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Folklore e Rievocazioni

Regata Storica a Venezia e il corteo di Caterina Cornaro 2026

13 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
la prima domenica di settembre — quest'anno 5 settembre 2027
Dove Bacino di San Marco, Canal Grande, Rialto, Ferrovia e ritorno lungo il Canal Grande fino a Ca’ Foscari, Venezia

Fonte: regatastoricavenezia.it, letta il 19/09/2026.

La prima domenica di settembre il canale più famoso del mondo smette di essere una strada e diventa un campo di gara. La Regata Storica è una manifestazione sportiva di voga alla veneta legata a una rievocazione storica, e si corre lungo il Canal Grande.

Dalla Festa delle Marie al decreto del 1315

Le prime notizie sono medievali e nascono dentro un'altra festa: risalgono alla metà del XIII secolo e sono legate alla Festa delle Marie, anche se è probabile che in una città come Venezia, da sempre proiettata sul mare, la regata avesse origini più antiche, dettate dalla necessità di addestrare gli equipaggi al remo.

Vogare, qui, non era uno sport ma il modo di muoversi: le gare nascevano dal bisogno che i veneziani avevano di condurre abilmente le barche a remi in una città dove i canali erano più numerosi delle strade. E lo Stato ci vedeva un secondo vantaggio: le autorità cominciarono a incoraggiare quelle gare perché, oltre a essere un esercizio fisico utile nel tempo libero, rinvigorivano e preparavano gli equipaggi delle marinerie da battaglia a sostenere gli sforzi di un conflitto in mare.

La prima regola scritta è del Trecento: nel 1315 il Senato emanò un decreto che regolamentava lo svolgimento annuale della regata della Festa delle Marie, e sono di quell'anno le più antiche notizie sulle regate veneziane. La prima immagine, invece, arriva molto dopo: un gruppo di barchette con la scritta «regata» compare nella Pianta di Venezia di Jacopo de' Barbari del 1500.

Sul nome stesso della gara le spiegazioni restano due ipotesi: che derivi dal termine aurigare, gareggiare, attestato nel XVI secolo come sinonimo di gara, oppure dal fatto che le barche concorrenti si disponessero in riga alla partenza.

Chi le organizzava, prima dello Stato

Per due secoli le regate furono affare di società di giovani nobili: per tutto il Quattrocento e il Cinquecento, pur godendo di pubblico patrocinio, le indicevano le Compagnie della Calza, società formate da giovani patrizi veneziani per ravvivare le feste cittadine.

Poi lo Stato se le prese, e il momento coincide con un'epidemia. Nel 1631 il Consiglio dei Dieci, forse in seguito alla peste in corso, deliberò l'esclusiva statale per indire le regate, concedendo una licenza di delega ai privati, che però dovevano coprire anche le spese organizzative. Dal 1687 la delega passò alle famiglie patrizie e alle corporazioni delle arti e mestieri. Già allora esistevano i risultati stampati: dal 1670 divenne di moda distribuire pubblicamente volantini con il ruolo delle regate e i risultati di quelle già corse.

I protagonisti erano quelli di sempre — barcaroli di professione e gondolieri, allenati e precisi col remo perché vogavano tutti i giorni — e le regate più fastose si tenevano per un ospite o una vittoria: nelle festività, o per qualche visita illustre, si organizzavano regate con grande sfarzo sulla laguna o sul Canal Grande, e ai vincitori si distribuivano ricchi premi di stoffe, oggetti, animali e denaro.

Sotto la Repubblica si arrivò anche a formule curiose: verso la fine del Quattrocento cominciarono le regate di donne, e più tardi, nel secolo XVIII, si videro perfino regate umoristiche, disputate per esempio da gobbi o da vecchi gondolieri. L'ultima regata della Serenissima ha una data e tre ospiti: è del 1791, in onore dell'imperatore d'Austria Leopoldo II d'Asburgo, del re di Napoli Ferdinando IV e del granduca di Toscana Ferdinando d'Austria. Caduta la Repubblica, le regate continuarono lo stesso: già nel 1797 i francesi ne organizzarono due, una il 14 luglio e una il 18 settembre per la visita di Giuseppina Beauharnais, e un'altra si tenne nel 1807 per l'arrivo di Napoleone Bonaparte.

