Home » Folklore e Rievocazioni
La Uglia a Pignola con il trono di stoffa e il salto nel fuoco 2027
Fonte: talentilucani.it, letta il 21/09/2026.
La Uglia è la processione laica che si tiene a Pignola, in provincia di Potenza, in Basilicata, il terzo e il quarto sabato di maggio, di notte, durante i festeggiamenti per la patrona Maria Santissima degli Angeli. Quattro uomini portano a spalla un piccolo trono di stoffa a forma di guglia, con l'immagine della Madonna dipinta sopra, e lo fanno danzare e piroettare per i vicoli finché la strada non è sbarrata dalle fanoie, i falò di ginestre accesi dai quartieri, che i portatori devono saltare. La processione non sosta davanti alle chiese, non è accompagnata dal prete e nessuno si segna al suo passaggio.
Il trono di stoffa a forma di guglia
La Uglia è un piccolo trono di stoffa a forma di guglia, e sopra ci sta dipinta l'immagine della Madonna. Nella sua forma originale è un trono ricoperto di stoffa blu; è una composizione artigianale leggera, fatta di legno e di tessuto azzurro. È l'unico elemento religioso di tutta la manifestazione.
Il nome dice da dove viene la forma. Uglia è l'italiano «guglia», voce venuta probabilmente dalla Francia: dall'antico provenzale agulha, e questa dal latino acucula, diminutivo di acus. La portano a spalla quattro uomini, giovani del paese, e la banda cammina con loro.
La notte delle fanoie
Durante il giorno, agli incroci fra le contrade, si accumulano fascine di ginestre; le raccoglie la popolazione nelle ore che precedono il rito. Al calare della sera si dà loro fuoco. Sono le fanoie, e oggi sono tre: davanti alla Chiesa Madre, al Paschiere e al Convento, davanti alla chiesa di San Rocco.
Ognuna ha il suo carattere. Quella davanti alla Chiesa Madre è altissima, alimentata da un vento che arriva dalla svolta di Carbonara. Un'altra si accende nella Chiazza, nella curva sotto le scale di Leonilde, prima del leone di pietra. Intanto per le strade ci sono li jaccarë, le fiaccole accese, bene incerate per farle durare più a lungo possibile, e le lanterne cinesi.
Quando la sera del sabato è ormai calata, i portatori escono dalla chiesa di San Rocco reggendo il trono, e cominciano a danzare tra la folla facendo piroette. Il cammino è tutt'altro che lineare: movimenti circolari e obliqui, sostenuti dalla banda, che ha il compito di suonare senza interruzioni.
Fuochi di sbarramento e chioschi turchi
Poi la strada si sbarra. La processione si ferma davanti al fuoco, ma la Uglia no: continua a danzare sul posto e non si ferma un attimo. I portatori si danno coraggio con abbondanti sorsi di vino, si studiano, si sfidano, si incitano. Tentano di lanciarsi tra le fiamme, fingono di farlo, si fermano, riprovano. Dall'altra parte ci sono i gestori dei falò, che ritardano il più possibile l'attraversamento: è una lotta fra chi porta il simulacro e chi tiene il fuoco.
Solo quando le fiamme cedono e le ginestre diventano braci incandescenti, con un balzo deciso attraversano il tappeto ardente. Poi si riparte, perché più avanti un'altra fanoia li attende, e poi un'altra ancora.
La scheda del patrimonio culturale della Basilicata registra che il rito si presta a diverse interpretazioni: la lotta fra il bene e il male, dove il fuoco è il male che l'immagine sacra supera e si lascia alle spalle; il tentativo del quartiere di trattenere più a lungo la sacra immagine nel proprio rione, per invocarne la protezione; un rito di purificazione. La stessa scheda collega poi tutto alle invasioni: la forma orientaleggiante del baldacchino ricorda i chioschi turchi, i falò non sarebbero feux de joie ma veri fuochi di sbarramento con cui la popolazione del quartiere tenta di ostacolare il nemico invasore, e il superamento della cortina di fuoco equivarrebbe all'espugnazione del quartiere.
