Patanello a Francavilla al Mare - Il ciabattino sacrestano e il bamboccio bruciato in piazza
Patanello è la maschera tipica di Francavilla al Mare, in provincia di Chieti, e il simbolo del Carnevale d'Abruzzo, che si tiene nei giorni di Carnevale. Il suo teatrino apre in assoluto la sfilata, a cui fanno seguito tutti gli altri carri lungo viale Nettuno, fra la stazione ferroviaria e la vicina piazza della Sirena. La maschera nasce da un ciabattino che svolgeva anche le funzioni di sacrestano, vissuto tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, e dal 1958 è parte integrante del manifesto del Carnevale.
Un buontempone che tutti conoscevano
Secondo la tradizione, l'uomo da cui viene la maschera era un ciabattino e sacrestano chiamato «zì Patane»: un personaggio fuori dal comune, bizzarro e stravagante, ma non per questo poco carismatico.
Amava scherzare, ne combinava di ogni ed era anche un grande frequentatore di osterie; era famoso per i suoi mille scherzi e perché amava bere e fare baldoria con gli amici. Ai tempi era estremamente famoso, una figura che non passava inosservata, motivo per cui anche i personaggi più illustri e gli artisti lo conoscevano piuttosto bene. È una nascita insolita: le altre maschere regionali danno corpo a un tipo — il servo, il mercante, il dottore — mentre qui alla base c'è una persona sola, con un nome e un soprannome che a Francavilla conoscevano tutti.
Il Carnevale di Francavilla lavora proprio su questo: realizzare una maschera buffonesca ispirata a un personaggio realmente esistito, per esorcizzarne i difetti attraverso la risata e le azioni grottesche, per far divertire il pubblico.
Truccato da vecchio, con il Carnevale in braccio
La testimonianza più antica su di lui è in un libro del 1889, «Francavilla nella storia e nell'arte» di Teodorico Marino, che parla delle sceneggiate che si facevano in Francavilla in tempo di Carnevale: mascherate allusive e satiriche su personaggi realmente esistiti o su situazioni politiche e sociali del paese.
Marino scrive che esisteva un tipo curioso, considerato una vera maschera, Zi Patana, calzolaio e sagrestano, un buontempone, che usciva per le strade truccato da vecchio - simbolo dell'anno vecchio che muore per far posto al nuovo - sopra un asino, simbolo caratteristico caro al popolino.
Zi Patana porta in braccio un bamboccio vestito, il Carnevale, brutto e deforme, ma che deve suscitare l'ilarità, e dopo un processo-farsa lo buttano al fuoco della piazza.
Le carnevalate, a Francavilla, erano sfilate di buontemponi, giovanotti e ragazzini, che si riunivano per le strade in maschera, a esorcizzare la fame e la miseria con l'allegria e la baldoria. Si facevano il Giovedì degli amici e dei parenti; poi arrivava la settimana vera e propria del Martedì e Giovedì grasso.
Il pittore che lo rese un manifesto
Il passaggio da uomo a maschera ufficiale ha una data. Un pittore napoletano che amava villeggiare a Francavilla, E. Caiati, ha preso spunto per tratteggiare i caratteri di questo personaggio e farne la maschera che fin dal lontano 1958 è parte integrante del manifesto del Carnevale, e di cui è diventato il logo dell'Associazione stessa.
Da lì in poi il nome cresce: oggi Patanello, meglio noto come Re Patanello, o anche «zì Patane», è la maschera che apre il Carnevale d'Abruzzo.
Il teatrino che apre la sfilata
Il posto che occupa oggi è il primo di tutti: il suo teatrino apre in assoluto la sfilata, a cui fanno seguito tutti gli altri carri, e ad aprire la parata è il carro di Re Patanello, la maschera ufficiale del Carnevale d'Abruzzo a Francavilla.
La sfilata che inaugura è nata nei primi anni del secondo dopoguerra, quando una banda musicale locale chiamata «Zu-zù in Cerca di Za-zà» si esibiva per le vie del paese; la prima edizione con la presenza di carri allegorici risale al 1956, frutto della volontà di alcune persone al fine di animare il luogo di villeggiatura durante l'inverno.
Il percorso è sempre lo stesso, da Piazzale Stazione, passando per viale Nettuno fino a raggiungere Piazza Sirena, dove si seleziona il carro vincente e dove alla fine della festa si brucia la «pupazza». Le associazioni culturali locali sfilano coi carri sul viale, arrivando in piazza Sirena, che si riempie anche dei cittadini in costume.
Le tipicità di questo carnevale consistono soprattutto nel cibo: si gusta la «cicerchiata», dolce tipico abruzzese con forma a ciambella, composta da palline di impasto fritte nell'olio d'oliva, e in seguito le «frappe» o «chiacchiere» diffuse nel resto d'Italia.