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Le feste della Sardegna

Le feste della Sardegna sono più di 70, e molte non somigliano a niente altro in Italia: le maschere arcaiche come i Mamuthones, le corse a cavallo come l'Ardia, i riti che portano in strada comunità intere. Qui le trovi una per una, dal paese più piccolo alle grandi feste di Cagliari e Oristano.

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Mercatini di Natale

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I mercatini di Natale in Sardegna

In Sardegna i mercatini di Natale sono otto, dalle mura di Alghero ai mille metri di Fonni, e durano quasi tutti un mese: dall'8 dicembre al 6 gennaio. Ma la cosa che li distingue non sono le bancarelle: è che il Natale, qui, lo costruisce la comunità pezzo per pezzo — a Stintino le statue del presepe sono adottate una per una, a Fonni ogni rione fa il suo, e venti comuni dell'interno stanno sotto un cartellone unico.

Gli otto, uno per uno

  • Alghero (Sassari): le casette in Largo San Francesco sotto le antiche mura, il villaggio di Babbo Natale nella Torre di piazza Sulis e la pista di pattinaggio al Quarter.
  • Arzachena (Gallura): il villaggio dal 19 novembre, e lo Spazio DeCo di via Ruzittu aperto ogni sabato e domenica.
  • Bari Sardo (Ogliastra): dal 14 dicembre al 4 gennaio, col Villaggio di Babbo Natale in piazza di Chiesa.
  • Bosa (Oristano): un mese intero, dal 6 dicembre al 6 gennaio, lungo il corso Vittorio Emanuele.
  • Cagliari: una quarantina di casette fra piazza Yenne e il corso Vittorio Emanuele II, più il Castello di Babbo Natale a San Michele.
  • Fonni (Nuoro): il paese più alto della Sardegna, con un presepe per ogni rione.
  • Nuoro: «Natale nel Cuore della Sardegna», il cartellone che unisce venti comuni.
  • Stintino (Sassari): dall'8 dicembre al 6 gennaio, col presepe diffuso «La Betlemme d'Europa».

Le cento statue adottate di Stintino

A Stintino il presepe si chiama «La Betlemme d'Europa», le statue sono più di cento e a grandezza naturale, sparse per tutto il paese in dodici tappe dal porto Minori al porto Mannu. E ognuna è stata adottata dagli stintinesi: una famiglia, un'associazione, e in un caso un intero condominio. Nell'elenco non c'è gerarchia fra le figure sacre e le altre — i pastori con le pecore, i vitellini, gli asinelli bianchi dell'Asinara, il pescatore, il tonno e il tonnarotto, la barca a vela latina, gli angeli, i musicanti, e le maschere del carnevale sardo scolpite in pietra dagli artigiani di Mamoiada, Ottana e Orotelli: il mamuthone, l'issohadore, il boe, il merdùle, sa filonzana, i thurpos. Accanto arrivano personaggi dalla Grecia, dalla Serbia, dal Benin, e una volta dalla Campania è arrivata la popolana Carmela del presepe napoletano, con un vero vestito di tessuto, messa al coperto per non farla rovinare dalle intemperie. Il progetto è nato nel 2008, lo cura l'associazione «Il Tempo della Memoria», e l'inaugurazione è all'Immacolata, dopo una processione con fiaccolata.

Un presepe per ogni rione, a mille metri

Fonni sta sulle pendici settentrionali del Gennargentu a mille metri: è il paese più alto della Sardegna, ha impianti di risalita sul Bruncu Spina e sul Monte Spada, e una storia di pastori transumanti. Il programma si chiama «Natale nel Cuore di Fonni» e arriva all'Epifania, ma il suo centro è il Presepe nel Rione, che coinvolge il paese da oltre vent'anni: ogni quartiere fa la sua Natività, e i quartieri qui sono i quattro rioni storici — Su Piggiu, Ghinio, Pupuai, Logotza — dove Su Piggiu è la zona del primo insediamento, attorno all'anno Mille, e Logotza è cresciuto dopo la Basilica dei Martiri del Seicento. I presepi non si somigliano: si va da quelli etnici a quelli fatti con materiali di recupero, e si incontrano camminando, perché affiorano dalle rocce, nelle vecchie case, negli angoli antichi. La colonna sonora sono le voci dei tenores e dei cori polifonici. Una sera, nella piazza davanti alla chiesa dei Martiri, il presepe vivente è animato da coppie in costume arrivate da ventitré paesi della Sardegna, che portano i doni dentro una capanna di frasche: per qualche ora quel presepe è un censimento degli abiti tradizionali dell'isola.

Venti comuni sotto un cartellone

«Natale nel Cuore della Sardegna» non è una festa di paese: è un cartellone unico promosso dalla Camera di Commercio di Nuoro, che tiene insieme venti comuni — Bari Sardo, Bitti, Bosa, Budoni, Desulo, Dorgali, Fonni, Gavoi, Isili, Lanusei, Macomer, Nuoro, Nurri, Orosei, Seui, Siniscola, Sorgono, Tertenia, Torpè e Tortolì — e sette territori, dalla Barbagia all'Ogliastra. L'impegno dichiarato è di oltre 400.000 euro di risorse regionali, e il programma mette assieme mercatini tematici, spettacoli itineranti, concerti e iniziative gastronomiche.

