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Folklore e Rievocazioni

Antico Sposalizio Selargino 2026 - Un matrimonio vero, con la catena di 66 anelli d'argento

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 5 al 14 settembre 2025

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: eventiinsardegna.it, letta il 20/09/2026.

L'Antico Sposalizio Selargino, «sa Coja Antiga Cerexina», si celebra «come sempre a cavallo del secondo fine settimana di settembre» — le nozze cadono la seconda domenica — a Selargius, cittadina dell'hinterland cagliaritano, in Sardegna, e si ripete dal 1962. La grande particolarità dell'evento è che non è la sola rappresentazione di una tradizione, ma è un vero e proprio sposalizio celebrato secondo l'antico rito campidanese, condiviso con tutta la comunità e i turisti che accorrono a Selargius per partecipare. Giurarsi amore eterno legando le proprie vite con una catena come si faceva in passato è un privilegio che solo due coppie all'anno possono avere.

Come si diventa gli sposi dell'anno

Ogni anno alcune coppie si candidano, e la Pro Loco di Selargius, ente organizzatore dell'evento insieme al Gruppo Folk Kellarious, sceglie tramite votazione i protagonisti. Le richieste di partecipazione arrivano numerose ogni anno.

È la riproduzione autentica dell'antico matrimonio in stile campidanese, così come veniva celebrato nel XVIII e XIX secolo, con abiti e usanze che risalgono al Settecento. Dopo l'interruzione degli anni Venti dello scorso secolo, la riproposizione moderna è iniziata negli anni Sessanta del Novecento, precisamente nel 1962. Fra le tante riproposizioni di matrimoni tradizionali dell'isola, è la più antica della Sardegna, e il Ministero della Cultura la annovera tra le principali celebrazioni storiche d'Italia.

La serenata alle ragazze da maritare

Si comincia qualche giorno prima con sa cantada a is piccioccas, la serenata alle giovani del paese non ancora maritate. A differenza delle tradizionali serenate, il canto è corale: è rivolto da numerosi uomini del coro folkloristico locale verso diverse donne che li attendono alle finestre di alcune case campidanesi messe a disposizione per l'evento dal Comune o da semplici cittadini. Gli uomini, in costume sardo, intonano canti di corteggiamento.

Il sabato è il giorno de su trasferimentu de is arrobas: un maestoso carro di buoi, seguito dalla comunità vestita in abiti tradizionali, trasporta il corredo nella casa in cui andranno a vivere gli sposi, preceduto da un corteo in abito tradizionale e dai suonatori di launeddas.

Sale, grano e un piatto rotto prima di uscire di casa

La domenica comincia con la vestizione, rigorosamente con antichi abiti nuziali selargini arricchiti da preziosi gioielli, nelle pollas, le tipiche case contadine campidanesi. Lo sposo indossa un completo tradizionale in panno di lana, con berretto, scarpe e cappello di feltro, dove dominano il bianco e il nero; la sposa un abito in seta o broccato, con gioielli in filigrana, variopinto e molto addobbato.

Prima che escano, i genitori cospargono i loro capi con del sale e del grano, come augurio di prosperità, e frantumano il piatto contenente il frumento.

Le due scorte nuziali avanzano separatamente da due direzioni diverse, per poi incontrarsi nel sagrato, e sono costituite dai parenti più stretti che indossano il costume di gala. In testa al corteo ci sono i suonatori di launeddas, e subito dopo alcune fanciulle che portano i doni offerti alla coppia per il banchetto: un archetto, un agnello, il pane lavorato in forme preziose, i dolci fantasiosi. Lungo la strada la folla che fa da cornice al percorso benedice gli sposi con sale e grano, che stanno a rappresentare le principali fonti di benessere di quel periodo; dai balconi vengono esposti ricchi arazzi e fiori e nelle strade si distribuiscono dolci.

A sfilare sono oltre 60 gruppi folkloristici tra i più rappresentativi della Sardegna — in un'edizione anche un gruppo della Repubblica Ceca — con i carri a buoi con le masserizie e il corredo degli sposi, carri trainati da cavalli e calessi addobbati a festa, cavalli e cavalieri.

Il mignolo, la catena e le due colombe

La cerimonia si svolge nella chiesa parrocchiale di Maria Vergine Assunta, rigorosamente in lingua campidanese e molto lunga, accompagnata dal coro polifonico di Selargius. Sia lo sposo sia la sposa sono guidati al tempio soltanto dal loro padre, mentre le due madri attendono nella nuova abitazione.

Dopo lo scambio degli anelli, sa cadena, la catena nuziale composta da 66 anelli d'argento, unisce le mani degli sposi: lo sposo infila il mignolo della mano destra in un piccolo anello collegato all'estremità di una catena d'argento che cinge la vita della sposa. È il simbolo del vincolo perpetuo instaurato dal sacramento e dell'indissolubilità dell'unione.

Terminata la messa gli sposi escono fra gli applausi, in una piazza gremita di fedeli e di cittadini, accompagnati dal lancio di due colombe.

La promessa che si apre venticinque anni dopo

Da lì il corteo si sposta nella chiesetta romanica di San Giuliano, dove gli sposi vergano su una pergamena una promessa d'amore, conservata per 25 anni in una teca in vetro.

La pergamena viene lasciata in custodia ai Confratelli del Rosario, e sarà proprio il loro primogenito che venticinque anni più tardi avrà la possibilità di conoscere quella promessa: un messaggio destinato ai figli che arriveranno in futuro.

La chiesa è custodita da quattro confratelli in saio bianco e mantelletta nera, tipici della confraternita della Vergine del Rosario, che da oltre quattro secoli custodisce l'edificio e organizza le varie celebrazioni: per il santo, il 9 gennaio, per la Purificazione, per la Vergine del Rosario e, la seconda domenica di settembre, per l'Antico sposalizio.

Su cumbidu, e i fiori d'arancio all'amica

Prima di varcare la porta della casa nuova — che rappresenta anche l'ultimo confine della sua giovinezza spensierata — la sposa dona i fiori d'arancio alla sua migliore amica: quella vergine ghirlanda consacrata sull'altare porterà fortuna a quest'altra ragazza, portandola al matrimonio entro l'anno.

Quando gli sposi stanno per arrivare alla loro casa, tutte le donne della contrada si affacciano alla finestra e, gettando addosso agli sposi del frumento, fanno gli auguri alla nuova coppia, mentre la mamma dello sposo li attende all'uscio di casa e al loro arrivo getta loro del grano e del sale: questo rito viene chiamato sa Grazia. C'è poi la rottura del piatto ai piedi della sposa e la benedizione dell'acqua, in segno di purificazione.

La sposa, accolta da numerosi applausi, scende da cavallo e bacia le mani ai suoceri, offrendosi a loro figliuola. Poi arriva l'ultima benedizione, che è anche quella più commossa: le due madri aspergono di sale e grano il capo dei loro figli genuflessi, affinché da quei frutti della natura germogli un grande avvenire per la loro famiglia.

A quel punto la folla festante grida ai neo-coniugi «Potzàis bivi medas annus cun saludi e trigu», ovvero «Possiate vivere tanti anni in buona salute e abbondanza». E comincia su cumbidu, «la festa più "profana"»: un ricco e abbondante banchetto nuziale fatto di piatti tipici della tradizione, con gli invitati e balli fino a notte tarda.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Selargius per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Monserrato, a 3,1 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Selargius, e il tragitto è di 2,1 chilometri per 2 minuti di guida.

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