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Palio dl'Urmon a Robbio 2027 - La corsa delle carriole da cento chili
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 19/09/2026.
Il Palio dl'Urmon si tiene a Robbio, in provincia di Pavia, nel cuore della Lomellina, nella settimana che precede la prima domenica di settembre: gli otto rioni del paese si sfidano ogni sera in giochi in piazza, e la domenica conclusiva si corre la gara che assegna il palio. Il Palio consiste nella corsa a staffetta di tre atleti del rione che si scambiano la carriola — in legno, del peso di 30 chili e con un sacco di sabbia da 70 chili — per un percorso ad anello di 950 metri che parte da e ritorna a Piazza della Libertà. La manifestazione è nata nel 1985 per ricordare l'«Urmòn», il grande olmo secolare che sorgeva nella piazza davanti alla chiesa parrocchiale, abbattuto per una malattia.
Cento chili senza sponde
La carriola non ha bordi, e chi la spinge si alterna in corsa: ci sono tre atleti per rione che devono spingere una carriola di cento chili — 30 il mezzo, 70 il sacco — senza sponde, alternandosi alla guida su un percorso di poco meno di un chilometro nel centro di Robbio, con arrivo e partenza in piazza Libertà.
La griglia non è casuale, se la sono guadagnata nei giorni prima: le terne partono distanziate di tre metri l'una dall'altra in base all'esito dei giochi in piazza. E il tracciato ha un finale in salita: via Roma, poi il rettilineo di viale Lombardia, infine il pavè decisivo in leggera salita di via Marconi e l'arrivo in piazza Libertà.
È questa gara conclusiva, disputata la prima domenica di settembre, a decretare il rione vincitore del palio.
Un albero abbattuto, e una festa per non dimenticarlo
Il nome del palio è il nome di un albero che non c'è più: il Palio dl'Urmon è una manifestazione popolare nata nel 1985 a Robbio per ricordare un secolare e gigantesco olmo — Urmòn in dialetto — che era diventato, negli anni, il vero simbolo della comunità robbiese, composta da oltre seimila persone.
Quell'albero stava davanti alla chiesa e aveva visto passare tutti: «Urmòn», in dialetto robbiese, indica un olmo maestoso e secolare che per generazioni aveva svettato davanti al sagrato della chiesa, diventando un vero punto di riferimento per la comunità: sotto la sua ombra si erano celebrate nascite, matrimoni e lutti di più generazioni.
Quando l'albero venne abbattuto nei primi anni Ottanta a causa di una malattia, i robbiesi decisero di non lasciarne perdere la memoria: nel 1985 nacque così il Palio dl'Urmon, che ogni fine estate mette a confronto gli otto rioni storici del paese.
Il Palio celebra la vita del paese, incarnata dall'olmo abbattuto.
Otto rioni, otto epoche diverse
I rioni sono Torre, Muron, Ciot, Balin, Mulino, Campagnola, Piana e Castello, e ognuno non porta in scena un'epoca a caso: la manifestazione doveva unire eventi sportivi alla rievocazione storica, cioè la ricostruzione della storia caratteristica di ogni rione, così che ci sono otto rievocazioni specifiche legate al patrimonio architettonico e al periodo di costruzione del rione.
Il Rione Castello è legato al periodo tardo-medievale e primo rinascimentale del suo castello, il castello di Robbio, e la rievocazione porta scene legate alla vita del maniero. Il Rione Campagnola, costruito nel secondo dopoguerra e caratterizzato dalla presenza massiccia di cascine, ha una rievocazione legata alla vita contadina, in particolare all'attività delle mondine. Il Rione Torre è caratterizzato dalla torre Saner, del 1600: si tratta, quindi, di una rievocazione seicentesca.
Il Ciot — chiodo, in dialetto — prende il nome dal chiodo affisso alla cascina Eporedia, presso il quale sostavano i cavalli, attaccandovisi con le briglie nel 1600, e la sua rievocazione porta in scena la vita zigana del 1600.
