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Palio dei Borghi - Giostra de l'Oca a Fossano e il taglio della testa dell'oca 2027
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 19/09/2026.
Il Palio dei Borghi – Giostra de l'Oca si tiene in giugno a Fossano, in provincia di Cuneo, in Piemonte, e dura tre giorni. Sette borghi cittadini si sfidano nella corsa dei cavalli e nella gara di tiro con l'arco nell'arena di piazza Castello, e la somma dei punteggi delle due specialità assegna il Palio, uno stendardo dipinto ogni anno da un artista. A Fossano, però, non basta arrivare primi: il fantino che taglia per primo il traguardo deve recuperare una spada, entrare nel rettilineo e tagliare la testa dell'oca posta in un cesto a terra. È la particolarità che contraddistingue questa corsa, e viene da un gioco vecchio di secoli.
Il 18 luglio 1585
La storia che il Palio continua a raccontare comincia in una data precisa: il 18 luglio 1585. Nell'estate di quell'anno Carlo Emanuele I di Savoia e la giovane sposa Caterina d'Asburgo, Infanta di Spagna e figlia di Filippo II, stavano rientrando in Piemonte dopo le nozze celebrate in Spagna; il viaggio nuziale li portava da Barcellona a Torino, e Fossano era una delle ultime tappe. La coppia ducale arrivò in città da Nizza, dopo avere attraversato Savona, Ceva e Mondovì.
Fossano li accolse per alcuni giorni con cerimonie, incontri e spettacoli. I cittadini si riversarono nelle strade per vedere da vicino i loro signori, si organizzarono giochi e momenti di intrattenimento, e in onore della coppia regale si tennero solenni festeggiamenti con un grande spettacolo pirotecnico. L'inginocchiatoio commissionato dall'amministrazione cittadina venne spostato in Duomo, ed era sormontato proprio da un palio di drappo rosso — un baldacchino — che avrebbe poi accompagnato i duchi durante la sfilata. Il «Palio», allora, era lo stendardo che veniva dato in premio al borgo vincitore dei giochi.
L'oca nella cassetta e la spada
La Giostra de l'Oca è più antica del corteo che la incornicia: la sua origine risale al Trecento. I cavalieri al galoppo dovevano tagliare con la spada la testa di un'oca posta in una cesta, e non era cosa facile. La bestia veniva messa dentro una cassetta dalla quale, quando si sentiva sicura, sporgeva la testa e il lungo collo; appena sentiva il rumore degli zoccoli del cavallo si acquattava, nascondendo la testa. Il vincitore si portava a casa la presa.
Il gioco fu soppresso verso la metà del Settecento. Rivive oggi in modo non cruento, attraverso il tiro con l'arco e la corsa dei cavalli, con l'impiego di sagome di oche in polistirolo.
La rinascita ha una data anche lei: nel 1961 la Giostra venne riproposta sotto forma di rievocazione storica, col nome di Palio dei borghi, per rievocare la leggenda del soldato di ventura Giunalin Magliano, al soldo dei Savoia, reduce vittorioso dalle Fiandre, dove aveva combattuto e persino trovato una sposa. Dall'anno successivo il Palio, rinominato Giostra de l'Oca, rievoca la visita del 1585. Negli anni Sessanta del Novecento i borghi erano soltanto quattro, e ci si riferiva a loro come parrocchie: borgo Vecchio, borgo Salice, borgo Romanisio — ora Piazza — e il Borgatto, ora Sant'Antonio. Oggi sono sette: Borgo Vecchio, Borgo Salice, Borgo Piazza, Borgo Sant'Antonio, Borgo San Bernardo, Borgo Nuovo e Borgo Romanisio.
La cena nel cortile del castello
La manifestazione dura tre giorni e comincia il giovedì, nel cortile interno del castello, con la cena rinascimentale a cura della Pro Loco. Il menù è ispirato alla tradizione dei grandi banchetti rinascimentali ed è studiato a partire dai documenti dell'epoca, rivisitati in chiave contemporanea: pesce di fiume — il Borgo Vecchio nasce come borgo di pescatori del fiume Stura — cacciagione e agrodolce sono i sapori principali della tavola. La serata è allietata da danze di epoca rinascimentale, alla presenza del Monarca e della Monarchessa, degli Abbà e delle Abbadesse.
