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Folklore e Rievocazioni

Palio di San Floriano a Jesi e la benedizione delle campanelle 2027

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
il weekend successivo il 4 maggio
Dove centro storico, Jesi

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: comune.jesi.an.it, letta il 19/09/2026.

Il Palio di San Floriano si tiene a Jesi, in provincia di Ancona, nel fine settimana successivo al 4 maggio, festa del santo compatrono della città, ed è preceduto dal Pre-Palio. Il 4 maggio in Duomo si benedicono le campanelle e comincia la Scampanada de San Fiorà: i bambini delle scuole primarie le suonano per scacciare il diavolo tentatore della leggenda del santo, e un corteo attraversa il centro storico fino a Piazza Pergolesi, dove si celebra la sfida fra il santo e la figura demoniaca. La rievocazione riprende la cerimonia con cui, fino al 1808, i Castelli del Contado presentavano il pallio a Jesi in segno di sottomissione; oggi il Palio si assegna con la gara fra gli arcieri dei Comuni della Vallesina.

La campanella suona, la campanella tace

Il 4 maggio è la giornata più sentita del Pre-Palio. Si benedicono le campanelle, davanti a una folta platea di famiglie e bambini, e si apre la Scampanada de San Fiorà: tanti ragazzini, soprattutto delle scuole primarie, sono pronti a suonare per scacciare il diavolo tentatore narrato nella leggenda del santo.

Il rito ha anche la sua canzone. «La campanella suona, la campanella tace se il mondo non è in pace» è il ritornello intonato durante la cerimonia, che in poche strofe racconta la leggenda di San Floriano ai bambini. Poi parte il corteo, guidato dai Tamburini Junior, che dal Duomo si snoda per i vicoli del centro storico, verso Piazza della Repubblica e lungo Corso Matteotti: lungo il tragitto, fra squilli e rullo di tamburi, va in scena la rappresentazione delle vicissitudini affrontate dal santo prima di entrare a Jesi, con i dialoghi fra San Floriano e il diavolo.

La conclusione è in Piazza Pergolesi, dove si celebra la sfida fra il santo e la figura demoniaca, vinta grazie alle croci disegnate e alle preghiere di San Floriano, che gli permisero di entrare trionfante a Jesi — e alle tante campanelle suonate dai bambini presenti. La «Scampanada» è anche una corsa fra i vicoli del centro storico, in ricordo della leggenda che vuole il santo in gara con il demonio per arrivare a suonare le campane della città.

Il pallio portato in segno di sottomissione

In età comunale, davanti alla chiesa di San Floriano, si celebrava nei primi giorni di maggio la grandiosa cerimonia della presentazione del Palio — drappo o stendardo — da parte dei Castelli del Contado, in segno di sottomissione e di unità con la città dominante.

Il meccanismo era preciso. Alla vigilia della festa ogni castello eleggeva un proprio rappresentante, che aveva il compito di recarsi alla cerimonia a cavallo portando il pallio sospeso a un'asta o lancia, e della cera per la chiesa del santo — offerta poi sostituita con del denaro. All'alba veniva formata l'«Armata pro Festa Sancti Floriani»: il corteo attraversava le principali vie di Jesi al suono di trombe e flauti, scortato da alcuni cavalieri, fino alla piazza San Floriano, oggi piazza Federico II, dove i rappresentanti erano accolti dal Podestà e dal Gonfaloniere.

Venivano quindi chiamati i Castelli e le Ville in ordine di importanza decrescente, e il loro rappresentante, agitando il pallio, giurava fedeltà e obbedienza alla città di Jesi. Terminata la cerimonia religiosa la festa continuava in piazza, con danze, banchetti e gare.

Dal 1227 fino a Napoleone

La prima attestazione della presentazione del pallio nel giorno della festa di San Floriano è del 14 settembre 1227, quando Jesi impose al Castello di Apiro, nella diocesi di Camerino, di sottomettersi. L'evento, iniziato verso la metà del 1200, si protrasse fino al 1808, quando fu abolito da Napoleone — l'occupazione francese nel territorio marchigiano interruppe la tradizione.

