ultimi decenni si è diffuso anche l'uso del semprevivo, mentre risulta scarso o nullo l'utilizzo di corteccia ed elementi legnosi.

L'ordine di lavoro è dettato dalla durata dei materiali: si incollano prima quelli più resistenti, come le foglie, e successivamente quelli più deteriorabili, fino ai petali dei fiori, che vengono applicati la notte precedente la sfilata; le specie più utilizzate per la fioritura finale sono le ortensie e le gerbere. Questa stratificazione produce un effetto di profondità e tridimensionalità che è una delle caratteristiche distintive dei Pugnaloni.

Quindici gruppi, da venti a duecento persone

I Pugnaloni vengono realizzati ogni anno da quindici gruppi, numero stabilizzato dal 2007: quindici nomi, quindici storie, quindici laboratori sparsi per il centro storico di Acquapendente, amici per undici mesi l'anno, avversari in quello di maggio. Ogni gruppo lavora per settimane nel proprio laboratorio e partecipa al concorso che assegna premi ai sei migliori.

La scala è cambiata nel tempo. Fino agli anni Settanta i Pugnaloni erano realizzati da piccoli nuclei di cinque-sette persone, spesso composti da familiari, e prendevano il nome del bozzettista o di uno dei realizzatori; oggi i gruppi contano da venti a duecento partecipanti ciascuno, e l'opera prende il nome del gruppo che la realizza. Il primo classificato riceve un trofeo in bronzo, realizzato nel 1983 dallo scultore aquesiano Mario Vinci, che il gruppo vincitore conserva per un anno facendovi incidere il proprio nome prima della restituzione: il trofeo rappresenta l'evento miracoloso, con il ciliegio fiorito e la statua della Madonna al centro nella parte anteriore, e nella posteriore il castello con un contadino che fa cadere dalla torre il Barbarossa.

Anche i soggetti sono cambiati. Prima degli anni Settanta erano direttamente legati al miracolo: l'immagine della Madonna del Fiore, il ciliegio fiorito, i contadini con i buoi, il castello del Barbarossa. Successivamente, pur mantenendo il riferimento intrinseco all'evento del 1166, i Pugnaloni hanno cominciato ad affrontare temi di attualità: la libertà in senso lato, la pace, i diritti civili, episodi sociali contemporanei.

Il Signore di Mezzo Maggio

Alla tradizione dei pungoli è legata anche la figura del Signore di Mezzo Maggio, erede diretto del medievale Podestà dei Bifolchi, rappresentante dell'arte agraria. È una figura simbolica ancora oggi attiva: viene estratto a sorte ogni anno dalle autorità cittadine esclusivamente tra gli agricoltori residenti nei poderi del territorio aquesiano, e partecipa alle solenni funzioni religiose del 15 maggio recando un cero votivo da offrire alla Madonna. La sua estrazione avviene il giorno della festa, insieme alla premiazione del Pugnalone vincitore.

La fiera, i mini pugnaloni e la notte bianca

La manifestazione si articola in un lungo fine settimana. Si apre con la Fiera di Mezzo Maggio nel centro storico e con le celebrazioni religiose nella Chiesa di Sant'Agostino, tra cui la premiazione dei Mini Pugnaloni e la processione serale in onore della Madonna. I Mini Pugnaloni sono opera dei bambini delle scuole locali, che la domenica precedente la festa principale realizzano con le stesse tecniche opere di dimensioni ridotte e le portano in processione per le vie del paese.

Il sabato è dedicato ai laboratori aperti dei gruppi e alla Notte Bianca dei Pugnaloni, con musica, animazione e i laboratori attivi fino all'alba, per assistere alla nascita delle opere: è la notte in cui si applicano i petali.

La domenica: bandiere, processione, e un anno in Duomo

La domenica i Pugnaloni sono esposti lungo le vie del centro storico fin dalla mattina, e nella Cattedrale del Santo Sepolcro si celebra la messa cantata solenne. Nel pomeriggio prende il via la sfilata del Corteo Storico Città di Acquapendente e degli Sbandieratori Madonna del Fiore, un gruppo costituito ufficialmente nel 1987 e ispirato alla solenne processione descritta da Pietro Paolo Biondi nel 1588: i figuranti, in costume cinquecentesco, partono dalla Chiesa di San Francesco e raggiungono Piazza Girolamo Fabrizio, dove si esibiscono insieme al gruppo ospite invitato per l'edizione in quello che è conosciuto come Gioco della Bandiera, preceduto dalla lettura della pergamena.

Successivamente, dal Duomo, esce in processione la statua della Madonna del Fiore, scortata dal Corteo Storico fino a Piazza Girolamo Fabrizio. I Pugnaloni seguono in corteo, portati a spalla dai gruppi che li hanno realizzati; giunti in piazza vi rimangono esposti per circa mezz'ora, prima di essere trasferiti definitivamente all'interno del Duomo, dove resteranno per tutto l'anno successivo.

Come arrivare alla festa

Arrivare ad Acquapendente per la Festa dei Pugnaloni chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Allerona-Castel Viscardo, a 22 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Orvieto, e il tragitto è di 29 chilometri per 31 minuti di guida.

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