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Palio di San Ginesio 2027 - Il rione che vince si porta a casa mezza porchetta
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: atsg.it, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
Il Palio di San Ginesio si disputa il 15 agosto di ogni anno, in provincia di Macerata, dentro la settimana medievale di Medievalia che precede Ferragosto. A contenderselo sono i quattro rioni — Alvaneto, Ascarana, Offuna e Picena — con la Giostra della Pacca: i cavalieri si lanciano lungo un percorso tortuoso per centrare lo scudo del Saraceno. Il drappo lo tiene il rione che vince, ma il premio che dà il nome alla gara si mangia la sera stessa: la «pacca», la mezza porchetta con la quale festeggiare la vittoria.
Il premio si mangia
Il premio più atteso non si appende al muro: si mangia.
Ancora oggi il rione vincitore, oltre al drappo, vince anche la «pacca», la mezza porchetta con la quale festeggiare la vittoria. È il trofeo della contrada vincente, e viene consumato nel corso dei festeggiamenti dei contradaioli.
Il nome vale per l'intera gara: il Palio della Pacca è la sfida in cui i quattro cavalieri, ciascuno in rappresentanza di una delle quattro contrade, si contendono la pacca centrando lo scudo del Saraceno, cioè la sagoma di un cavaliere, nel corso di assalti portati a grande velocità lungo un percorso tortuoso.
Due bersagli, caso unico nel panorama paliesco
Quasi tutti i palii equestri hanno un bersaglio solo. Qui sono due, e la cosa è rivendicata.
Unico nel panorama paliesco, a San Ginesio i cavalieri sono chiamati ad affrontare i due bersagli classici: gli anelli e il «Saraceno», che qui viene chiamato «la pacca», in ricordo del gioco del 1390. Le gare si disputano sul classico percorso ad «8», che vede il cavaliere affrontare da solo il bersaglio.
Nella giostra dell'anello bisogna infilzare gli anelli, sorretti da un supporto metallico, in tre assalti consecutivi, da ripetersi per quattro tornate lungo il percorso prestabilito, che va coperto nel tempo limite di 60 secondi; gli anelli sono di dimensioni via via più piccole. Vince il rione il cui cavaliere totalizza il punteggio più alto sommando i punti degli anelli a quelli conquistati con il tempo, e sottraendo le penalità.
Nel Palio della Pacca il cavaliere deve colpire con una lancia il bersaglio sorretto dal Saraceno in tre assalti consecutivi, da ripetersi per tre tornate: il bersaglio è uno scudo posizionato su una struttura portante di legno, diviso in tre quadrati di diversa grandezza, con il punteggio graduato che va dal centro verso l'esterno. Anche qui contano i punti, il tempo e le penalità. La contrada che somma il punteggio migliore fra le due gare si aggiudica il Palio di San Ginesio.
Due lire al vincitore, nel 1460
La gara di oggi poggia su due righe di contabilità antica.
Era il 1460 quando il Camerlengo pagava «a Domenico di Gentile di Pericolo, concorrente col suo cavallo alla gara dell'anello che ha vinto, 2 lire» — Dominico Gentilis Periculj correnti cum equo suo ad anulum quem obtinuit libras duas denariorum. È uno dei due passaggi, estratti dall'imponente archivio storico, su cui si fonda la rievocazione.
Il Palio viene disputato e assegnato fin dal 1970, a ricordo delle gare che i giovani ginesini, addestrati alla difesa del paese, organizzavano come attività preparatoria all'uso delle armi. Nel tempo la formula è cambiata più volte: in alcune edizioni l'assalto singolo sull'«8» è stato sostituito da una formula a inseguimento, e per un biennio il Palio si è disputato «alla lunga», secondo un'antica espressione senese, con una corsa di cavalli che partendo da Porta Picena raggiungeva Piazza A. Gentili; un tempo concorrevano all'assegnazione anche competizioni riservate ad arcieri e balestrieri.
Quattro porte e un fazzoletto
I contendenti non sono contrade nate a tavolino: sono le porte della città.
Il Palio mette di fronte cavalli e cavalieri delle quattro porte di San Ginesio: Alvaneto, Ascarana, Offuna e Picena, ciascuna con i propri colori e il proprio drappo. Al mattino si svolgono le prove di selezione, dalle quali emergono i quattro cavalieri migliori; nel pomeriggio, dopo il sorteggio che li abbina alle quattro porte, i finalisti si contendono il palio.
C'è un gesto che precede la corsa e riguarda le dame: durante il Palio sono le protagoniste, nel campo, della cerimonia della consegna del fazzoletto, un rituale benaugurante per il fantino e per il cavallo. I maggiorenti della città seguono da un palco all'interno del campo di gara, mentre i rappresentanti delle porte, le dame e i figuranti assistono dal loggiato superiore dell'Ospedale dei Pellegrini, e gli assalti sono scanditi dal rullio sempre più frenetico dei tamburi e dal suono acuto delle chiarine.
Un corteo copiato dallo Statuto
Il corteo del mattino non è una sfilata di costumi: è un organigramma comunale rimesso in piedi.
Ogni ruolo trova la sua origine nello «Statutorum Terrae Ecclesiasticae Sancti Genesii Volumen» conservato nell'Archivio Storico del Comune, e tutt'oggi, nell'impersonare le varie figure della municipalità dell'epoca, si cerca di mantenerne intatte le caratteristiche necessarie per accedere a quella carica, soprattutto rispettandone l'età anagrafica.