1841: «una corsa di barchette lungo il Canal Grande»

La regata moderna nasce quando a pagarla non sono più i privati ma il pubblico, e la richiesta fu rivolta agli austriaci. È rimasta la frase con cui fu chiesta: nel 1841 il Municipio di Venezia domandò alle autorità austriache di indire ogni anno una «corsa di barchette lungo il Canal Grande a cura del Comune per incoraggiare i gondolieri a mantenere in onore la decantata loro destrezza». La domanda fu accolta e la manifestazione si tenne il 20 giugno dello stesso anno.

Poi arrivò una lunga interruzione politica: la regata si fermò nel 1848, con l'insurrezione della città, e non riprese fino al 1866, l'anno dell'annessione di Venezia al Regno d'Italia. Da allora cambiò anche il senso della festa, perché, al contrario di prima, le regate ebbero come finalità la celebrazione del glorioso passato della Repubblica veneta.

L'aggettivo che oggi le dà il nome è più recente di quanto sembri: è solo dal 1899, in occasione della III Biennale Internazionale d'Arte e su proposta del sindaco conte Filippo Grimani, che la regata prende il nome di «storica». Anche l'organizzazione ha impiegato tempo a stabilizzarsi: non sempre se ne occupava il Comune, ma anche le associazioni di categoria — l'Unione esercenti nel 1904 e nel 1905 — o un organo di stampa, come il Giornale d'Italia nel 1920; è dal 1922 che ha cadenza annuale ed è organizzata dall'amministrazione comunale.

L'ultima interruzione è quella della guerra, e la ripresa ha un nome che dice tutto: sospesa durante il secondo conflitto mondiale, tornò nel 1946 col nome di Regata della Liberazione, e da allora non si è più fermata. È da quell'anno che si corre la prima domenica di settembre.

Il corteo di Caterina Cornaro

La sfilata che apre la giornata rifà un arrivo del Quattrocento: rievoca l'accoglienza riservata nel 1489 a Caterina Cornaro, sposa del re di Cipro, che aveva rinunciato al trono in favore di Venezia. La sua storia sta in due date: incoronata regina nel 1474, abdicò nel 1489 per volontà della Repubblica, che da quel momento assunse il controllo dell'isola, e in cambio ebbe la signoria di Asolo. Per Venezia fu un affare: dopo quindici anni di regno donò Cipro alla Repubblica, che si ritrovò un importante avamposto al largo dell'Asia. Il corteo, però, non è antico come la regata: nella forma acquea che ha oggi comincia soltanto verso la metà degli anni Cinquanta del Novecento.

Quello che sfila è una piccola flotta ordinata per rango. Apre la Serenissima, grande imbarcazione a diciotto remi che rappresenta il moderno Bucintoro e porta i vessilli della città, i musici e il Capitano da Mar; segue la Dogaressa, gondola a quattro remi riccamente decorata, con i figuranti del Doge e di Caterina Cornaro; poi dieci gondole a due remi addobbate da parata, con figuranti che rappresentano ambasciatori stranieri e cariche storiche veneziane come senatori e magistrati; e infine undici bissone a otto remi, grandi barche addobbate, ciascuna su un tema tipico della città: Veneziana, Bizantina, Floreale, Rezzonico, Pescantina, Nepomucena, Querini, Cavalli, Nettuno, Cinese, Geografia.

Ognuna di quelle bissone è un pezzo di storia decorato. La Bizantina ricorda la conquista di Bisanzio e le gesta di Enrico Dandolo, e ha una spettacolare prua a forma di coda di animale marino, blu e verde con dettagli in oro. La Querini è azzurra, con decorazioni rinascimentali in argento e a poppa un imponente riccio d'onda con uno scudo che porta il leone marciano in moeca. La Cinese ha la prua a dragone rampante e decori a motivi di bambù, ed è un tributo alla Cina del Gran Khan ai tempi di Marco Polo. La Geografia, rossa, porta a prua un'imponente figura femminile con mappamondo e strumenti di navigazione. La Nepomucena, varata nel 2019, è un omaggio a Venezia da parte della città di Praga. E la Veneziana, verde smeraldo e oro, un tempo si chiamava «Naviglio».