Come si chiama il Natale, in sardo

In Sardegna il Natale ha un nome proprio: Pasca 'e Nadale, o Paschixedda, che è un diminutivo — perché la festa più grande resta *Sa Pasca Manna*, la Pasqua. Nell'Ottocento e nel primo Novecento era il momento in cui la famiglia si ricomponeva, coi pastori che tornavano dalla transumanza per la *nott'e xena*, la notte della vigilia; quel pasto era frugale, e nel Logudoro all'inizio del Novecento è documentato il digiuno fino alla messa di mezzanotte, con un piatto di pasta al sugo di noci pestate per chi voleva mangiare senza profanare la vigilia. Il giorno dell'abbondanza era il 25.

Il ceppo che deve durare fino all'Epifania

Il gesto centrale è il fuoco. La sera del 24 il camino si alimentava con un grande ceppo conservato apposta — su truncu 'e xena — che doveva ardere per tutte le festività, fino all'Epifania: non si doveva spegnere, ma nemmeno bruciare del tutto, e che restasse acceso era presagio di salute e prosperità. Attorno a quel focolare gli anziani raccontavano ai bambini i contos de fochile, i racconti del focolare, che non erano tutti rassicuranti: fra le figure ricorrenti c'erano Maria Mangrofa, la strega mangiatrice di bambini di Orosei, e Maria Puntaoru. E c'era un gioco, su barrallicu: una trottola a quattro facce, una lettera per faccia — T per *tottu*, tutto; N per *nudda*, niente; M per *metadi*, metà; P per *poni*, metti — e la faccia su cui si fermava diceva che fare del bottino di noci, castagne e frutta secca. Alle famiglie che non potevano permettersi un pranzo la collettività portava sa mandada, una riserva di salumi, latticini e dolci.

Il canto che si esegue solo qui e a Maiorca

Ad Alghero, la notte della Vigilia, nella Cattedrale di Santa Maria si canta «Lo Senyal del Judici», il canto della Sibilla: un canto medievale in lingua catalana che, sul modello del *Dies irae*, annuncia il giudizio finale nella valle di Giosafat. Viene eseguito ininterrottamente dal Medioevo solo ad Alghero e a Maiorca, è patrimonio immateriale dell'Umanità dell'Unesco, e ad Alghero si esegue dal XIV secolo durante la *Missa del Gall*; il testo è documentato da una trascrizione del canonico Antonio Michele Urgias del 1828. Una volta, mentre si cantava, due chierichetti impugnavano l'uno la spada e l'altro lo scettro. Il resto del Natale algherese sta dentro il Cap d'Any de l'Alguer, e l'albero di Porta Terra lo costruiscono gli studenti del Liceo Artistico su un'opera dell'artista Tonino Serra.

I dolci, i canti, e i due presepi

Sulla tavola arrivano sa tunda, il pane rotondo con noci e uvetta; su bacchiddu 'e Deu, il pane allungato che somiglia al pastorale del vescovo; e le pabassinas, i biscotti glassati a rombo con mandorle, sapa, uvetta, noci e nocciole. Dei canti, *Su Ninniedhu* è una ninna nanna per Gesù Bambino intonata «a duru duru», sul ritmo del ballo sardo; e nel 1927 don Pietro Casu scrisse le «Cantones de Nadale», nove canti, uno per ogni giorno di Novena, in sardo anziché in latino — una scelta che andava contro gli usi in vigore fino al Concilio Vaticano II. Dei presepi: a Olmedo è fatto interamente di pasta di pane, con oltre centosessanta personaggi lavorati dalle artigiane del posto, e sta nella chiesa romanica di Nostra Signora di Talia; a Calangianus cambia quartiere ogni anno e si monta dentro vecchie case e cantine di granito, con i mestieri scomparsi come il quadrettaio, che tagliava il sughero in quadretti.

Domande frequenti

Quali sono i mercatini di Natale in Sardegna?

Otto: Alghero, Arzachena, Bari Sardo, Bosa, Cagliari, Fonni, Nuoro e Stintino.

Che cos'è «La Betlemme d'Europa» di Stintino?

Il presepe diffuso del paese: più di cento statue a grandezza naturale, in dodici tappe, e ognuna è adottata da una famiglia, un'associazione o un condominio di Stintino.

Qual è il paese più alto della Sardegna?

Fonni, a mille metri sulle pendici del Gennargentu: a Natale ogni suo rione storico costruisce il proprio presepe.

Che cos'è su truncu 'e xena?

Il grande ceppo che la sera della vigilia si metteva nel camino e doveva ardere fino all'Epifania: tenerlo acceso era segno di salute e prosperità.