Mentre si cena, nell'arena antistante il castello si procede con le prove dei cavalli davanti ai giudici. Sono sette, non risiedono nel Comune di Fossano e le loro decisioni sono insindacabili: verificano la presa della spada da parte dei fantini in corsa e soprattutto che non vengano commesse irregolarità da quando il canapo, ovvero la corda, è a terra. Uno di loro è il mossiere, che gestisce la partenza e posiziona i cavalli alla linea in due batterie, da tre e da quattro. I fantini del Palio non sono professionisti, ma persone appassionate che corrono per spirito di competizione.
I giochi del venerdì e i cento trabucchi
Il venerdì sera si apre con la sfilata della corte del monarca e l'esibizione degli sbandieratori in piazzetta Manfredi, per un totale di circa 600 figuranti in abiti rinascimentali. Poi, nell'arena di piazza Castello, arrivano i giochi della tradizione fra i popolani: la sotula, cioè la trottola, il tiro alla fune, l'uovo volante, il taglio del tronco e la corsa di cento trabucchi — il trabucco è un'unità di misura piemontese utilizzata fino al 1818, equivalente a 51,38 centimetri.
Ogni borgo schiera una squadra di quattro, ragazze e ragazzi, ciascuno col colore del proprio quartiere. Le prove cambiano: la Staffetta dell'oca si articola in quattro stazioni — salto con il sacco, strisciare sotto una rete, una trave composta da elementi sfalsati, il lancio dei sacchetti — e si affronta trasportando un testimone particolare, un sacco di juta contenente venti sacchetti che serviranno nell'ultima fase. Nella «Corsa legata e tenuta di ferro» tre componenti, legati fra loro alle caviglie e disposti in fila indiana, devono muoversi in perfetta sincronia trasportando diciotto sacchetti da un secchio pieno a uno vuoto; poi entra in scena il quarto, che solleva il secchio con quei diciotto sacchetti e lo tiene sospeso davanti a sé il più a lungo possibile. Chiude la Corsa alle bandiere, una staffetta lungo tutta l'arena, e fra una prova e l'altra tornano le manche di tiro alla fune.
Quello che sembra un gioco decide il giorno dopo. Il borgo che si aggiudica i giochi del venerdì gareggerà nella batteria dei cavalli da tre e potrà scegliere la posizione di tiro con l'arco; la classifica manda gli ultimi quattro borghi nella batteria da quattro e i primi tre in quella da tre, mentre l'ordine di tiro degli arcieri si compone ribaltando la stessa classifica, così che i primi a tirare siano quelli dell'ultimo borgo classificato. Alla fine della serata gli arcieri provano i tiri dalla pedana con il buio, nelle condizioni in cui tireranno l'indomani, e in tarda serata lo spettacolo pirotecnico illumina piazza Castello.
Ventuno arcieri e diciotto frecce
Il pomeriggio del sabato si apre con le prove degli arcieri. Sono tre per ciascun borgo, ventuno in tutto, e hanno diciotto frecce per abbattere diciotto sagome di oche in movimento su un nastro trasportatore, posto a 23 metri di distanza, nel tempo massimo di sei minuti. L'attrezzatura è prescritta: un arco di tipo storico, in un pezzo unico non componibile, e frecce in legno con impennatura naturale. Durante la gara vera e propria ogni arciere scaglia sei frecce contro le oche in movimento da una parte all'altra del fossato del castello, in alternanza alle manche dei cavalli.