Dietro le barche storiche arriva la città vera: una sessantina di barche a remi in legno — fra cui la disdotona e la dodesona — in rappresentanza della cittadinanza e delle associazioni remiere, per un totale di circa 400 persone fra vogatori e figuranti. Ci sono la Canottieri Querini con la sua storica disdotona, una super gondola a diciotto remi costruita dal grande maestro squerariol Nino Giuponi, la quatordesona di Mestre e la diesona della Bucintoro.

Il percorso è lungo e si fa due volte: si parte dall'Arsenale, si passa per il bacino di San Marco e si percorre tutto il Canal Grande fino al ponte della Costituzione, per poi tornare indietro fino al punto d'arrivo delle gare, la Machina, il palco galleggiante costruito davanti a Ca' Foscari.

Quattro barche, e tre parole in veneziano

Le imbarcazioni da gara sono tipi precisi, con lunghezze e pesi fissati. Le mascarete misurano 8 metri per 220 chili e vanno a due remi: sono quelle delle donne. I pupparini fanno 9 metri per 380 chili, sempre a due remi, e sono dei giovani — in passato erano eleganti barche da casada. Le caorline arrivano a 10 metri per 600 chili e vanno a sei remi: storicamente erano barche da trasporto. I gondolini toccano gli 11 metri ma pesano appena 200 chili, filanti e molto tecnici, e sono le uniche imbarcazioni concepite apposta per la regata.

Come devono essere fatte lo dice il regolamento: tutte le barche da competizione devono appartenere alle imbarcazioni tradizionali veneziane, essere rigorosamente in legno e costruite artigianalmente negli squeri su commessa del Comune, e devono andare solo a remi di legno, con la forcola anch'essa di legno. I colori non sono decorazione ma identificazione: gli scafi sono dipinti interamente, e quei colori un tempo distinguevano le varie zone di Venezia e della laguna; anche la barca di riserva si riconosce a colpo d'occhio, perché ha lo scafo bicolore rosso e verde e la lettera «R» al posto del numero. Gli equipaggi, dal canto loro, si vestono come i gondolieri: pantaloni o gonna bianchi, maglia a righe e fasce dello stesso colore della barca.

Tre parole in veneziano bastano poi a raccontare l'intera gara, perché sono i tre punti dell'acqua che contano: lo spagheto, il cordino teso alla partenza davanti ai giardini di Sant'Elena; il paleto, il palo infisso in mezzo al Canal Grande davanti alla stazione di Santa Lucia, dove per tradizione si decidono i vincitori; e la machina, l'edificio galleggiante su una chiatta ancorata in volta de canal davanti a Ca' Foscari, ricco d'intagli policromati e dorati, dove le gare finiscono e si assegnano i premi. A quei tre punti corrispondono i tre momenti che tengono la gente sulle rive: la cavata, cioè la progressione subito dopo il via, il giro del paleto e l'arrivo alla machina.

La partenza è legata, letteralmente: le imbarcazioni restano allineate e bloccate fino al via da un cordino, lo spagheto, legato a un cavo d'acciaio detto cordin che il poppiere tiene in mano. Prima però si sorteggia la corsia, con l'estrazione dei numeri d'acqua entro cui ogni equipaggio dovrà restare nei primi mille metri. Dopo il colpo di pistola si voga in corsia, poi ciascuno è libero di scegliersi il percorso, fra manovre di attacco e difesa della posizione, fino all'ingresso nel Canal Grande, dove i sorpassi diventano difficili. Serve resistenza, perché le gare durano fra i 35 e i 40 minuti, e non decide solo la forza: il percorso è fortemente influenzato dalle maree e dal sorteggio, e le strategie contano quanto i muscoli. Che sia una gara vera lo dicono i controlli: gli scontri fra equipaggi sono frequenti, e un corpo di giudici arbitri di voga alla veneta designati dal Comune sorveglia il rispetto del regolamento, con richiamo, diffida e squalifica nei casi più gravi; le gare sono cronometrate, c'è il fotofinish, e per i vincitori delle categorie maggiori è previsto il test antidoping.

