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Rievocazione del Miracolo a Maratea e lo sbarco delle reliquie di San Biagio 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: marateaclub.com, letta il 19/09/2026.
La Rievocazione del Miracolo si tiene a Maratea, in provincia di Potenza, dal sabato che precede la prima domenica di maggio fino alla seconda domenica dello stesso mese. Il fatto che il paese rimette in scena è un naufragio che ha sempre letto come una scelta: secondo la tradizione, la traslazione dell'Urna contenente le ossa del Santo avvenne nel 732 d.C., quando, per sfuggire alla persecuzione iconoclasta d'Oriente, la nave che le trasportava dall'Armenia verso Roma, giunta nei pressi della Costa di Maratea, fu sospinta da una tempesta presso l'isolotto di Santo Janni. La festa non ricorda il martirio di San Biagio, che si commemora il 3 febbraio anche a Maratea, ma l'arrivo delle sue reliquie.
La luce che uscì dall'urna
Il segno che convinse tutti non fu la tempesta ma quello che accadde dopo: la leggenda narra che una forte luce si sia sprigionata dall'Urna a indicare che l'approdo in quel luogo non era casuale, ma emblematico della volontà del Santo stesso.
Da lì viene tutto il resto: l'evento di cui il racconto tramandato è testimonianza rappresenta l'inizio di un legame inscindibile che ha attraversato i secoli fino ai giorni nostri.
Come la data del 732 è diventata certa
Il racconto è antico, ma la data è arrivata per gradi e per opera di tre uomini di chiesa: il racconto della nave che trasbordava le reliquie del santo armeno verso l'Italia e che si fermò, misteriosamente e sovrumanamente, lungo la costa di Maratea, lasciando qui il sacro tesoro, esiste almeno dalla fine del XVII secolo, e se ne trova traccia nell'atto di istituzione della moderna festa di maggio, scritto nel 1695.
Poi il racconto si arricchisce: Domenico Lebotti (1729-1797) avrebbe scritto una più ricca versione in cui l'evento dello sbarco è collocato sull'isola di Santo Janni.
L'anno preciso è frutto di un conto: Carmine Iannini (1774-1835), anch'egli sacerdote, con lungo e astruso calcolo vede nell'anno 732 il più probabile momento dell'arrivo delle reliquie di San Biagio dall'Oriente a Maratea.
E a renderlo indiscutibile fu la lunga insistenza di un altro: la data sarebbe diventata canonica ed entrata nella leggenda grazie a Gennaro Buraglia (1831-1921), che negli oltre sessant'anni della sua cura del santuario la impose ai fedeli come la data certa e sicura della traslazione.
Sul luogo dello sbarco, intanto, è stato messo un segno visibile: dal 1932 sull'isola svetta una croce, posta nel luogo dove successive superfetazioni della leggenda collocavano il primo lembo di terra marateota toccata dalla cassa con le reliquie.
Gli armeni rimasti a Maratea
Nella leggenda i protagonisti sono tre: sino alla metà del XX secolo la leggenda aveva tre grandi protagonisti: le reliquie, i marateoti e gli armeni.
Chi portava l'urna, secondo il racconto, era in fuga: dal racconto di Iannini in avanti si specificava che a trasportare le reliquie blasiane da Sebaste sarebbero stati dei cristiani armeni fuggiti alle persecuzioni iconoclaste.
E qualcuno di loro non ripartì più, lasciando una traccia nei cognomi del paese: alcuni di loro sarebbero rimasti a Maratea e avrebbero dato origine alle famiglie di cognome Armeno e Armenia prima e poi Marini-D'Armenia, e una lapide ottocentesca nella basilica al Castello ricorda questo fatto leggendario.
La rievocazione: dal mare al Borgo Castello
Rifare quello sbarco non è un'idea recente: l'idea di rievocare l'arrivo leggendario delle reliquie di San Biagio a Maratea non è nuova; effettivamente, già il far sbarcare la statua d'argento del santo al Porto altro non è che una forma, neppure troppo celata, di tale rievocazione.
La rievocazione vera e propria comincia in acqua e prosegue a piedi: si parte con lo sbarco presso punta della Matrella, località Ilicini, e partenza alla volta del sentiero con soste alla grotta di Zu Ianco, all'Eremo della Madonna della Pietà e alla Laura di San Paolo.
Lungo il cammino il pubblico non è spettatore ma parte del corteo: la rievocazione in abito è accompagnata da una narrazione interattiva, un racconto poetico che si snoda lungo il percorso svelandone la storia, le tradizioni e i luoghi, mentre attori e figuranti animano le tappe riportando il pubblico indietro nel tempo, tra eremiti, monaci, cavalli e antichi guerrieri.
C'è un punto in cui il gruppo si allarga, ed è quello che rifà l'accoglienza di allora: al margine del Centro Storico — punto in cui gli antichi abitanti di Maratea accolgono le reliquie unendosi al gruppo — si incrocia la Chiesa di San Vito e ancora un po' più su si raggiunge la Grotta dell'Angelo, che custodisce affreschi bizantini del X secolo.
Poi si arriva in paese e infine si sale: dopo l'arrivo al centro storico di Maratea presso il borgo Capocasale, la giornata si chiude con l'arrivo al Borgo Castello, sulla cima del monte San Biagio, conclusione e degustazione enogastronomica.
La festa di maggio, e la Manna
Lo sbarco è la premessa della festa grande del paese, che non ricorda il martirio ma proprio quell'arrivo: la festa della traslazione delle reliquie di San Biagio si svolge a Maratea dal sabato precedente alla prima domenica fino alla seconda domenica del mese di maggio di ogni anno, e commemora l'anniversario della traslazione delle reliquie di Biagio di Sebaste nella cittadina lucana e non il martirio del santo, che si commemora il 3 febbraio anche a Maratea.
Quella festa nacque da un terremoto che risparmiò il paese: qualche mese dopo il catastrofico terremoto dell'8 settembre 1694, che mietette migliaia di vittime nelle vicine province ma lasciò Maratea sostanzialmente illesa, i fedeli e il clero della cittadina lucana concepirono l'idea di una nuova e più grande celebrazione in onore del santo patrono, e il protocollo della festa moderna fu formulato nel 1695 ed è stato conservato fino ad oggi con alcune modifiche successive.
Nel santuario, infine, si aspetta un fenomeno che ha un nome proprio: il Santuario divenne anche il luogo del miracolo della Manna. Il miracolo consisteva nella fuoriuscita della Manna, una sorta di acqua che usciva dall'urna e dalle colonne della Cappella, che veniva poi raccolta e distribuita ai bisognosi in appositi contenitori. E il paese lo interpreta così: quello della Manna è un fenomeno inaspettato e rappresenta il sudore che il Martire verserebbe durante l'opera di intercessione presso Dio, allo scopo di salvare gli uomini dai loro peccati.
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere della Rievocazione del Miracolo, a Maratea, è alla portata di tutti. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Maratea a un passo dal centro, 2,9 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Maratea, e da lì restano 12 chilometri e 13 minuti.
Altre feste in zona
Nella stessa provincia, altre feste antiche.
- San Biagio di Sebaste a Maratea — maggio
- Storica Parata dei Turchi a Potenza — maggio
- La Uglia a Pignola — maggio