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Minoranze · Ladini

Val Gardena in costume 2027 - Lo scialle giallo delle sposate e la cintura ricamata con penne di pavone

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
2 agosto 2026
Dove S. Cristina

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: valgardena.it, letta il 20/09/2026.

Il corteo folcloristico «Val Gardena in costume» si tiene ogni anno la prima domenica di agosto, a rotazione fra i comuni di Ortisei, Santa Cristina e Selva. È uno degli eventi più sentiti e amati della valle: un'esplosione di colori, musica e orgoglio ladino, in cui centinaia di residenti sfilano indossando autentici abiti ereditati di generazione in generazione.

Come è fatta la giornata

La giornata si apre con l'arrivo delle bande musicali, dei gruppi corali e folcloristici, provenienti non solo dalla Val Gardena ma anche da altre zone dell'Alto Adige. Sul palco le bande suonano musica tradizionale e moderna della regione, e il repertorio comprende anche danze popolari; le associazioni del paese che ospita il corteo si occupano dei cibi e delle bevande regionali nei vari stand.

Il momento più atteso arriva nel pomeriggio, quando comincia la sfilata vera e propria, fra applausi e scatti fotografici. Ogni edizione ha un tema diverso, ma lo spirito autentico resta invariato: onorare la cultura e la storia della valle. Sfilano le associazioni locali, i gruppi folkloristici e le bande, che animano le vie con musiche, danze e momenti di convivialità.

Che cosa racconta il costume

Il costume tradizionale gardenese è considerato fra i più belli e ricchi dell'intero Alto Adige, e dell'intero arco alpino. Un tempo, però, non era solo un ornamento per le feste, ma un segno distintivo della persona che lo indossava: ogni dettaglio aveva un significato preciso e raccontava qualcosa sulla vita di chi lo portava, indicandone lo stato di famiglia, l'età e persino il ceto sociale — ogni strato sociale aveva il suo costume, e anche fra adulti e bambini si portava un abito diverso.

Le donne sposate indossavano uno scialle giallo e portavano i capelli raccolti in uno chignon, o un berretto in lana chiamato «Cazina»; le donne nubili sfoggiavano uno scialle rosso e le trecce, spesso raccolte in un nodo insieme a una corona a punta. Anche per gli uomini il gilet rivelava lo stato civile: se decorato con motivi floreali, o di seta con ornamenti, indicava che l'uomo era sposato; se rosso e semplice, che era ancora celibe. I bambini portavano il gilè rosso sotto le bretelle verdi, i giovani ragazzi il gilè rosso con sopra una giacca corta.

Fra gli elementi comuni a tutti, nei giorni di festa non potevano mancare il cappello nero con la nappa, il cosiddetto «Cneidl», e il lungo cappotto nero chiamato «Bagana». Ma il vero orgoglio maschile era, ed è ancora, la cintura in pelle finemente decorata, con ricami realizzati in rachide di penna — penne di coda di pavone —, che metteva in mostra l'abilità artigiana e la personalità di chi la indossava.

Perché quei costumi sono così ricchi

La ricchezza degli abiti non è un caso: riflette l'attitudine secolare dei gardenesi a girare il mondo, riportando nelle loro valli, da ogni latitudine, nuovi saperi ma anche sete, nastri, stoffe, pizzi e gioielli.

Dal XVI secolo i gardenesi cominciarono a realizzare pizzi sul tombolo, che i venditori ambulanti smerciavano in tutto il Tirolo e che tornavano in valle sotto forma di fazzoletti, fili e nastri con cui impreziosire gli abiti. Dal XVIII secolo in valle si producevano giocattoli e piccole figure in legno, venduti in tutta Europa; dal XIX la Val Gardena divenne famosa per le figure sacre scolpite a mano e per gli altari, e dai loro soggiorni nelle grandi città i commercianti portavano alle loro donne preziose stoffe di seta, raffinati pizzi, gioielli d'oro, granato e coralli.

Con i commercianti arrivarono anche le mode: intorno al 1840 comparve il cilindro proveniente dall'Inghilterra, e nello stesso periodo si cominciò a indossare il cappotto — la bagana — al posto della giacca corta. Proprio la bagana, per la sua eleganza, divenne ben presto l'abito da cerimonia dello sposo, del sindaco e dei cittadini benestanti della valle. I pettini di corno e le sottovesti rosse e nere hanno probabilmente origine nelle regioni spagnole, con cui i gardenesi intrattenevano relazioni commerciali.

L'associazione che li ha salvati

Intorno al 1900 sempre più gardenesi cominciarono a vestirsi secondo la moda delle città, e la popolazione sentì l'esigenza di preservare le tradizioni per trasmetterle alle generazioni future. Nel 1903 venne istituita a Ortisei la Reservistenkolonne, un gruppo di cittadini che manteneva vive le usanze e prestava aiuto nelle situazioni di bisogno sociale; nel 1919 quel gruppo fu sciolto e nacque l'Associazione costumi gardenesi, la «Union Costumes de Gherdëina».

Durante il periodo fascista l'attività dell'associazione fu interrotta d'ufficio, ma i gardenesi continuarono a vestirsi con i loro costumi in occasione delle processioni. Dopo la seconda guerra mondiale si tornò a chiedere a chi aveva ancora costumi negli armadi di indossarli nelle grandi feste; negli anni Cinquanta e Sessanta un sarto e sua moglie ne confezionarono circa duecento, e nel 1963 nacque il gruppo dei balli e delle usanze popolari, i cui membri indossano ancora oggi il costume gardenese durante le rappresentazioni. Le associazioni cominciarono anche a noleggiare i costumi, perché quanta più gente possibile potesse partecipare alle feste.

Oggi i costumi non fanno più parte della vita quotidiana, ma vengono indossati per le occasioni speciali: feste religiose, processioni, sagre, cortei, a volte matrimoni. E una volta all'anno, la prima domenica di agosto, tornano tutti insieme in strada: il corteo in costume, dicono in valle, è più di una festa, è un rito identitario che tiene viva l'anima ladina.

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