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Palio di Isola Dovarese 2026 - Il gioco del màgher con la tòla
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 19/09/2026.
Il Palio di Isola Dovarese si tiene il secondo fine settimana di settembre a Isola Dovarese, in provincia di Cremona. Per tre giorni il borgo riporta in scena il Quattrocento lombardo e l'illuminazione elettrica viene bandita: si sta alla luce delle torce, si paga in quattrini e si mangia nelle quattro taverne di contrada. La domenica pomeriggio le contrade Porta Tenca, Le Gerre, San Giuseppe e San Bernardino si sfidano nella corsa del gallo, nella corsa dei trampoli e nel gioco del màgher, e chi vince riceve il palio, un vessillo color terra bruciata.
Solo torce, per tre giorni
Il tutto si svolge alla luce di torce, mentre l'illuminazione elettrica viene bandita, dando vita a un'atmosfera nella quale lo spettatore si sente pienamente parte del tempo.
Il resto viene da sé: si è invitati nelle taverne a mangiare cibi antichi in cocci e con una posata di legno, con osti bizzosi e servitori in costume, su tavolacci dove abbonda il vino speziato mentre l'odore della legna dei bracieri pervade lo spazio. Ogni taverna propone un diverso gruppo giullaresco di intrattenimento, pietanze diverse e una differente ricetta di vino speziato, così che ogni contrada offra un'esperienza nuova a chi vi si avventura.
Si paga in quattrini
Nei tre giorni del Palio la moneta ufficiale è il Quattrino, reperibile presso l'apposito «Ufficio de Cambio» e le tre casse d'ingresso.
Le quattro contrade — Porta Tenca, Le Gerre, San Giuseppe, San Bernardino — hanno ciascuna la propria taverna: la Taverna dell'Aquila d'Oro per San Giuseppe, la Taverna della Tinca per Porta Tenca, la Taverna del Viandante per Le Gerre e la Taverna dei Sette Peccati per San Bernardino. Dentro si trovano mercanti, losche femmine, diavolerie e curiosità, musica e canto «finché l'alba non sopraggiunga».
Il màgher, la tòla e il custode
Dei tre giochi che assegnano il palio, due si spiegano in una riga e il terzo ha un regolamento tutto suo.
Ci sono la corsa dei trampoli, di velocità e a staffetta, e la corsa dei galli, incitati dalle popolane. Poi c'è il màgher — letteralmente «magro» —, un gioco storico di Isola Dovarese che consiste nel colpire, con un ciottolo di fiume, una latta d'olio circolare di cinque litri, la «tòla», posta a dieci metri di distanza dalla linea di tiro, recuperandolo e tornando rapidamente indietro.
Il ruolo che rende tutto complicato è quello del custode: deve riposizionare la tòla ogni volta che gli altri concorrenti la colpiscono, e per liberarsi — e poter tirare anche lui — deve toccare uno dei concorrenti che non l'hanno colpita al proprio turno di tiro, prima che gli altri tiratori attivi la colpiscano a loro volta, nel qual caso è costretto a riposizionarla. Vince la contrada il cui concorrente totalizza il maggior numero di tòle.
Chi vince riceve il palio — un vessillo color terra bruciata — e «la gloria» per un intero anno. Viene assegnato anche il Favete Linguis, premio speciale alla contrada che meglio si è distinta nella ricostruzione di ambienti, costumi e atmosfere.
Le chiavi passano al podestà
La festa comincia con un atto amministrativo, e l'amministrazione moderna si fa da parte.
Dopo la benedizione dei gonfaloni e delle contrade sul sagrato della chiesa arriva «l'arresto del tempo»: il sindaco di Isola Dovarese, accompagnato da una bambina e una donna che recano le chiavi della città su un cuscino, incontra il podestà rinascimentale per la consegna delle chiavi davanti a un palco allestito in Piazza Matteotti, alla presenza di musici. Il paese verrà governato per tre giorni dal podestà.
Segue la presentazione delle contrade, recitata da un presentatore professionista: prima sfilano i gonfaloni, poi il corteo storico rappresentato dalle famiglie nobili, e ogni cambio di contrada è segnalato dal rullo dei tamburi. La domenica pomeriggio dame e cavalieri sfilano in corteo rendendo omaggio alla famiglia Gonzaga, giunta in visita nelle terre dei Dovara, prima delle tre sfide.
Il convivio dell'alto lignaggio
La sera del sabato ha luogo il grande convivio, riservato alle persone di «alto lignaggio», con una grande tavolata nella piazza che fa da cornice allo spettacolo realizzato per i Signori ospiti, con pietanze prese dai ricettari dell'epoca.
Dietro tutto questo c'è un lavoro che non si vede: alla base della manifestazione c'è uno studio costante delle fonti — documenti d'archivio, testi teatrali, cronache, iconografie, tradizioni rituali, musiche, danze, abiti, simboli e forme della festa rinascimentale. A dare corpo alle serate sono gruppi che tornano ogni anno, come la Compagnia Teatro all'Improvvista, che cura la presentazione delle contrade e l'avvento del fuoco, e il gruppo di danza antica Tripudiantes Dovarensis, che firma lo spettacolo di chiusura.
