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Palio di Alba 2026 - La corsa degli asini tra i borghi
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 19/09/2026.
Il Palio degli Asini si corre ad Alba, in provincia di Cuneo, la prima domenica di ottobre, e apre la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba. I nove borghi della città si contendono un drappo dipinto per l'occasione da un artista, in una corsa divisa in due batterie di qualificazione e nella finale, con gli asini sorteggiati la mattina stessa in piazza Risorgimento. La corsa è preceduta da una sfilata storica medievale con oltre mille figuranti in costume, e nacque nel 1932, quando Pinot Gallizio organizzò una corsa di asini in chiave parodistica per rispondere al ben più nobile palio dei cavalli della rivale Asti.
Nove borghi per un drappo dipinto
La prima domenica di ottobre Alba si divide in nove. I borghi che si contendono il drappo sono il Borgo dei Brichet, quello di San Lorenzo, la Moretta, i Patin e Tesor, le Rane, Santa Rosalia, Santa Barbara, San Martino e il Fumo, e ciascuno manda in pista un asino e un fantino. Il Brichet è quello che guida l'albo d'oro.
Il premio è un drappo, dipinto per l'occasione da un artista, e la sua presentazione è uno dei momenti più attesi dell'autunno albese: consegna alla città il simbolo attorno a cui si raccolgono la competizione fra i borghi e il senso di appartenenza. Attorno a quel drappo lavorano migliaia di volontari, che si impegnano tutto l'anno e traducono quel lavoro nelle coreografie e nelle scenografie dei mesi autunnali.
Il Palio degli Asini apre la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba, nel capoluogo delle Langhe, in provincia di Cuneo. Le Langhe sono riconosciute Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, e la giornata del Palio intreccia la corsa, il folclore piemontese e il tartufo bianco.
Le cronache del 1275 e la leggenda
Nel 1275 Alba e Asti erano in guerra. Il 10 agosto di quell'anno una parte delle truppe astigiane mise a ferro e fuoco il Monastero di San Frontiniano, a sud di Alba, devastando le vigne e gli alberi. Poi, a manifestare la propria supremazia del momento, gli astesi corsero il loro palio proprio sotto le mura della città nemica.
L'episodio venne annotato dal cronista Guglielmo Ventura nel suo Memoriale: gli astesi vennero ad Alba, a San Frontiniano, devastarono le vigne e gli alberi, e vicino alle porte della città si corse il palio astese, come si usa fare ad Asti nella festa di San Secondo, e ciò avvenne nella ricorrenza del Beato Lorenzo, anno del Signore 1275. Quel breve passo è l'unica fonte nota di quella giornata, ed è anche la prima traccia documentale del Palio di Asti.
Da qui in avanti si entra nel racconto. Si narra che il nuovo Podestà di Alba, per farsi beffe di un nemico che aveva soltanto sconfitto una piccola comunità di frati senza scalfire la città, avrebbe ordinato di correre un palio cittadino con gli asini. Nella versione che si tramanda, i borghigiani lo informano delle devastazioni e del palio corso dai nemici sotto le mura, ed egli invita i reggitori dei borghi a organizzare per la domenica successiva una corsa non con i cavalli ma con gli asini. Di quella reazione, però, non resta traccia in nessun documento: la leggenda nacque molto dopo, e la corsa degli asini di Alba nacque nel 1932.
Pinot Gallizio e il palio del 1932
Dal 1929 gli astigiani avevano ripreso a correre il loro palio, senza mai invitare gli albesi, che da tempo ambivano a parteciparvi. Nel 1932 negarono ai fantini di Alba anche la possibilità di correre il palio cittadino, ignorando una promessa fatta in precedenza. Fu allora che Pinot Gallizio, artista eclettico e uomo di cultura e di spirito, pensò di rispondere allo sgarbo organizzando un palio con gli asini, proprio come raccontava la leggenda.