L'ordine è quello di allora. Aprono le chiarine e i tamburi, seguono Portagonfalone e Gonfaloniere, i quattro Priori delle Contrade, il Notaio dei Crimini, l'Avvocato, il Dottore e il Procuratore della Municipalità; vengono poi il Capitano della Fiera, il Podestà, il Cancelliere, il Notaio del Monte di Pietà, il Chirurgo, il Maestro di Scuola, il Dativario, il Massaro; chiudono i quattro comandanti, l'uomo del Banco dei Pegni, il Pesatore, i quattro custodi delle Porte, il Baiulo, il Bombardiere e gli Armigeri. Trenta armati — fra armigeri, alabardieri e balestrieri — accompagnano il corteo, che si reca in Collegiata per la Santa Messa: lì il sacerdote officiante benedice il palio, che originariamente era un taglio di stoffa e oggi è uno stendardo, solitamente dipinto da un artista ginesino.
Il 15 agosto i figuranti del corteo storico cittadino superano abbondantemente i centocinquanta, e nella giornata intera partecipano oltre 200 persone in costumi tardo-medioevali, ricostruiti fedelmente nei tessuti, nella tintura e nella foggia.
Si comincia da paggetti
A San Ginesio il Palio è anche una scala che si sale con l'età.
Ogni partecipante lo ha vissuto come cammino di iniziazione alle pratiche civili e sociali: si inizia con l'essere paggetti, piccoli popolani con le armi di legno o con bambole di pezza; si cresce e si diventa armigeri, damigelle, popolane con il velo, dame, nobili del corteo comunale e delle porte. Ogni rione sceglie i suoi nobili, tre coppie di dame e cavalieri in rappresentanza del popolo ascarano, alvanetino, offunense e piceno, e i popolani più piccoli sono sempre numerosi, intorno ai centocinquanta.
Gli abiti, patrimonio di inestimabile valore affettivo, vengono tirati a lucido durante il lungo inverno: si sistema la passamaneria, si rinforzano i fili che tengono i bottoni di velluto.
La fiera dei quattro giorni prima e quattro dopo
Nella San Ginesio antica la festa del patrono era un affare di stato, con un uomo che comandava su tutto.
Negli atti antichi si parla sempre della festa di San Ginesio romano, sotto la cui custodia il nuovo castello era stato posto: già nel 1171 la festa del protettore veniva celebrata dal popolo sanginesino, e nel 1221 il pievano Guidone riceveva un canone d'incenso per la festa. Il 25 agosto era un giorno solenne per il popolo e per le istituzioni: si vestivano di abiti magistrali il Podestà e i Priori, le vicine comunità mandavano i trombettieri, e tutti intervenivano ai vespri solenni e alla messa del giorno seguente, offrendo il pallio e un cero alla chiesa collegiata. Il rituale era confermato dallo Statuto del 1582.
La festa era preceduta da quattro giorni di fiera e seguita da altri quattro, per concessione e munificenza del cardinale Andrea di Perugia con bolla del 15 ottobre 1386. Il Consiglio generale eleggeva il Capitano della fiera quindici giorni prima: nel giorno della festa e negli otto giorni della fiera aveva il supremo comando, decideva qualunque vertenza in materia di mercatura, poteva fare leggi, promulgare manifesti e dettare ordini; era sempre accompagnato da trenta soldati e doveva stare nel palazzo dei Priori senza mai tornare a casa sua. Prima di entrare in carica giurava sui Vangeli, davanti ai Priori e al Cancelliere, di osservare le leggi dello Statuto e di governare in pace i sanginesini; sceglieva poi un vicario che doveva andare a cavallo per la fiera, scortato dall'armata di Ripe e di Morico, per sedare discordie e risse e tutelare i contratti.
Ferro e Fuoco, e la fornaia che diede l'allarme
Il Palio non è un giorno solo: attorno c'è un agosto intero.
Le rievocazioni si concentrano soprattutto in agosto, con la settimana di «Medievalia» dall'8 al 15, e nei giorni che precedono il Palio si tiene «Ferro e Fuoco», con giochi, spettacoli antichi e taverne per le strade del centro storico.
C'è poi l'avvenimento iconico del 31 luglio, a Porta Picena: la Battaglia della Fornarina, che si riferisce a un episodio della guerra fra Ginesini e Fermani avvenuto nella notte del 30 novembre 1377 e immortalato per volontà della Municipalità nel celebre quadro omonimo. Nel borgo si allestiscono botteghe, osterie e addirittura un lupanare, si ripropongono gli antichi mestieri del conciaio, del tessutaio, del tintore e del forgiatore — poi l'incanto si spezza sotto l'attacco proditorio dei Fermani. Solo una piccola fornaia si accorge del pericolo e avverte che i nemici sono penetrati in città: l'allarme salva la comunità, e la battaglia si chiude con la fuga dei nemici e tanti morti sul campo, in un luogo che da allora fu chiamato Pian del Sangue.
La Giostra dell'Anello si corre la sera del 13 agosto, in notturna, e il Palio della Pacca il pomeriggio del 15 agosto, dentro la settimana medievale. In ogni caso la conclusione è la stessa: il vincitore, alla testa del corteo storico e dei tifosi della sua contrada, si avvia verso la piazza centrale dove gli viene consegnato il Palio, e dopo un giro d'onore comincia la festa popolare.
Come arrivare alla festa
Il Palio a San Ginesio si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Tolentino, a 17 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Caldarola, e il tragitto è di 14 chilometri per 14 minuti di guida.
Nello stesso periodo, poco lontano
Se ti fermi qualche giorno, ci sono anche queste.
- Il Ritorno degli Esuli a San Ginesio — maggio
- Giostra de le Castella a Caldarola — agosto
- Palio del Serafino a Sarnano — agosto