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Maschere · Basilicata

Urs a Satriano di Lucania - Le salsicce prese al soffitto, se la porta era socchiusa

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

L'Urs, l'orso, è una delle maschere tipiche del Carnevale di Satriano di Lucania, in provincia di Potenza, che si svolge il sabato e la domenica che precedono il martedì grasso, fra febbraio e marzo. È un uomo interamente coperto di pelli di capra o di pecora, raccolte alla vita da una catena dalla quale pende un campanaccio di mucca, con un sacchetto in testa che presenta due buchi per gli occhi e uno per la bocca; lo conduce «u' patrone», armato di un grande bastone. Se la porta di una casa restava socchiusa l'Urs entrava e saltava per afferrare le salsicce appese al soffitto: quello che riusciva a prendere era suo.

La porta socchiusa

«Non era loro permesso di forzare il portone di casa, ma se fosse rimasto semichiuso, cosa molto frequente in tempi addietro, si sentiva autorizzato a entrare.»

«Non appena l'uscio di casa si apriva, l'Orso si catapultava dentro continuando il suo pesante ballo, travolgendo tutto ciò che gli capitava davanti». «Se nell'abitazione vi erano ancora appesi al soffitto le salsicce, i prosciutti o altre leccornie del maiale messe a stagionare, l'Orso si cimentava a saltare con le braccia per afferrarle». Quello che riusciva a prendere era suo, «con o senza il consenso del proprietario».

Come si porta fuori la massaia

«Con chiassose e divertenti scenette, si fermavano davanti all'uscio delle case cercando di attirare l'attenzione delle massaie perché uscissero fuori lasciando campo libero alle loro ruberie».

«Nel caso in cui le ruberie non riuscissero, gli veniva offerto comunque qualcosa». «Il ricavato della questua veniva consumato collettivamente o diviso in parti uguali fra coloro che avevano partecipato alla mascherata».

Pelli, catena e campanaccio

«L'orso di Satriano, il violento, il trasgressivo, è un uomo interamente coperto di pelle di capra o di pecora, raccolte alla vita da una catena dalla quale pende un campanaccio di mucca.»

«Il suo corpo è ornato di campanelli e campanacci rumorosi, tanto più quanto l'orso saltarella con il doppio intento di incutere timore e di sottolineare il fervore della maschera».

«Porta un sacchetto sulla testa che ne copre le fattezze – e l'identità – il quale presenta due buchi per gli occhi e uno per la bocca». «La lontananza prolungata dalla propria terra l'ha portato al mutismo». «Un tempo il suo costume era fatto di pelli di pecora o capra, attualmente di materiali sintetici».

L'orsa bianca e il padrone

«Contrariamente al Romita, non è una maschera solitaria, in quanto spesso è accompagnata da un altro orso femmina, ricoperta di pelli bianche di pecora (in contrasto con il maschio ricoperto di pelli nere di capra), uniti tra loro da una catenella.»

«L'Orso è sempre accompagnato da "u' patrone", domatore-conduttore che è armato di un grande bastone che serve per indirizzare, orientare, minacciare, comandare l'Orso riottoso.» Il compito del pastore è «quello di placare l'impeto selvaggio del proprio animale, assicurandosi che non molesti eccessivamente la gente». Nel corteo «le maschere zoomorfe degli urs, completamente ricoperti di pelli chiare, scatenano il loro spirito selvaggio, cui si oppone la resistenza dei pastori e dei guardiani».

La maschera come vendetta

«La maschera dell'Urs veniva utilizzata per vendicarsi di un torto subito. Il giorno del Carnevale indossate le pelli e divenuto anonimo, il satrianese poteva restituire un torto subito e in questo modo risolvere i conflitti sociali.»

«Si racconta infatti che il contadino, dopo aver subito tutto l'anno l'arroganza del padrone, il giorno dei festeggiamenti di Carnevale poteva farsi giustizia entrandogli in casa, rubando le salsicce, toccando le donne e scappando via».

L'emigrante tornato ricco

Nel secondo dopoguerra alla maschera si è sovrapposta un'altra figura. «L'Orso è l'emigrante rientrato che sfoga, in maniera bestiale, le sue frustrazioni accumulate fuori dall'ambiente nativo.»

Rappresenterebbe «l'emigrante satrianese di ritorno che arricchitosi all'estero si vestiva di pelli di pecora o capra, in contrapposizione al Rumita, il satrianese rimasto nella sua terra, che si vestiva di sole foglie, e in maniera spavalda e senza ritegno girava tra le case del paese entrando di forza e comportandosi da padrone delle cose altrui»; «l'Urs quindi era la presa in giro dell'emigrante di ritorno».

«A dispetto di quanto possa sembrare, le pelli sono pregiate e, insieme con altre ricchezze, rappresentano l'emigrante rientrato in patria dopo aver fatto fortuna in terre lontane».

Da dove potrebbe venire

«Le origini del Carnevale sono sconosciute», ma «in ogni caso si tratta di una tradizione medievale», segnata da un tempo in cui «la carestia e la povertà erano all'ordine del giorno».

«La presenza dei signori francesi e di popoli stranieri (come anche i longobardi)… potrebbe aver condizionato la storia del luogo»: un'ipotesi fa nascere proprio da qui l'orso, l'urs nel dialetto locale, come «una metafora: la traslazione della cultura estera – presumibilmente francese – in usi e costumi del satrianese».

La maschera «è considerata l'altra faccia della natura che si rigenera, identificandosi in un animale selvatico, e si vendica, ritorcendosi contro l'uomo se quest'ultimo è incapace di rispettarla».

Oggi si esce in branco

«Negli ultimi anni girano tra le strade del paese più Urs insieme, non uno solo, capitanati da un pastore capo orso» — cioè «un personaggio che tiene le redini di tutti gli orsi e li conduce in giro per le strade del paese».

«Nel 2020 è tornato a comparire un Urs molto più grande degli altri, vestito in maniera più curata, che ha fatto da catalizzatore». «Nel Carnevale contemporaneo ci si veste da Urs soprattutto per una valenza identitaria».

Il carnevale in cui esce

Il Carnevale di Satriano di Lucania è il più antico della Basilicata e si svolge il sabato e la domenica antecedenti il martedì grasso. Il rito, «incurante della flessibilità delle date del carnevale, comincia sempre nello stesso giorno, il 17 gennaio, a rimarcare il rapporto esistente tra S. Antonio abate, il maiale e le comunità agro-pastorali contadine meridionali».

Le maschere caratteristiche sono tre: Urs (Orso), Rumita, l'uomo-albero completamente coperto di tralci d'edera che gira in silenzio strusciando il fruscio sulle porte delle case, e Quaremma (Quaresima), la vecchia vestita di nero che porta una culla sul capo. La sera si svolge «una sorta di pantomima collettiva, 'A Zit, un matrimonio con rovesciamento dei ruoli», in cui i maschi fanno da femmine e viceversa. Ad accompagnare le maschere lungo le strade ci sono musicisti spontanei e carri ecologici non motorizzati.

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