Il campo di corsa fu allora piazza San Giovanni, che gli albesi chiamavano «Piassa dij Brichèt e di Cochèt», la piazza dei bricchi e dei bachi da seta. La città venne divisa in sei borghi, fra cui San Giovanni Postiglioni o della Stazione, Sagrinte nen — «non disperarti» —, Bonomo, cioè Buonuomo, San Lorenzo e Catena. Ogni borgo aveva un borgomastro che rappresentava i borghigiani, e tutti insieme preparavano l'evento. Per quella prima corsa fu confezionato un drappo con dipinta sopra la testa di un asino e l'anno: il borgo che lo vinceva lo teneva fino all'anno seguente, poi lo restituiva alla vigilia perché potesse passare al nuovo vincitore.
Nell'Italia fascista Mussolini fece bandire tutti i pali della penisola tranne quello di Siena, e la Seconda Guerra Mondiale interruppe anche quello albese. Nel 1951 Osvaldo Cagnasso lo fece rinascere sotto il nome di Giostra delle Cento Torri, in omaggio alle torri che in età medievale valsero ad Alba il nome di città delle cento torri. La città fu divisa in quattro rioni, San Lorenzo, San Giovanni, San Damiano e Moretta, e alla giostra poterono partecipare anche i comuni di Canale, Guarene, Neviglie, Priocca, Barbaresco e Vezza.
Nel 1967, durante una riunione del comitato della fiera, nacque l'idea di ripristinare il palio degli asini dentro la Fiera del Tartufo, aggiungendovi una rievocazione storica in costume del comune medievale. L'entusiasmo contagiò la città, e dove c'era un bar nasceva un borgo con il suo comitato: al Calissano il Borgo San Lorenzo, al Rossetti quello dei Sagrin, al Vecchio Elefante i Brichèt, al Saionara le Rane, al bar Principe Santa Barbara, al bar Piave il Fumo, al Croce Bianca — oggi Hotel Medea — i Bijin, che prendevano il nome dalla frazione Piana Biglini, e al bar del Rondò i Passatempi. Altri nacquero in case private: i Patin e Tesor, la Moretta, il Gallo o San Frontiniano, la Piassa d'Arme. Alla giostra presero parte dodici borghi, la partecipazione più alta mai raggiunta, e il campo venne allestito fra piazza Duomo e piazza Rossetti. I premi erano il Palio al vincitore, un paio di speroni dorati al secondo, un gallo di razza al terzo, una corona di quercia al quarto, un'insalata al quinto e un'acciuga al sesto. Oggi si arriva al traguardo per il Palio, il torrone e l'acciuga.
Anche il campo si è spostato negli anni: prima piazza Cagnasso, poi piazza Sarti, quindi di nuovo piazza Cagnasso, e in alcune edizioni la pista gira attorno al Duomo, fra piazza Risorgimento e piazza Rossetti.
Il Capitolo e l'Investitura del Podestà
L'autunno albese comincia a settembre con il Capitolo della Giostra delle Cento Torri, l'assemblea dei borghi cittadini che si riunisce per decidere la «Bela Trifulera dei Borghi» e presenta gli appuntamenti a cui i borghi prenderanno parte. Al termine della cerimonia parte il corteo storico, che dal cortile della Maddalena attraversa il centro fino a piazza Risorgimento, dove il drappo riceve la benedizione davanti al Duomo. Il corteo dei borghi sfila con il Gruppo Sbandieratori e Musici Città di Alba, riconoscibile dagli smalti bianchi e rossi che identificano la città, e raggiunge il Palazzo Comunale: qui i presidenti dei borghi vengono accolti dal sindaco e con lui affiggono al balcone la bandiera della Giostra. A fine settembre il drappo e gli stendardi dei borghi vengono benedetti durante la messa nel Duomo.
Poi viene l'Investitura del Podestà, in piazza Risorgimento, che è la rievocazione dell'indizione della corsa. Secondo la tradizione, è solo qui che il drappo viene svelato. Protagonisti sono il Podestà, la massima carica civile delle città medievali, e la Signora di Alba, figura allegorica vestita con gli smalti bianco e rosso che rappresenta la città: la sua interprete viene scelta dal borgo che ha vinto il Palio dell'anno precedente. I due ricevono gli omaggi e l'atto di sottomissione dei nove borghi, rappresentati da reggitori, stendardi e coppie di nobili. Finita la cerimonia, sempre in piazza Risorgimento comincia la festa dei borghi con la «Cena sotto le Torri», aperta a tutti, albesi e turisti.