Barbara di Brandeburgo, quella della Camera degli Sposi
La marchesa che la festa aspetta ogni anno ha un volto che tutti hanno visto almeno una volta.
Barbara di Brandeburgo (1422-1481), marchesa di Mantova, è immortalata nel celebre affresco di Andrea Mantegna che decora le pareti della «Camera degli Sposi» del castello di San Giorgio. Nel tardo autunno del 1458 fu ospite della famiglia Dovara mentre era di passaggio per recarsi a Cremona: soggiornò a Isola insieme alla figlia Dorotea, a quell'epoca promessa sposa a Galeazzo Maria Sforza, futuro duca di Milano e figlio di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. La visita aveva lo scopo di ribadire la sudditanza dei Dovara nei confronti dei Gonzaga.
La rievocazione fa riferimento alle fonti storiche che raccontano il convivio tenuto in onore della marchesa, in particolare il De honesta voluptade di Bartolomeo Sacchi, detto il Platina. Lo sfondo cronologico della ricostruzione — borgo, taverne, ricette, costumi — va dal 1451, anno del giuramento di fedeltà di Isola Dovarese a Ludovico Gonzaga, II marchese di Mantova, al 1490, anno dell'arrivo di Isabella d'Este a Mantova.
Dal 1967, e nel 1993 arrivò Beppe Monai
Da che se ne ha memoria il borgo è sempre stato diviso in quattro contrade, e fra i loro abitanti è sempre esistita un'accesa rivalità, che si palesava in particolare nelle feste popolari, quando i giovani si affrontavano in giochi e gare di abilità.
Riprendendo questa tradizione, nel 1967 un gruppo di isolani inventò la rievocazione storica, collegandola al matrimonio tra Anna Dovara e Filippino Gonzaga, col quale nel 1322 il borgo era entrato a far parte dei domini gonzagheschi d'Oltre Oglio — ed è dalla nobile famiglia Dovara che viene il nome del paese. Nel 2006 si cambiò ambientazione, passando alla visita del 1458.
La svolta di mezzo porta un nome e una data: nel 1993 Beppe Monai arrivò a Isola per tenere un corso di teatro della commedia dell'arte e di tecniche giullaresche, e suggerì di estendere il Palio — fino ad allora di un giorno solo — a tre giorni e di introdurre le taverne di contrada, che nelle sue intenzioni dovevano essere luoghi di teatralità oltre che di ristoro. Nel 1994 nacque il convivio del sabato sera, nel 2004 il Favete Linguis.
Da semplice festa di paese con tiro della fune, corsa coi sacchi e albero della cuccagna, la manifestazione è diventata una ricostruzione storica apprezzata a livello nazionale e internazionale, senza rinunciare ai tre giochi locali. Ogni contrada ha il suo magazzino dove custodisce i costumi delle varie edizioni, e la sartoria è spesso di tipo familiare: le case delle sarte di contrada hanno coinciso con i luoghi di conservazione degli abiti e con le sedi delle contrade. I costumi della prima fase non si usano più, perché non rispondenti all'epoca storica scelta.
Gli spettacoli cambiano ogni anno
Chi torna l'anno dopo non rivede la stessa festa: la cornice resta, il racconto no.
Gli spettacoli su piazza variano ogni anno, come il tema principale della festa, attinto dal vasto patrimonio culturale del Quattrocento per rappresentare l'atmosfera di una festa di corte, con danze rinascimentali, giochi di bandiere, attrezzi infuocati e figuranti.
Così un'edizione ha messo in scena la Danae di Baldassarre Taccone, testo legato alla Milano di Ludovico il Moro, ispirandosi agli apparati scenici della tradizione leonardesca; un'altra ha seguito il viaggio di san Brandano fra le isole della perdizione fino alla terra promessa, con le maschere realizzate dagli studenti di scenografia del Liceo Artistico «A. Stradivari» di Cremona; altre hanno portato in piazza il viaggio di Ulisse, la maga Circe, la guerra di Troia o «HOMULUS, il Viaggio di Ognuno», con l'Uomo accompagnato dalle figure allegoriche della Giustizia, della Bellezza e della Pigrizia. La domenica sera si chiude sempre allo stesso modo: uno spettacolo dal finale pirotecnico, curato dai gruppi isolani, con i fuochi a illuminare il cielo dell'Isola.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Isola Dovarese per il Palio chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Torre de' Picenardi, a 6,4 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Cremona, e il tragitto è di 21 chilometri per 19 minuti di guida.
Nei paesi vicini
Altri paesi vicini, altre feste.
- Festa del Salame a Cremona — ottobre
- Sant'Omobono a Cremona — novembre
- Festa del Torrone a Cremona — novembre