Le bandiere, il maialino e chi corre

Il premio più ambito non è il denaro ma un pezzo di stoffa colorata. Le bandiere sono quattro: rossa al primo, bianca al secondo (anticamente celeste), verde al terzo, blu al quarto — e quella del quarto anticamente era gialla, con sopra un maialino, animale considerato poco veloce.

Quel maialino, per lungo tempo, non è rimasto un disegno: fino al 2002 al quarto classificato della regata dei campioni veniva consegnato un maialino vivo, che sfilava a bordo di un'imbarcazione nel corteo di apertura. Poi, accogliendo le proteste degli animalisti, è stato sostituito da un maialino in vetro di Murano, realizzato apposta.

Le gare della giornata sono parecchie, e cominciano dai più piccoli: la regata delle schie per i ragazzi fino ai dieci anni, quella delle maciarele junior fino ai dodici, quella delle maciarele senior fino ai quattordici, poi i giovanissimi su pupparini a due remi, le caorline a sei remi, le donne su mascarete a due remi e infine i campioni su gondolini. Le caorline non gareggiano per sé ma per un pezzo di città: ognuna rappresenta un sestiere di Venezia o una località della laguna.

Le categorie si sono aggiunte una alla volta, e le date dicono molto: alla regata tradizionale, quella degli uomini su gondolini, si sono affiancate le caorline dal 1951, i giovanissimi dal 1976 e le donne dal 1977 — anche se due gare femminili si erano già corse nel 1953 e nel 1954. Per correre bisogna qualificarsi, e si fa in agosto in mare aperto: le eliminatorie a cronometro si tengono verso metà mese nello specchio d'acqua davanti a Malamocco e agli Alberoni, e alla Regata Storica accedono direttamente i primi nove, mentre i decimi diventano l'equipaggio di riserva.

Sui numeri di lungo periodo la gara dei gondolini ha una contabilità impressionante: dal 1841 al 2022 si sono corse 131 regate di gondolini a due remi, con più di mille equipaggi al via; 264 regatanti hanno vinto almeno una bandiera, e solo 86 si sono aggiudicati la bandiera rossa. Per le mascarete il conto è più breve: dal 1953 al 2020 sono state 46 le regate, con 414 equipaggi. Sui premi, invece, oggi non c'è più differenza fra le categorie: dalle mascarete delle donne ai pupparini dei giovani, dalle caorline ai gondolini degli uomini, i vincitori ricevono gli stessi compensi. E nel pomeriggio, sul Canal Grande, si sfidano anche gli atenei, con la Sfida remiera internazionale delle università su galeoni a otto remi, dove il galeone delle due università veneziane corre contro quelli di atenei italiani e stranieri.

Resta infine una tradizione che riguarda la tavola, e ha un'origine sociale precisa: il disnar — letteralmente la cena — era un ricco pasto offerto a tutti i regatanti alla vigilia, perché anche i partecipanti meno abbienti potessero nutrirsi alla pari con gli altri. Oggi si è allargato a tutta la città: una serie di cene festose che si svolgono il venerdì sera precedente la regata in diversi luoghi del centro storico, delle isole e della terraferma. E la domenica, prima delle gare, c'è la benedizione dei gondolini in Campo della Salute.

Come arrivare alla festa

A Venezia non si arriva in automobile: il centro storico non ha strade percorribili, e nessun casello porta fin dentro la città. Chi viene da fuori scende alla stazione centrale di Venezia e da lì prosegue a piedi, lungo calli e ponti, oppure sull'acqua, con i mezzi pubblici e i taxi acquei che collegano le fondamenta, la Giudecca e le altre isole.

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