La grande sfilata in costume medievale
Dal primo pomeriggio della domenica il corteo parte da piazza Ferrero, con in testa il gruppo storico della Giostra delle Cento Torri e gli sbandieratori Città di Alba, che aprono la strada con i loro numeri a ritmo di tamburi e chiarine. Sfilano oltre mille figuranti in costume: dame e cavalieri preceduti dai portastendardi, soldati, alabardieri, nobili, mercanti e popolane, vecchi e bambini, damigelle in abiti damascati e matrone in velluti pesanti, e il Podestà con accanto la Signora di Alba. Agli angoli delle vie gli sbandieratori fanno volteggiare i drappi colorati, mentre dai balconi e dalle finestre delle vie principali pendono gli stendardi.
La sfilata è anche una tenzone. Ogni borgo propone un episodio della vita trecentesca albese, scelto nel corso dell'anno, e lo mette in scena una volta arrivato nell'arena. Una giuria di esperti, che non sono albesi, valuta le rappresentazioni e assegna il premio per la migliore sfilata e per la migliore rievocazione storica. Il primo borgo a sfilare è quello che ha vinto il Palio dell'anno prima. In tutto, alle rievocazioni lavora circa un migliaio di volontari.
Dietro i costumi c'è un lavoro che dura tutto l'anno. Il Borgo di San Lorenzo ha ricevuto numerosi riconoscimenti per i suoi abiti, riprodotti a partire da una ricerca storica e cuciti dalle sue sarte, coordinate da costumiste di fama internazionale come Andretta Ferrero. Il gruppo di sbandieratori dello stesso borgo nacque nel 1984, per iniziativa di ragazzi che frequentavano la parrocchia del Duomo e volevano partecipare più attivamente al Palio: le bandiere del borgo furono ritrovate murate nella canonica del Duomo.
Gli asini sorteggiati e le due batterie
La giornata si apre in mattinata in piazza Risorgimento, con l'assegnazione a sorte degli asini ai borghi. Vige il sorteggio integrale: nessun borgo ha asini di proprietà, e le cavalcature vengono estratte la mattina stessa, così che nessuno parta avvantaggiato. Al riparo del Duomo si allestiscono recinti con transenne e balle di paglia dove gli asini alloggiano e vengono controllati dai veterinari, mentre i fantini cercano di prendere confidenza con l'animale che è toccato loro.
Nel pomeriggio si corre. La gara è divisa in due batterie di qualificazione e nella finale, dove gareggiano i migliori asini e fantini usciti dalle batterie; in ogni batteria corre un concorrente per borgo, e vince il Palio il primo che compie i tre giri del circuito. Con la seconda batteria si assegna anche il Palio delle città gemelle di Alba, a ognuna delle quali viene abbinato un borgo. Fra una batteria e l'altra entrano in scena gli sbandieratori e i figuranti.
Gli asini, però, non hanno alcuna propensione alla competizione, e sono loro i veri protagonisti. Scalciano, si fermano all'improvviso, arretrano, e talvolta corrono nella direzione opposta a quella della gara. La corsa resta alla mercé dei capricci dell'animale, che domina la scena a scapito dei fantini — professionisti, e costretti a convincerlo a procedere fino al traguardo. La fortuna conta più della velocità, e il tono è quello sarcastico delle origini: l'evento è goliardico, e si corre nel pieno rispetto degli animali, un po' meno dei fantini.
Alla fine resta un solo borgo vincitore. La manifestazione si chiude con la premiazione, e il drappo passa nelle mani di chi lo terrà per un anno.
Come arrivare alla festa
Raggiungere il Palio ad Alba è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Alba si trova a 1,2 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Alba Mogliasso dista 2,2 chilometri, cioè 3 minuti di strada.
Da vedere qui intorno
Nei dintorni, altre tradizioni che si tengono in questi mesi.
- Palio dei Borghi a Fossano — giugno
- San Michele arcangelo a Cuneo — settembre
- Magico Paese di Natale a Govone — novembre