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Folklore e Rievocazioni

Rievocazione del Miracolo della Neve a Torre Annunziata e la pesca della Sacra Effige 2027

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
5 agosto 2026
Dove piazza Giovanni XXIII, Torre Annunziata

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: torresette.news, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

La rievocazione del Miracolo della Neve si tiene il 5 agosto a Torre Annunziata, in provincia di Napoli. Quel giorno le paranze escono in mare, davanti allo scoglio di Rovigliano, e rifanno il ritrovamento del 1354: era il 5 agosto del 1354 quando alcuni pescatori del borgo di Torre dell'Annunciata trovarono impigliata nelle reti da pesca una cassa contenente un mezzo busto raffigurante un'immagine della Madonna. La stessa effigie si festeggia anche il 22 ottobre, con la festa votiva che ricorda l'eruzione del Vesuvio del 1822.

Che cosa c'era dentro la cassa

Il contenuto non somigliava a niente di locale: una volta recuperata e poi aperta, essi trovarono con loro grande meraviglia un busto di terracotta che raffigurava una sacra immagine di una Madonna dal colore scuro con un mantello riccamente decorato in oro. La Madonna teneva in braccio il Cristo bambino, senza alcuna iscrizione, tale che non si sapeva che Madonna fosse.

Il volto, secondo il racconto del paese, cambiava colore: dai tratti chiaramente orientali, il volto della Madonna era caratterizzato da particolari colori che, secondo la tradizione popolare, si alternavano rapidamente, oscillando fra tonalità brune, rosse e chiare.

Da dove venisse è materia di ipotesi, e la più accreditata riguarda una fuga: l'ipotesi più accreditata fa risalire il prezioso ritrovamento a un naufragio avvenuto dopo il sacco di Costantinopoli, durante il quale numerosi oggetti sacri furono imbarcati per essere messi in salvo.

La lite con i pescatori di Castellammare

Il ritrovamento avvenne su un confine, e fu subito un problema: il ritrovamento diede origine a una disputa con alcuni pescatori di Castellammare di Stabia, che rivendicavano la proprietà del manufatto, affermando che era avvenuto nelle acque del loro territorio.

A decidere fu una magistratura elettiva: a risolvere la questione intervenne il capitano del popolo, una particolare figura di magistrato eletta ogni anno o ogni sei mesi dal popolo stesso, il quale diede ragione ai torresi.

Ma il segno che convinse tutti arrivò d'inverno, e diede il nome all'immagine: accadde così che in una giornata di gennaio particolarmente fredda la Madonna fu ritrovata coperta di neve all'esterno della cappella dell'Annunziata, nei pressi del porto; questo episodio suscitò grande meraviglia tra i fedeli, i quali interpretarono questo segno come un evidente gesto della Madonna di voler stare a Torre Annunziata, la città dei pescatori che l'avevano salvata dalle acque.

Il nome, del resto, si legava a una data che la Chiesa già celebrava: in mancanza di iscrizioni sul quadro che ne specificassero l'origine, fu chiamata Madonna della Neve, poiché il 5 agosto si celebra la miracolosa nevicata del 358 d.C. sul monte Esquilino — la stessa che indicò il luogo dove sorse la basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.

Le paranze che rifanno il ritrovamento

La rievocazione si fa in mare, con le barche da lavoro: da quel giorno, ogni anno, le paranze si avventurano in mare per ripercorrere quello stesso gesto che ha segnato la storia della loro comunità.

Il percorso è una processione acquea: la rievocazione si sviluppa attraverso una straordinaria processione a mare che parte dal porto, si sviluppa nelle acque antistanti il golfo torrese e approda a Rovigliano, di fronte al monumentale «scoglio».

La scena centrale è la pesca, e poi la lite: la tre giorni roviglianese si chiude con lo spettacolo delle paranze che gettano a mare le reti a strascico, dentro una delle quali si impiglia la Sacra Effigie, con la disputa tra pescatori torresi e stabiesi che se la contendono, e la decisione assunta dal capitano del popolo che la assegna a Torre Annunziata.

A recitarla sono i pescatori stessi: molti pescatori di Torre Annunziata simulano la contesa con i colleghi della vicina Stabia per condurre il quadro della «Madonna Nera», di origini bizantine, nella propria città.

La messa in scena si fa al tramonto e sulla sabbia: al tramonto l'arenile si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto, tra costumi storici, antiche barche in legno, musiche popolari e fiaccole accese, con la rappresentazione teatrale scandita da musiche della tradizione marinaresca e dal suggestivo sottofondo delle onde.

