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Folklore e Rievocazioni

Assedio di Atella 1496 ad Atella 2027 - A chiudere l'assedio non furono le armi ma il Mal Franzese

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
due giorni nell'ultimo fine settimana di luglio — quest'anno dal 31 luglio al 1 agosto 2027
Dove Corso Papa Giovanni XXIII, Atella

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.

«Assedio di Atella 1496» è la rievocazione con cui Atella, in provincia di Potenza, in luglio, ricorda l'assedio subito dalla città nell'estate del 1496. Eppure, in questa occasione, a porre fine al conflitto non furono le armi ma un'epidemia di sifilide chiamata «Mal Franzese». Dentro le mura c'erano i francesi del viceré Gilberto Borbone, fuori le truppe della coalizione, che bruciarono i mulini per prenderli per fame.

La promessa fatta alle porte, e rotta il giorno dopo

Il 18 giugno del 1496 «Gilberto Borbone, conte di Montpensier, viceré francese dopo la partenza di Carlo VIII da Napoli, giunse nella Valle di Vitalba» e decise di fermarsi ad Atella «nell'attesa di rinforzi da Gaeta». Il 20 giugno scese «da Ripacandida con la sua armata», minacciando «di assaltarla e distruggerla qualora questa si fosse rifiutata di aprirgli le porte».

Insieme alla minaccia arrivò una promessa: «il viceré francese promise che, se fosse stato accolto, i suoi soldati non avrebbero arrecato alcun danno agli atellani e avrebbero rispettato le persone ed i beni».

Come andò a finire lo dice una lettera dell'epoca, scritta il giorno dopo: «Hieri, i francesi, entrati ad Atella e promettendo salvo le persone et le robbe, non avendo rispecto alcuno ad alcuna promissione et ad la fede data, sono entrati dentro e messala al sacco». Il 21 giugno Francesco Gonzaga annotò che una volta dentro le mura avevano messo la città «a saccho secondo il lhoro consueto».

Una città che valeva più di Venosa

«Nell'estate del 1496, Atella era una delle terre più fiorenti della Basilicata, un centro economico e agricolo così prospero» che l'oratore Francesco Casati la descrisse a Ludovico il Moro come «meglio de Venosa, et de ogni altra terra de Basilicata».

«L'assedio del 1496, pur verificandosi nel momento di massimo splendore della città, ne interruppe traumaticamente lo sviluppo, segnando l'inizio di un progressivo declino». Non era nemmeno la prima volta: ad Atella «si svolsero due importanti avvenimenti, gli assedi del 1361 e del 1496», a conferma della sua «importanza anche militare».

Tagliare i mulini per prenderli per fame

La risposta arrivò il 23 giugno. «Precedute dall'avanguardia composta da truppe della Repubblica di Venezia», le truppe della coalizione giunsero sotto le mura e «bloccarono la città per tre lati, occuparono la strada per Venosa e bruciarono alcuni mulini lungo la fiumara, per prendere i francesi per fame». Lo stesso giorno il marchese di Mantova «si accampò sotto le mura e iniziò a bombardare la città assediata».

A dirigere le operazioni fu Consalvo di Cordova, che «organizzò l'assedio in modo che Atella rimanesse isolata dagli altri centri francesi e non vi giungessero più viveri», e ordinò di «rompere li molini alla Cità», che furono poi occupati e distrutti.

Gli assediati furono costretti «a cibarsi di grano cotto e carne di giumento». «La fame divenne così atroce che gli occupanti, per liberarsi di bocche inutili, cacciarono dalle mura donne, bambini e uomini inermi». La popolazione «per tutto questo tempo patì stenti inenarrabili».

La resa, e le bombarde lasciate lì

«Ridotto alla fame, sottoposto a cannoneggiamenti continui e senz'altra via di scampo, il 14 luglio Montpensier avviò le trattative per la resa, che si conclusero il 20 luglio con un'intesa». L'assedio, «iniziato il 23 giugno, si concluse il 2 agosto».

L'esodo cominciò il 3 agosto, «lasciando dietro di sé devastazione e miseria»: i francesi abbandonarono ad Atella «le loro bombarde et tute lhoro robe».

Di quella storia sono rimasti due segni. Il primo è nello stemma del paese: «in ricordo di questi due avvenimenti, nello stemma di Atella compare una leonessa, simbolo di fortezza, che regge con la zampa destra sollevata una palla di cannone». Il secondo è la patrona: alcuni fanno risalire al 1496 la festa, «quando gli abitanti del centro angioino, per celebrare la fine del lungo assedio, scelsero come protettrice di Atella la Madonna della Neve», Santa Maria in Nives.

Il Giardino Saraceno torna al 1496

Oggi il paese si trasforma in «un teatro a cielo aperto» per «un viaggio indietro nel tempo di oltre cinquecento anni», dentro «un passato di prosperità, tradimenti e battaglie».

Si comincia la mattina «nel Giardino Saraceno con il tiro con l'arco e la falconeria», dove si monta l'accampamento medievale: «tende, armigeri e scene di vita quotidiana». Nel pomeriggio c'è il grande corteo storico, con «archibugieri, giocolieri, tamburi, chiarine, sbandieratori, armigeri e appassionanti simulazioni di combattimento»: una volta hanno sfilato «oltre 100 personaggi — cavalieri, nobili, dame, giullari, soldati spagnoli — in costumi d'epoca».

In piazza Matteotti si tiene «la tradizionale sfida tra gli arcieri delle Parrocchie cittadine: Santa Maria ad Nives, San Nicola e Sant'Eligio», e nella piazza principale i giochi medioevali delle contrade, che portano gli stessi tre nomi. A seguire, «l'esibizione congiunta di sbandieratori, archibugieri e armigeri».

Da fuori arrivano il Gruppo Fieramosca di Barletta, che sfila «con abiti e insegne d'epoca», il Gruppo Falconieri Melfi «con le maestose esibizioni dei loro rapaci» e i falconieri che operano a Brindisi di Montagna, nella foresta Grancia. Agli stand gastronomici si mangiano «piatti e prodotti che si rifanno alle tradizioni culinarie del tempo», e la giornata si chiude con gli spettacoli pirotecnici.

Come arrivare alla festa

Raggiungere l'Assedio ad Atella richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Rionero-Atella-Ripacandida, a 6,3 chilometri da Atella, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Scalera - San Sele ha davanti un percorso di 6,7 chilometri che in 8 minuti porta a destinazione.

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