Il Canton Balin occupa il centro, dove si teneva il mercato del pollame e delle uova attorno alla chiesa del 1100 di San Pietro, e rievoca lo storico allevamento di pollame, il pulajat. Il Muron — gelso — deve il nome alla vasta estensione di gelsi alla fine del secolo scorso, e rievoca la lavorazione dei bachi da seta.
La Piana prende il nome dalle vaste distese erbose, il pianòn, ha una chiesetta del 1400 dedicata a San Nicolao, patrono degli abitanti del rione, e rievoca la dominazione spagnola di Robbio. Il Mulin deve il suo nome alla presenza di un mulino elettrico e dell'antico mulino Mirandolo, e rievoca il lavoro dei mugnai, i murnè.
Ogni rione ha associata una chiesa e spesso utilizza come santo patrono il santo della chiesa presente in loco.
La fiaccola, i giochi, il corteo
La settimana si apre con un fuoco, e il modello è dichiarato: l'inizio dei giochi del Palio è annunciato dall'accensione di un braciere per mezzo di una fiaccola, la domenica precedente la domenica del Palio. La fiaccola, sul modello di quella olimpica, viene benedetta in un luogo di culto, che varia di anno in anno, per poi essere portata fino a Robbio a staffetta da podisti locali.
Quel fuoco dice due cose insieme: da un lato si vuole riaffermare il legame molto forte della comunità con la religione, alla quale era legato anche l'olmo; dall'altro si vuole inscenare un passaggio di consegne: la gestione della fiaccolata spetta, infatti, al rione vincitore del Palio precedente.
I giochi cambiano ogni anno ma vengono dalla stessa tradizione: per ogni edizione il consiglio direttivo dei rioni sceglie otto o dieci giochi in totale, circa due giochi a serata, come il tiro alla fune, la corsa con i sacchi o il taglio del bic, il tronco. Sono giochi legati alla tradizione contadina, e comprendono anche prove di abilità come «fa sü la tur».
La domenica comincia in chiesa e prosegue davanti al Comune: due ore prima della corsa gli stendardi dei rioni sono benedetti durante la messa. Successivamente parte il corteo storico che fa un percorso ad anello per poi fermarsi davanti al Municipio, dove gli otto scudi dei rioni sono esposti, ed è qui che ciascun rione porta in scena la sua rievocazione, che viene spiegata agli astanti. Nel pomeriggio i rappresentanti degli otto rioni sfilano per le vie del centro insieme agli sbandieratori di Mortara. Le epoche rappresentate vanno dal tardo medioevo fino al secondo dopoguerra, proprio allo scopo di rappresentare storicamente i punti salienti delle vicissitudini del paese.
Il trofeo è un olmo, e si mangia paniscia
Chi vince porta a casa l'albero, in miniatura: alla fine del Palio si ha la premiazione del rione vincitore con un olmo stilizzato di circa 80 centimetri, che il rione vincitore conserva per tutto l'anno e riconsegna durante il corteo al sindaco sotto al palco delle autorità.
La sfida più sentita, pur non comparendo in classifica, resta quella dei fornelli: ogni rione prepara grandi quantità di paniscia, il piatto simbolo della cucina lomellina a base di riso carnaroli, salame, lardo e verdure dell'orto, cotta a lungo con vino Barbera e servita insieme al cotechino a migliaia di visitatori.
La manifestazione si conclude con una grande risottata di paniscia, ovvero riso e duja, che viene distribuita in paese: la settimana si chiude come si era aperta, con l'intera comunità riunita, questa volta attorno a un piatto condiviso, nella domenica del corteo storico e della corsa con le carriole. La Sagra del Cotechino è nata in occasione della prima edizione del Palio dl'Urmon, per rivalutare una specialità locale che nella Lomellina ha la sua tradizione più gloriosa, e negli anni le si è affiancata anche la Sagra del Salame della Duja.
Come arrivare alla festa
Raggiungere il Palio dl'Urmon a Robbio è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Robbio si trova a 700 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Vercelli Est dista 17 chilometri, cioè 20 minuti di strada.
Altre feste in zona
Nei paesi della provincia di Pavia, altre tradizioni.
- Sagra del Salame d'Oca a Mortara — settembre
- Palio di Vigevano — ottobre
- Sant'Agostino e San Teodoro a Pavia — agosto