La connessione fra la Uglia e la Sfilata dei Turchi è confermata da un dettaglio che sta poco lontano. A Potenza, il 29 maggio, alla vigilia della festa di San Gerardo, si tiene la Sfilata dei Turchi: e il simulacro del santo che i contadini portano a spalla è detto, proprio per la sua forma, «Guglia».
Una processione senza prete
Non sosta davanti alle chiese, non è accompagnata dal prete, nessuno si segna al suo passaggio, e non si recitano preghiere. Sono comportamenti cerimoniali nettamente contrapposti a quelli della processione canonica, e più arcaici: gli stessi che si ritrovano ad Anzi, dove il rito si svolge anch'esso come una lotta fra i portatori del simulacro e i gestori dei falò.
Per la stessa scheda, l'assenza del prete induce a pronunciarsi per un'origine non religiosa della festa, con l'effigie della Madonna subentrata solo in un secondo momento, dopo la rielaborazione del materiale folclorico. È una festa dalle origini pagane che il Cristianesimo ha saputo ammantare di fede nel corso dei secoli. La partecipazione, alla Uglia, è esclusivamente maschile.
Intorno alla Uglia il paese recita. I giovani delle varie contrade mettono in scena una vera e propria rappresentazione teatrale fra il Bene e il Male, uno spettacolo di strada a cui si assiste nei vicoli, mischiati fra la folla degli abitanti. E tutto questo si ripete due volte: il terzo e il quarto sabato di maggio, di notte, sono le due notti della Uglia.
Dal 1521 all'inventario del 1696
La prima attestazione della festa di Maria Santissima degli Angeli risale al 1521, e allora la data era il 15 agosto, la solennità dell'Assunzione. Si potrebbe far risalire la festa all'epoca della costruzione della cappella della Madonna del Pantano, ma per confermarlo mancano le fonti.
Intorno al 1500 papa Leone X affidò il Santuario della Madonna del Pantano al Collegio dei Canonici della Chiesa di Pignola, e da lì si cominciarono a fissare le regole di una celebrazione particolare. All'inizio toccava ai sacerdoti Capitolari e all'Abate; con il tempo la festa è stata affidata a una sorta di spontaneismo dei fedeli che, appoggiati dal clero, ne hanno garantito lo svolgimento.
Un inventario del 1696, curato dall'oblato della cappella Silvestro Perito, racconta che le feste in onore della Vergine erano due all'anno: una a maggio, più lunga, e una ad agosto, della durata di un solo giorno. Quella d'agosto prevedeva una messa solenne nella cappella, la predicazione dei frati cappuccini del convento di San Rocco e degli osservanti di San Michele, e una processione con l'immagine. Quella di maggio durava una settimana e si celebrava nel centro abitato: il sabato che precedeva la festa vera e propria si portava in processione l'immagine della Madonna insieme ai musici e ai confratelli, che raccoglievano le offerte per le spese.
Mattina di domenica, dal Pantano alla Chiesa Madre
La mattina della domenica il registro cambia, e comincia il rito religioso: la lunga processione accompagna la statua della Madonna dalla cappella del Pantano alla Chiesa Madre, dove si celebra la messa cantata. Nel pomeriggio pignolesi e turisti si sfidano in giochi e gare per raccogliere le offerte che serviranno ad assicurare la celebrazione della festa ogni anno.
L'ottavo giorno, la domenica successiva, l'immagine tornava un tempo nella sua cappella. Oggi l'ottava della Madonna prevede una messa solenne e una processione nel solo centro abitato, che si chiude con l'entrata della Vergine in Chiesa Madre e la sua Intronizzazione.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Pignola richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Terminal Gallitello, a 7,2 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Laurenzana, e il tragitto è di 6,3 chilometri per 6 minuti di guida.
Altre feste in provincia di Potenza
Poco distante, altri paesi festeggiano a modo loro.
- Storica Parata dei Turchi a Potenza — maggio
- Rievocazione del Miracolo a Maratea — maggio
- Assedio di Atella 1496 — luglio