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Folklore e Rievocazioni

Palio della Somma a Somma Vesuviana con il rito dell'investitura del Magister Nundinarum 2026

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
12 settembre 2026
Dove Piazza Collegiata, Somma Vesuviana

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: ecampania.it, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

Il Palio di Somma Vesuviana si tiene nel secondo fine settimana di settembre a Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, nel borgo aragonese del Casamale. Gli otto rioni storici della città si sfidano in sei giochi della tradizione contadina vesuviana — la corsa con il sacco, il tiro alla fune, il palo di sapone, la corsa con il chirchio, la pignatta e il curuoglio — mentre il sabato si rievoca l'investitura del Magister Nundinarum, la carica concessa da Carlo II d'Angiò nel 1294. La manifestazione è nata nel 1991 da un'idea di un gruppo di giovani sommesi.

Una festa nata contro la camorra

Il 19 settembre del 1991 un gruppo di ragazzi, poco più che adolescenti, mise insieme il primo Palio: erano anni in cui la camorra era una presenza visibile sul territorio e non c'erano molte opportunità di svago per i giovani, e loro scelsero di rispondere con la cultura, la storia e la partecipazione popolare, con il desiderio di far rinascere la propria terra unendo tradizione e innovazione.

Da quell'intuizione è nato un lungo lavoro di ricerca storica che ha permesso di ricostruire usi, costumi e giochi della tradizione locale e di restituirli alla città sotto forma di festa. Il Palio è organizzato dai ragazzi del Centro giovanile Vita e del Movimento Giovani per un mondo unito dei Focolari, con il patrocinio del Comune, e negli anni ha ottenuto anche il riconoscimento del Presidente della Repubblica Italiana.

Oggi non è soltanto un evento di tre giorni: è un cantiere che lavora tutto l'anno. I «laboratori della creatività» sono aperti a tutti e attirano decine di giovani e meno giovani, di qualsiasi credo, nazionalità o pensiero, che lavorano insieme su costumi, scenografie, testi, coreografia dei giochi, comunicazione, logistica e antichi mestieri. Chi sfila e chi gareggia è gente del posto, i costumi sono cuciti nei laboratori del paese, le musiche sono suonate dal vivo.

Il Magister con piena giurisdizione

L'antica concessione di Carlo II d'Angiò, del 1294, istituiva a Somma il Magister Nundinarum — il maestro della fiera — che durante la fiera medievale assumeva piena giurisdizione sul territorio per tutta la sua durata.

Il Magister era eletto dai nobili feudatari fra i primi cittadini, ed era anche una sorta di arbitro; solo in alcune Università veniva nominato direttamente dal popolo. Probabilmente già a partire dal XIV secolo a Somma si svolgeva un mercato autorizzato con diploma regio, e alla fine del XV secolo si aggiunse un'altra fiera presso la Chiesa di Santa Maria del Pozzo, con decreto di Giovanna III d'Aragona, per il martedì in Albis; la figura del Magister continuò fino al XVII secolo, e la fiera prendeva vita sette giorni dopo la Pasqua, durando circa otto giorni.

I re angioini autorizzarono i mercati in molte città e università del Regno di Napoli, e di quel periodo resta ancora oggi un verbo nel dialetto napoletano: accattare, dal francese acheter. Nel Medioevo il mercato era un luogo di acquisti ma anche di incontri, dove si ritrovavano persone di tutti gli strati sociali; la maggior parte dei mercanti erano ambulanti, che arrivavano dalle città e dai villaggi limitrofi portando svariati prodotti.

Il sabato del Palio è dedicato a questo: il rito dell'investitura del Magister Nundinarum, con il corteo che attraversa le vie del Casamale, di Margherita, di Prigliano e del centro urbano, la rievocazione del mercato medievale nell'antica piazza del Trivio al largo San Giorgio, le danze rinascimentali, la cena medievale, i menestrelli e le giullarate itineranti.

Otto squadre, sei prove

Il cuore agonistico è la sfida fra gli otto rioni storici della città, ciascuno con i propri colori, i propri capitani e il proprio seguito: Casamale, Margherita, Prigliano, Castello, Santa Maria del Pozzo, Costantinopoli, Starza Mercato e Carmine — tre rioni storici e cinque contrade.

Le prove sono sei, tutte recuperate dalla tradizione contadina vesuviana: la corsa con il sacco, che si fa con un sacco intorno agli arti inferiori tenuto con le mani fino all'altezza della cintura; il tiro alla fune; il palo di sapone; la corsa con il chirchio, il cerchio spinto con un bastone lungo il percorso; la pignatta, chiamata anche caccavella, da rompere bendati; e il curuoglio, in cui si corre tenendo un cesto in equilibrio sulla testa, come si usava fare nel passato.