Nel XV secolo fu fatto obbligo dell'offerta del palio da parte della Magistratura e delle Comunità del Contado. E c'è un documento che spiega perché Jesi potesse pretendere quella sottomissione: il «Privilegio di re Enzo», la lettera scritta nel 1239 che decretava per la città di Jesi il privilegio di indipendenza e sovranità sugli altri Comuni della Vallesina, concesso da re Enzo, figlio di Federico II.

L'anello sospeso alla fune

Fra i giochi in onore del santo, il più atteso era la gara dell'anello. Un anello in argento o rame veniva sospeso a una fune, e il concorrente, armato di una lancia, doveva infilarlo correndo a piedi. La gara era aperta a tutti, cittadini di Jesi e forestieri, e il vincitore teneva l'anello.

Con il tempo si aggiunsero le armi da tiro: nel 1453 arrivò la gara di tiro con la balestra, e più tardi anche quella con lo schioppo.

Seta rossa e leone rampante

Il premio era un tessuto, e cambiava aspetto a seconda di chi lo offriva.

Il pallio era uno stendardo di seta di vari colori — rosso, nero, verde, giallo, d'oro, a tinta unita o decorato di rose e fiori — e su di esso era ricamata o disegnata la figura di San Floriano oppure il leone rampante, simbolo di Jesi e di molti castelli del contado. Nel palio della città il colore dominante era probabilmente il rosso, dallo stemma di Jesi, e nel mezzo era forse riprodotto il leone in argento, rampante e coronato. Ai nostri giorni consiste in un drappo di seta in cui campeggia la figura del santo su fondo blu, e il vincitore ha diritto di tenerlo per un anno, fino al Palio successivo.

Otto giorni di fiera, cinque quartieri

Attorno alla cerimonia e ai giochi c'era il terzo pilastro della festa: il mercato.

Il culto di San Floriano era celebrato con tre avvenimenti principali — la cerimonia religiosa di presentazione del pallio, i giochi in onore del santo e la fiera — e alla fiera partecipavano non solo i cittadini di Jesi, ma anche gente proveniente dal Contado e dalle regioni confinanti. Durava otto giorni, dal 30 aprile all'8 maggio: quattro giorni prima e quattro dopo la festa vera e propria.

Oggi la sfida si gioca fra i quartieri storici: Santa Croce, Posterna, San Giuseppe, San Pietro e San Benedetto, mentre il Palio di San Floriano vero e proprio si assegna con la gara fra gli arcieri dei Comuni della Vallesina.

Scacchi viventi, focoleria e corsa della campana

Il programma dei giorni di festa è lunghissimo, e mescola sacro e spettacolo.

Ci sono i cortei storici con i Sindaci della Vallesina e delle città ospiti che sfilano con i loro gonfaloni, la benedizione dei gonfaloni in Duomo, l'apertura delle taverne, il mercatino medievale, la ricostruzione del borgo con scene di vita del tempo e le messe in onore del santo. Nel programma compaiono la partita di scacchi viventi, il torneo della lancia e della spada degli armati, la corsa della campana fra i Comuni della Vallesina, la «Gara dei cento alla fune», la corsa dei carretti, lo spettacolo di focoleria e i fuochi d'artificio conclusivi.

C'è anche un corteo che porta in strada la reliquia di San Floriano, scortata dai Cavalieri del sacro ordine dei Templari, con la santa messa celebrata dal vescovo di Jesi. E resta il gesto antico dell'offerta: il dono di un «ciro di dieci libre at honore et reverentia dei Sancti Floriano et Settimmio», come recita l'Araldo in Piazza Federico II, dove il Sindicus consegna il cero al vescovo della città.

La rievocazione è stata riscoperta a metà degli anni Novanta: l'associazione ha ripreso il Palio dal 1994 e dal 1996 organizza in città la rievocazione dedicata al compatrono. Si tiene nel fine settimana successivo al 4 maggio, festa del santo, preceduta dal «Pre-Palio». Dal 2010, per onorare la memoria di don Mario Bagnacavalli, si organizza anche un Torneo di Tiro con l'Arco Storico che porta il suo nome. San Floriano, morto nel 304 d.C. sotto l'imperatore Diocleziano, è compatrono di Jesi insieme a San Settimio.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere del Palio di San Floriano, a Jesi, è alla portata di tutti. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Jesi è a 2,8 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Jesi Centro: da lì bastano 6 minuti di guida (4,2 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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