Home » Folklore e Rievocazioni
Sposalizio del Mare a Venezia 2027 - Il rito dell'anello d'oro e del Bucintoro
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: nuovavenezia.it, letta il 19/09/2026.
Lo Sposalizio del Mare si celebra a Venezia in occasione della Festa della Sensa, cioè il giorno dell'Ascensione, che cade il giovedì dopo la quinta domenica di Pasqua, in maggio. Un corteo di imbarcazioni tradizionali a remi attraversa il Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca fino alla Bocca di Porto del Lido: davanti alla chiesa di San Nicolò si pronuncia la formula «Noi ti sposiamo, o mare, in segno di vero e perpetuo dominio» e il sindaco, a bordo della bissona «Serenissima», getta in acqua l'anello benedetto dal patriarca. Dal 1965 il comune di Venezia organizza ogni anno la rievocazione storica dell'antico rito, che nella Repubblica di Venezia simboleggiava il dominio marittimo della città.
Un anello gettato in acqua, e una frase in latino
Ogni anno il doge lasciava cadere un anello consacrato nel mare, e con le parole «Ti sposiamo, mare. In segno di vero e perpetuo dominio» dichiarava Venezia e il mare indissolubilmente uniti, ribadendo il possesso sul mare Adriatico.
La formula si pronuncia in latino, e torna con varianti minime: Desponsamus te, mare nostrum, in signum veri perpetuique dominii, che oggi in piazza suona «Noi ti sposiamo, o mare, in segno di vero e perpetuo dominio».
Nella Repubblica di Venezia, lo Sposalizio del Mare — celebrato in occasione della Festa della Sensa, ossia dell'Ascensione — era una cerimonia che simboleggiava il dominio marittimo di Venezia.
Perché proprio il giorno dell'Ascensione
La cerimonia venne istituita intorno all'anno 1000 per commemorare la conquista della Dalmazia da parte del doge Pietro II Orseolo e fu scelto il giorno dell'Ascensione essendo lo stesso in cui il doge partì con la sua spedizione.
Il 9 maggio dell'anno 1000 il doge Pietro II Orseolo soccorse le popolazioni della Dalmazia minacciate dagli Slavi, e ricevette dal Vescovo di San Pietro di Castello il vessillo benedetto che lo condusse alla vittoria contro i Dalmati. Con quella spedizione Venezia liberò l'Alto Adriatico dalla pirateria iniziando a essere la regina di questo mare, e il doge Pietro Orseolo II (991-1009) scacciò i pirati narentani dall'Istria, gettando così le basi per lo Stato da Mar.
La festa cadeva il giovedì dopo la quinta domenica di Pasqua, e il suo nome viene dal veneto: Sensa è l'Ascensione.
Prima era una benedizione
Sotto il matrimonio con il mare c'è un rito più antico e molto più sobrio.
La cerimonia aveva originariamente un carattere propiziatorio con il mare (benedictio maris), e si svolgeva con una solenne processione di imbarcazioni, guidata dalla nave del doge — dal 1253 il Bucintoro — che usciva dalla laguna attraverso la bocca di porto del Lido.
Lì si pregava per chi navigava: nelle acque antistanti la chiesa dedicata a san Nicolò, patrono dei naviganti, veniva recitata una preghiera affinché «per noi e per tutti i navigatori il mare possa essere calmo e tranquillo»; poi il doge e gli altri venivano aspersi con l'acqua santa, e il resto veniva versato in mare mentre i sacerdoti intonavano «Asperges me hyssopo, et mundabor».
Secondo l'archeologo Salomon Reinach il «matrimonio con il mare» dei veneziani deriverebbe da un antico rito pagano, fatto proprio dalla Chiesa in epoca successiva, e i riti legati all'espiazione dei peccati verso il mare risalgono all'antichità — l'episodio narrato da Erodoto in Storie, III, 40-43, con Policrate, tiranno di Samo, che getta in mare un prezioso anello per placare gli dei.
Il 1177, l'anello del papa e la politica
Nel 1177, secondo la leggenda su cui si basa il mito di Venezia, papa Alessandro III avrebbe conferito a questa antica cerimonia un carattere di sacralità, come ricompensa per i servizi offerti da Venezia nella lotta contro l'imperatore Federico Barbarossa, culminata nella battaglia di Salvore e nella successiva Pace di Venezia.
Il doge di allora era Sebastiano Ziani, che negoziò con successo una pace tra Barbarossa e papa Alessandro III e ne ricevette in ricompensa un anello.
Gli storici spiegano a che cosa serviva quella leggenda: attorno alla pace di Venezia «rampollarono amplificazioni leggendarie miranti, soprattutto, a dare una base di legittimità e una giustificazione giuridica a quell'egemonia veneziana sull'Adriatico, sul "Golfo", che la repubblica esercitava ormai di fatto». Il ciclo si forma tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, e ha il suo pieno sviluppo nel secolo XIV.
La desponsatio, per il suo significato essenzialmente politico, assorbì e quasi annullò la cerimonia religiosa della benedizione. Poi: «quando Venezia dovette cedere e ridursi alla difensiva di fronte ai Turchi, lo sposalizio del mare conservò solamente un valore di attrattiva».