Il nome del rione vincitore viene iscritto nell'Albo d'oro, e la vittoria resta negli annali del rione per un anno intero, alimentando una rivalità del tutto pacifica ma sentitissima.

Un palo unto, più per fame che per gara

Il palo di sapone, detto anche albero della cuccagna, è l'ascesa più difficile e più attesa della giornata.

«Un alto palo di castagno scortecciato viene issato tra i basoli. Il cerchio di una botte, fissato in cima, trattiene polli, salumi, provoloni, carte di maccheroni, castagne, noci, fichi secchi.» Nello spazio antistante la Collegiata, al borgo di Casamale, veniva approntato in occasione del Carnevale, ma spesso era issato anche per le feste nelle contrade.

Gli studiosi lo collocano fra i riti propiziatori della vegetazione, insieme alla Pertica — un lungo ramo di castagno tagliato nella selva, arricchito di doni e premi e offerto alla persona amata — e lo ricollegano ai culti arborei diffusi in tutta Europa a partire dall'area celtica: i premi e i doni della cuccagna rappresentano l'abbondanza e sono propiziatori di un ricco e fecondo raccolto.

Per i più poveri quel palo rappresentava una speranza, un miraggio quasi miracoloso, nel vedere appesi salumi, polli, agnelli, conigli e formaggi. I giovani più forti e coraggiosi si cimentavano nel palo unto di grasso più per fame che per competizione, a differenza di quello sommese di oggi.

La pignatta e l'equinozio

Anche la pignatta ha una storia che va molto oltre il gioco.

La prima domenica di Quaresima, chiamata anche Carnevalicchio, ci si confrontava nel gioco della «pignata», la tipica pentola di argilla usata un tempo per cuocere e rendere più saporiti i fagioli, che per l'occasione veniva riempita di leccornie e appesa al centro della stanza, fra la frenesia di bambini e ragazzi golosi del contenuto che di lì a poco sarebbe piovuto sulle loro teste come manna dal cielo. Era un gioco prettamente italiano e diffuso ovunque nelle nostre regioni, e forse per questa popolarità riuscì a valicare i confini e a incontrare tanta accoglienza in Spagna da dare perfino il nome di domingo de piñata alla prima domenica di Quaresima.

Quanto al significato, l'Allegretti ritiene che «la rottura della pentolaccia, approssimandosi l'equinozio di primavera, richiama i riti del capodanno; essa è il simbolo dell'anno che, morendo, offre i suoi semi per l'anno nuovo».

Perfino il cerchio ha i suoi precedenti: Orazio parla del gioco del cerchio presso i greci, e sebbene non ci sia pervenuto alcun esemplare, secondo un'antica norma i cerchi dovevano arrivare all'altezza dei fianchi dei fanciulli.

Casamale, il borgo murato

Il palcoscenico della rievocazione è il Casamale, il borgo fortificato di impianto aragonese che costituisce il nucleo antico della città: vicoli stretti, archi, corti interne e i resti della cinta muraria quattrocentesca. Somma Vesuviana si trova alle pendici del Monte Somma, il vulcano primordiale dal cui collasso nacque poi il Vesuvio.

La manifestazione si tiene il secondo fine settimana di settembre e riporta il centro storico all'atmosfera compresa fra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento. La domenica è dedicata al tempo della memoria e delle tradizioni popolari, con i giochi e la sfida fra i rioni; la tammorra e la musica popolare ritmano la scena fra stendardi e nobili casate, e dal balcone dell'antico palazzo al largo San Giorgio scendono sui tavoli della taverna antiche e delicate melodie napoletane. Ci sono le tammurriate e i canti a ffigliola, la piazza dei Ludi con la ricostruzione degli strumenti e delle modalità degli antichi giochi — la trottola, lo «strummolo», i birilli, il labirinto, la torre, giostre di legno — e le osterie con cibo di epoca medievale.

Il tema di un'edizione fu tratto da una descrizione contenuta nella Descrittione del Regno di Napoli di Scipione Mazzella, del 1586, dove Somma è chiamata «la bella terra di Somma».

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Palio a Somma Vesuviana richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Palma-San Gennaro, a 11 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Somma Vesuviana, e il tragitto è di 1,9 chilometri per 3 minuti di guida.

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