Poi la Madonna torna a casa per via d'acqua mentre la gente cammina: la Madonna torna sempre via mare alla sua casa, mentre i fedeli l'accompagnano via terra, all'ombra delle fiaccole votive, rinnovandole la propria devozione e la loro certezza nella sua protezione.

Il 22 ottobre 1822: la lava che si ferma

C'è una seconda data, e non ricorda un ritrovamento ma uno scampato pericolo: la festa del 22 ottobre ricorda una delle più terribili eruzioni, e i giorni furono questi: fin dai primi giorni di ottobre 1822 il Vesuvio diede inquietanti segni premonitori, ma il 20, il 21 e il 22 furono giornate terribili: pioggia di cenere e lapilli, boati emersi dal Vulcano e l'avanzare di due correnti laviche in direzione di Resina e di Boscotrecase.

La mattina del 22 la città era al buio: la situazione diventò critica: Torre Annunziata era avvolta da un'oscurità intensa. E il paese uscì di casa con il quadro: vi fu uno slancio di fede, il popolo corse ai piedi della Madonna e in processione penitenziale portò la cara Immagine dalla Chiesa di Ave Gratia Plena per via del Popolo — oggi Corso Vittorio Emanuele III — fino a Piazza Comizi, oggi Piazza Ernesto Cesàro.

Quello che accadde lì è il cuore del racconto: il sacerdote Don Rocco Baly del clero di Torre Napoletana parlò al popolo e, mentre lo esortava alla penitenza, un raggio di sole squarciò la densa nube di fumo e si andò a posare sul volto della Madonna. Secondo la tradizione, al passaggio della Madonna la lava rallentò fino a fermarsi, risparmiando la città.

Da lì nacque un impegno formale della città: la commozione e la gratitudine del popolo torrese trovarono espressione in un «voto» che fu stabilito dall'Amministrazione cittadina del tempo: Torre Annunziata, per mezzo dei suoi rappresentanti, promise alla Protettrice che quel giorno sarebbe sempre stato ricordato.

Due feste diverse, e non si confondono

Il 22 ottobre a Torre Annunziata si celebra la festa votiva della Madonna della Neve, cioè quella istituita come ringraziamento alla Madonna per la protezione concessa in occasione di una calamità — in passato, per esempio, un'eruzione del Vesuvio o un'epidemia — mentre il 5 agosto si celebra la festa liturgica, cioè quella religiosa ufficiale della Madonna della Neve che si celebra in tutta la Chiesa cattolica.

Cambia anche il modo: il 5 agosto, con una processione a mare, in cui l'effigie viene imbarcata e seguita da decine di pescherecci; il 22 ottobre, con una celebrazione votiva più sobria e raccolta, si ricorda il miracolo del 1822 quando la lava del Vesuvio si fermò al passaggio della Vergine.

La processione di ottobre ha un itinerario fisso per le vie principali: Basilica, Piazza Giovanni XXIII, Porto, via De Simone, Corso Vittorio Emanuele III, Piazza E. Cesàro e Corso Umberto I, angolo via Gambardella, e ritorno in Basilica, e attorno si allestiscono per giorni bancarelle, giostre, sagre, fiere, luminarie e spettacoli pirotecnici.

Gli altri prodigi: i pirati, il colera, il 1906

Alla stessa immagine la città ha attribuito nei secoli altre salvezze: gli oplontini sostengono che li abbia salvati dalle incursioni dei pirati tra il Cinquecento e il Seicento, oltre ad aver protetto tutti loro dalle epidemie di colera del 1836 e del 1837.

E c'è un secondo episodio vesuviano, con una promessa molto concreta: un'altra curiosa leggenda riguarda l'eruzione del 1906, quando un soldato promise a Maria della Neve di costruire un altare nel punto in cui avesse fermato la lava, che si trovava a pochi metri dal cimitero.

Il ringraziamento collettivo si vede ancora oggi addosso al quadro: dopo questo miracolo la popolazione regalò pure un piccolo tempio d'argento alla Madonna, ancora oggi usato per accogliere il quadro contenente l'effigie.

La casa dell'immagine è antica quanto il borgo: la Basilica dell'Ave Gratia Plena a Torre Annunziata è conosciuta nella zona come santuario della Madonna della Neve, e viene edificata nel 1319 per volontà del principe Nicolò D'Alagno, che la chiamò «Chiesa dell'Annunciazione».

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa a Torre Annunziata è facilissimo. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Torre Annunziata Città è a 600 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Torre Annunziata scavi: da lì bastano 3 minuti di guida (1,4 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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