Come usciva il doge
La partenza dal Palazzo Ducale era un corteo con un ordine preciso, e ogni figura portava un segno.
Le campane annunciavano l'uscita del doge e della sua folta corte da Palazzo Ducale. Il doge era preceduto da una banda musicale, dal Sopragastaldo, dal Missier grande (il capo della polizia), dal porta stocco e dalla sedia curule, simbolo della giustizia, e seguito dalla Serenissima Signoria, dal cancelliere grande, dalle maggiori magistrature, dal nunzio apostolico e dagli altri ambasciatori esteri.
L'imbarco era rumoroso: il bucintoro prendeva il largo nel bacino di San Marco in seguito a uno sparo di cannone dirimpetto alla piazza e a un concerto di cannonate esplose dalle navi militari.
Dietro veniva una flotta: sei grosse galee addobbate con panni di seta e bandiere, sulle quali suonava la banda ed era presente un piccolo esercito di soldati dalmati vestiti da parata, e poi altre dodici navi tra brigantini, galeazze, sciabecchi e feluche, anch'esse riccamente decorate ed equipaggiate di bande musicali e soldati dalmati.
Il doge, per l'occasione, si vestiva d'oro: indossava il manto d'oro con il bavero di ermellino, la sottana azzurra, le calze rosse, il corno e i calzari d'oro.
L'acqua, il sale, il ramo d'ulivo
A bordo il rito seguiva una sequenza fissa, e l'anello veniva per ultimo.
La cerimonia iniziava con una messa nel monastero di Sant'Elena, dopodiché il vescovo di Castello saliva sullo sfarzoso Bucintoro con un recipiente ripieno di acqua benedetta, un vaso con del sale e un ramo di ulivo che fungeva da aspersorio.
L'acqua benedetta veniva versata in mare e solo allora il Serenissimo Doge lanciava l'anello tra le onde.
Poi si tornava a terra: il vescovo e il doge sbarcavano al Lido e lì si formava una processione religiosa che si dirigeva verso la chiesa di San Nicolò, dove il doge, ricevuto dalla folla e dai monaci benedettini, assisteva alla messa pontificale.
Il banchetto si apriva con antipasti, solitamente confetture e torte ripiene di carne, frutta e verdura, che talvolta contenevano monete d'argento in regalo agli ospiti; in tavola abbondava il vino greco, di qualità migliore rispetto a quello locale, e fra le portate principali c'era la cacciagione, che a volte veniva presentata ancora coperta di pelli e piume.
Dal 1965, con il sindaco al posto del doge
La festa di oggi è una rievocazione, e ha una data di nascita recente.
Dal 1965 il comune di Venezia organizza ogni anno, in occasione della festa dell'Ascensione, una rievocazione storica dell'antico sposalizio del mare, per opera del Comitato Festa della Sensa, che dal 1965 ripropone a turisti e veneziani la magia di un rituale unico al mondo.
Cambia chi compie il gesto: oggi la cerimonia è presieduta dal sindaco del comune di Venezia, il quale a bordo della bissona «Serenissima» raggiunge, insieme a un corteo di imbarcazioni, la bocca di porto vicino alla chiesa di San Nicolò del Lido, dove getta l'anello benedetto dal patriarca di Venezia.
Il corteo ha i suoi organizzatori e il suo percorso: da più di venticinque anni viene organizzato dal Coordinamento delle Associazioni Remiere di Voga alla Veneta, parte da San Marco e arriva al Lido, formato da imbarcazioni tradizionali a remi con in testa la «Serenissima», e attraversa il Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca fino alla Bocca di Porto del Lido; ad aprire la sfilata è la Dogaressa.
Davanti a San Nicolò si pronuncia la formula ad alta voce, e poi il lancio dell'anello dogale è seguito da una corona d'alloro deposta in acqua in memoria di tutti i Caduti del mare, mentre l'alzaremi e le note dell'Inno di San Marco accompagnano il momento simbolico. La giornata prosegue con la messa dell'Ascensione nella chiesa di San Nicolò del Lido, e in acqua si corrono le regate della Sensa: donne su mascarete a due remi e uomini su gondole a quattro remi.
Quindici giorni di festa, e un anello ripescato
La formula e la cerimonia davano inizio alla festa che nei tempi d'oro durava anche quindici giorni consecutivi, e la cerimonia simbolica apriva a Venezia una serie di feste e spettacoli che duravano parecchi giorni. Anticamente era considerata la prima fra tutte le feste ufficiali della Repubblica di Venezia.
Nel tesoro della Basilica di San Marco è conservato un antico anello di un doge (non identificato) ripescato in tempi recenti e conservato a testimonianza dell'antico rito.
Come arrivare alla festa
A Venezia non si arriva in automobile: il centro storico non ha strade percorribili, e nessun casello porta fin dentro la città. Chi viene da fuori scende alla stazione centrale di Venezia e da lì prosegue a piedi, lungo calli e ponti, oppure sull'acqua, con i mezzi pubblici e i taxi acquei che collegano le fondamenta, la Giudecca e le altre isole.
Da vedere qui intorno
Nello stesso mese, qui intorno, si tengono anche queste.
- Festa delle Marie a Venezia — febbraio
- Regata Storica a Venezia — settembre
- San Marco a Venezia — aprile