In serata il corteo storico dei sette borghi e quello del Monarca e della Monarchessa sfilano lungo via Roma e via Cavour fino a piazza Castello, accompagnati dagli sbandieratori Principi d'Acaja al suono delle chiarine, per un totale di circa 650 figuranti in costumi dell'epoca. Il Monarca e la Monarchessa rappresentano con i loro abiti sontuosi l'illustre coppia ducale e, insieme agli Abbà e alle Abbadesse dei borghi, ai nobili, agli ecclesiastici, agli artigiani e ai popolani, riportano il pubblico alla Fossano cinquecentesca; dal palco d'onore in piazza Manfredi ricevono l'omaggio dei figuranti dei sette borghi durante il passaggio verso il Castello. I figuranti, intanto, vengono giudicati per gli abiti, il portamento e la coerenza storica dalla giuria del «palio dell'eleganza e del portamento».
Le bandiere dei Principi d'Acaja
Gli sbandieratori partecipano alla rinascita del palio cittadino fin dal 1962, nel ruolo di alfieri porta-bandiera dei borghi. Il gruppo prende forma ufficialmente nel 1966, anno di fondazione, e nello stesso anno collabora alla fondazione della Federazione Italiana Antichi Giochi e Sport della bandiera. Nei primi anni Novanta, su iniziativa della sua assemblea, cambia nome: da «Sbandieratori del Palio dei Borghi» a «Sbandieratori Principi d'Acaja», in omaggio alle origini storiche della nobiltà fossanese e per la trasformazione del Palio dei Borghi in Giostra dell'Oca. Con il nome cambiarono i costumi e le bandiere: abbandonati i colori dei diversi borghi, restano i tre della città, rosso bianco e nero, suddivisi con cura fra le tre unità di sbandieratori, tamburini e suonatori di chiarina.
Il gruppo accompagna il corteo del Monarca fino all'arena, dove gli esercizi del singolo tradizionale, della coppia, della piccola e della grande squadra vanno sulle musiche medievali dei tamburi e delle chiarine, con gli squilli riprodotti a intervalli opportunamente valutati, il tempo tenuto dai muti e le ritmiche eseguite dai rullanti. Stabilire una data esatta dell'origine del gioco della bandiera è estremamente difficile: sembra nato dagli allenamenti degli alfieri, che con la bandiera arrivarono a compiere evoluzioni di carattere anche acrobatico. Nel Medioevo, durante i combattimenti, le mischie più furibonde si svolgevano intorno al vessillo: gli ufficiali badavano a non farlo cadere in mano al nemico e lo lanciavano lontano perché qualcuno lo portasse in salvo, e il lancio serviva anche a richiamare le truppe in vista di un pericolo immediato.
Due giri, poi la spada
La corsa dei cavalli è sempre organizzata su due batterie, una da tre e una da quattro, e i primi due classificati di ciascuna accedono alla finalissima. Il percorso è in sabbia: dopo il tratto rettilineo iniziale i cavalli svoltano a destra e compiono tre giri completi; al termine dell'ultimo il fantino recupera una delle spade poste ai lati del percorso ed entra nel rettilineo per il taglio della testa dell'oca, in polistirolo, posta in un cesto a terra. Il primo che taglia è il vincitore.
Terminate le gare si stilano due classifiche, una per il tiro con l'arco e una per la corsa dei cavalli, e la somma dei punteggi definisce il vincitore: al borgo che vince viene assegnato il Palio, uno stendardo dipinto ogni anno da un artista. Il sabato sera, in realtà, i palii disputati sono due: quello ufficiale, corso dai cavalli sulla sabbia, e quello goliardico degli sfottò fra le tifoserie. Chiude la cena del Palio; e per chi cerca il sapore della festa fuori dall'arena ci sono i «Coup del Castel», i dolci ufficiali della manifestazione, in vendita al Forno dei fratelli Tallone.
Come arrivare alla festa
Partecipare al Palio dei Borghi - Giostra de l'Oca a Fossano è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Fossano si trova a 700 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Fossano centro - Villafalletto dista 2,4 chilometri, cioè 4 minuti di strada.
Altre feste in provincia di Cuneo
Nella stessa zona, altre feste con una loro storia.
- Giostra dell'Oca a Fossano — giugno
- Palio di Alba — ottobre
- Artico Festival a Bra — giugno