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Folklore e Rievocazioni

Matrimonio Mauritano a Santadi con le traccas trainate dai buoi 2027

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
la prima domenica d’Agosto — quest'anno 1 agosto 2027
Dove piazza principale, Santadi

Fonte: comune.santadi.su.it, letta il 19/09/2026.

Il Matrimonio Mauritano, in lingua sarda «Sa Coia Maurreddina», si celebra a Santadi, nel sud-ovest della Sardegna, la prima domenica d'agosto. È un'autentica cerimonia nuziale: una coppia si sposa davvero, secondo i canoni della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, su un palco allestito nella piazza principale, davanti all'intero paese che si rende testimone della promessa nuziale, e vi arriva sulle traccas, i carri trainati dai buoi. La celebrazione si svolge dal 1968 ed è organizzata dalla Pro Loco di Santadi con il Comune.

Un rito cattolico, non pagano

Dal 1968 la celebrazione si svolge a Santadi, piccolo centro di circa quattromila abitanti, ogni anno la prima domenica d'agosto. Il termine «Mauritano» non deve trarre in inganno: non si tratta di un rito pagano, ma di una cerimonia celebrata secondo i canoni della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, con la liturgia in lingua sarda e in italiano.

In sardo si chiama «Sa Coia Maurreddina», ed è un'autentica cerimonia nuziale celebrata secondo la tradizione delle genti sulcitane: uno dei più importanti matrimoni della tradizione in Sardegna, insieme all'Antico Sposalizio Selargino e a «S'Antigu Isposongiu» di Busachi. Oggi lo organizzano la Pro Loco di Santadi, il Comune e molte altre associazioni e semplici cittadini del paese.

Perché «Mauritano»

L'appellativo fu scelto perché fin dai tempi antichi le genti del Sulcis erano chiamate proprio «maurreddinus», in italiano mauritani.

Secondo una teoria basata su fonti storiche come il Bellum Vandalicum di Procopio, la derivazione sarebbe da Mauri, abitanti della romana Mauretania — i territori settentrionali degli odierni Algeria e Marocco — trasferiti nel sud-ovest dell'isola all'epoca dell'invasione vandalica della Sardegna e del Nord Africa, nel VI secolo d.C. Da allora i sardi avrebbero preso a chiamare maurreddinus gli abitanti di questa parte della Sardegna.

Il riferimento, in ogni caso, è alle genti africane che probabilmente in passato sono sbarcate nei lidi sulcitani e sono state ospiti delle terre santadesi.

La cerimonia si tiene a Santadi per rievocare l'importanza che il paese aveva fin dal Medioevo. La villa di Santadi costituiva, insieme a Tratalias, una delle due Cappellanie del Sulcis, nelle quali venivano celebrati i Sacramenti, tra cui i matrimoni: nella Chiesa di San Nicola affluivano persone da tutti i furriadroxius del territorio.

Nata negli anni Sessanta, spostata per gli emigrati

Negli anni Sessanta un gruppo di giovani santadesi ebbe l'idea di riproporre una celebrazione matrimoniale basata sui riti antichi che stavano cadendo in disuso, ispirandosi anche al Matrimonio Selargino. La prima edizione si è svolta nel mese di giugno del 1968.

A partire dal 1976 l'evento è stato spostato alla prima domenica d'agosto, per venire incontro al rientro dei santadesi emigrati e per intercettare maggiori flussi turistici: da allora la data è rimasta immutata.

La Pro Loco di Santadi, che cura ogni particolare della manifestazione, racconta che ogni anno sono almeno sei le coppie che chiedono di potersi sposare secondo il rito de Sa Coia Maurreddina, ma che solo una, scelta dopo una serie di colloqui, può farlo.

Le traccas

Le traccas sono i carri trainati dai buoi, addobbati con gli arazzi più belli, le spighe di grano, tralci di mirto, fiori e tappeti: uno accompagna la sposa insieme ai genitori e ai testimoni, l'altro lo sposo con i suoi familiari.

Gli sposi, i rispettivi genitori e tutti coloro che ne hanno la possibilità indossano il costume tradizionale, quello del giorno di festa. La vestizione della sposa avviene presso il Museo Etnografico Sa Domu Antiga, quella dello sposo alla Casa Museo Sa Domu 'e Paxi; poi lo sposo viene accompagnato a prendere la sposa. Gli abiti sono confezionati su misura ogni anno e gli sposi li custodiranno tutta la vita: di broccato e seta pregiata quello nuziale della donna, d'orbace o lino quello realizzato per lo sposo.

Prima della messa le vie del paese sono attraversate dal corteo nuziale, composto dai gruppi con gli abiti della tradizione, dai suonatori di launeddas e dai cavalieri in arrivo da diverse parti dell'Isola, insieme ai gruppi folkloristici. La celebrazione del rito religioso avviene poi nella piazza principale, su un apposito palco allestito per l'occasione, di fronte all'intero paese che si rende testimone della promessa nuziale. Al termine della cerimonia religiosa i gruppi folkloristici e i cavalieri sfilano lungo un tappeto di fiori, sa ramadura.

Sa gratzia

A fine cerimonia si consuma quello che il Comune di Santadi definisce «il rito pagano per eccellenza», ancora in uso nella tradizione isolana: la benedizione degli sposi da parte delle rispettive madri, che seguono il rito dell'acqua.

Gli sposi vengono fatti inginocchiare su un cuscino bianco; la madre della sposa fa il segno della croce con un bicchiere d'acqua, benedicendo prima la figlia, alla quale poi fa bere l'acqua, e dopo il genero. Il tutto viene ripetuto dalla madre dello sposo.

Il momento successivo è uno dei più importanti della cerimonia. Le madri cospargono il capo dei figli con «sa gratzia», impartendo la benedizione anche a chicchi di grano, petali di rose, sale e monetine — segno rispettivamente di abbondanza, felicità, ricchezza e saggezza.

Segue la rottura del piatto, quasi per scaramanzia, con l'augurio di un futuro ricco di felicità, serenità e prosperità. E infine gli sposi omaggiano la gente che si è stretta a loro con il pane nuziale, preparato appositamente per essere offerto dopo la cerimonia.

La sera, il paese si stringe intorno

I novelli sposi vengono lasciati liberi di festeggiare con parenti e amici, ma la giornata non finisce lì: la sera rientrano nella piazza principale per ricevere auguri ed essere accolti festosamente dal paese stretto attorno a loro.

In piazza Marconi si tiene su Cumbiru, nel quale gli sposi offrono alla popolazione dolci tipici, bevande e torta nuziale. La serata termina con balli e canti dei gruppi folkloristici provenienti dalle varie zone dell'isola e con il ricevimento nuziale, durante il quale, dopo il taglio della torta, gli sposi offrono al pubblico i dolci tipici della tradizione e l'ottimo vino che in paese si produce. Ad accompagnare le giornate c'è anche la mostra «Bistimenta», dedicata all'abbigliamento tradizionale sulcitano.

Il matrimonio ha sempre avuto grande importanza presso le comunità rurali, come occasione di festa familiare e paesana e di incontro con parenti, amici e conoscenti. In genere il rito si celebrava la domenica, e già il lunedì si riprendeva il duro lavoro nei campi e in casa.

Come arrivare alla festa

Il Matrimonio Mauritano a Santadi si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Carbonia Serbariu, a 24 chilometri da Santadi, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Iglesias ha davanti un percorso di 27 chilometri che in 36 minuti porta a destinazione.

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