Antiquariato, modernariato, vintage: che differenza c'è davvero
La differenza fra antiquariato, modernariato e vintage è anagrafica: conta l'anno in cui l'oggetto è stato prodotto. L'antiquariato riguarda i pezzi con più di cinquant'anni, il modernariato quelli del Novecento fino agli anni Sessanta, il vintage quelli prodotti almeno vent'anni fa.
Il terzo termine, però, viene dal vino.
Antiquariato
In Italia l'antiquariato è un settore merceologico, non un'epoca: indica la raccolta e il commercio di oggetti antichi, e comprende dipinti, sculture, disegni, stampe, cornici, mobili e oggetti d'arredo.
Il criterio pratico è quello dei regolamenti: si considerano di antiquariato gli oggetti con più di cinquant'anni, calcolati dalla data di costruzione. L'ultimo stile che rientra pienamente nell'antiquariato è l'Art Déco degli anni Venti e Trenta.
Da dove viene la parola
Il percorso del termine è lungo e ha cambiato senso più volte.
- Antichità. Il collezionismo antiquario esiste già nell'antica Roma, dove si acquistavano opere pittoriche e sculture greche del periodo classico, e prosegue fino al Settecento.
- Medioevo. Gli «antiquari» erano amanuensi copiatori di libri antichi; il termine indicava anche gli amatori delle forme classiche della lingua e dello stile.
- Rinascimento. Erano studiosi, amatori e raccoglitori di oggetti antichi, e già nel XVI secolo si delinea la figura commerciale.
- Fine XVIII secolo. Nasce la figura dell'antiquario moderno, e nel Settecento si colloca la nascita dell'antiquariato come lo intendiamo.
- Ottocento. Il termine assume il significato attuale, e viene recepito in italiano anche per influsso dell'inglese antiquarian, usato per il venditore di libri e oggetti antichi.
C'è anche una differenza di significato: in Italia «antiquario» indica soltanto l'attività commerciale, mentre in Francia e in Inghilterra può essere sinonimo di archeologo.
Modernariato
È una parola coniata in opposizione ad antiquariato, ed entrata nell'uso corrente per gli oggetti del Novecento.
Treccani lo definisce come commercio e collezionismo di oggetti «non propriamente antichi» ma ancora moderni; nel settore è circoscritto agli oggetti di arredamento o design prodotti fra il secondo dopoguerra e la fine degli anni Sessanta. Dagli anni Quaranta in poi, infatti, si comincia a parlare di Design e di modernariato invece che di antiquariato.
In Italia il modernariato si sviluppa più tardi che in Germania, Francia e Inghilterra, e ha alcuni riferimenti precisi: la Triennale di Milano come snodo fra oggettistica e grandi aziende, Gio Ponti e le riviste Domus e Casabella. L'apice si colloca attorno agli anni Cinquanta, quando nascono prodotti come la moka Bialetti, Frau e Flos.
Vintage
È il termine più frainteso, e non nasce nell'arredamento. Vintage viene dal francese antico vendenge, a sua volta dal latino vindemia, la vendemmia: indicava in origine i vini d'annata di pregio.
Per estensione è passato ad altri prodotti, e nell'uso della moda indica capi, oggetti e arredi d'epoca o démodé. Il criterio più diffuso lo fissa agli oggetti prodotti almeno vent'anni prima, con una connotazione qualitativa: si parla di pezzi con funzionalità, fascino e qualità superiori.
Le tre categorie a confronto
| termine | che cosa indica | quando |
|---|---|---|
| antiquariato | commercio e collezionismo di oggetti antichi | oltre 50 anni, fino all'Art Déco |
| modernariato | arredamento e design del Novecento | dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Sessanta |
| vintage | capi, oggetti e arredi d'epoca, soprattutto moda | almeno vent'anni |
Dove i confini si confondono
Modernariato e vintage si sovrappongono, e la distinzione più usata è quella dell'ambito: il vintage riguarda soprattutto la moda, mentre il modernariato riguarda mobili e oggetti di design. Il vintage ha però un'accezione più ampia, perché comprende non solo mobili ma anche indumenti e accessori. È una distinzione che serve soprattutto davanti a un banco: nei mercatini dell'usato e nei mercatini di dicembre l'etichetta la sceglie chi vende, e riconoscere se un pezzo è antiquariato, modernariato o vintage vuol dire sapere di quali anni si sta parlando.
Il confine fra antiquariato e modernariato passa invece per la nascita del design: prima dell'Ottocento lo stile del mobile dipendeva soprattutto dal falegname e dall'ebanista, cioè da chi lo costruiva; con il Novecento entra in scena il progettista, e l'oggetto comincia a essere firmato.
Domande frequenti
Che differenza c'è fra antiquariato e modernariato?
L'antiquariato riguarda oggetti antichi, con più di cinquant'anni e fino all'Art Déco; il modernariato riguarda arredamento e design del Novecento, in particolare dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Sessanta. La parola «modernariato» è nata in opposizione ad «antiquariato».
Che cosa vuol dire vintage?
Viene dal francese antico vendenge, dal latino vindemia: indicava i vini d'annata di pregio. Oggi, soprattutto nella moda, indica capi e oggetti d'epoca, di norma prodotti almeno vent'anni prima.
Quanti anni deve avere un oggetto di antiquariato?
Più di cinquanta, calcolati dalla data di costruzione: è il criterio usato dai regolamenti dei mercatini e dal commercio di cose antiche.
Modernariato e vintage sono la stessa cosa?
Si sovrappongono, ma il vintage ha un campo più largo e riguarda soprattutto la moda, mentre il modernariato riguarda mobili e oggetti di design del Novecento.