Perché nei presepi viventi ci sono i mestieri di una volta
I mestieri stanno nel presepe perché il presepe è sempre stato anche un calendario: nella tradizione le figure che lavorano personificano i mesi dell'anno, uno per uno. Nei presepi viventi quella funzione si è saldata a un'altra, tenere in vita i mestieri scomparsi.
Dal panettiere di giugno al pescivendolo di dicembre.
I mestieri come mesi dell'anno
Nella lettura tradizionale del presepe ogni venditore corrisponde a un mese, e l'abbinamento segue quello che in quel mese si raccoglie o si vende:
- giugno, il panettiere;
- luglio, il venditore di pomodori;
- agosto, il venditore di cocomeri;
- settembre, il venditore di fichi o il seminatore;
- ottobre, il vinaio o il cacciatore;
- novembre, il venditore di castagne;
- dicembre, il pescivendolo o il pescatore.
Accanto a loro compaiono le altre figure di mercato — verdummaro, macellaio, fruttivendolo, salumiere, arrotino, venditore di ricotta e formaggi, venditore di uova: il presepe non mette in scena una folla generica, mette in scena l'anno intero.
I mestieri della Palestina
C'è un secondo motivo, più antico del primo, e riguarda il luogo invece del tempo. Alcuni presepi ricostruiscono gli antichi mestieri orientali, per far rivedere la vita semplice e faticosa della Palestina ai tempi di Gesù: falegname, cambiavalute, scalpellino, vasaio, pescivendolo, macellaio, venditore di tessuti, venditore di spezie e aromi, il telaio del tessitore, il frantoio, la spulatura del grano, i lebbrosi e le attività domestiche.
In questa versione il mestiere serve a dire dove siamo, non in che mese.
Quello che è successo nei paesi
Nei presepi viventi italiani i due strati si sono saldati a una terza esigenza, tutta moderna: far rivivere mestieri spesso scomparsi.
Le rappresentazioni sono diventate una vetrina degli antichi mestieri, e insieme un modo per scoprire le peculiarità di un territorio: molte ripropongono usi, costumi e lavori dell'Italia di fine Ottocento, e i protagonisti sono gli abitanti stessi di paesi, frazioni e quartieri.
A Fanano, dove sfilano oltre duecentocinquanta figuranti, la rappresentazione serve a rivedere come si lavorava e come si viveva una volta; a Custonaci i circa centosessanta interpreti — artigiani, maestranze contadine e figuranti del posto — riproducono gli antichi mestieri della civiltà rurale siciliana.
I mestieri che si vedono solo qui
Il valore di questi presepi sta nelle figure che non esistono più da nessun'altra parte.
A Pianvignale si vedono il cordaio che intreccia la canapa fino a farne corde lunghe, il fabbricante di rastrelli per i contadini, il materassaio che carda la lana e ricuce i materassi, il moleta che affila coltelli e attrezzi agricoli, l'impagliatore di sedie — che era un mestiere ambulante — e una fonderia in funzione, con il metallo fuso e gli stampi di terra. Vi lavorano anche ricamatrice, merlettaia e tessitrice a un antico telaio ricostruito, una ceramista, i battitori di rame che modellano candelieri, piatti e vasi, il falegname, il maniscalco alla forgia e il formaggiaio che mostra la cagliata.
A Custonaci, dove gli artigiani lavorano dentro le grotte, compaiono fabbri, carpentieri, scalpellini, ramai, ceramisti, canestrai, bottai e un puparo, insieme a due mestieri che dicono molto di come si viveva: il riparatore di piatti e gli zabbarinari.
A Ruota si ricostruiscono frantoio, metato e mulino, e la tessitura di castagno, salice e vimini; a San Damiano d'Asti il percorso attraversa una trentina di ambientazioni con falegnami, fabbri, pescatori e lavandaie.
Da quanto tempo si fa
La tradizione dei presepi viventi che espongono i mestieri ha una sua storia:
- Custonaci ha cominciato nel 1983, ha superato la quarantesima edizione ed è stato inserito nel Registro siciliano del patrimonio immateriale nel 2006;
- Rivalta risale al 1991, ideato da don Sandro Civardi, dai parrocchiani e dal conte Orazio Zanardi Landi, e coinvolge oltre cento persone lungo un percorso illuminato da torce e lanterne;
- Piubega, in Lombardia, aveva già vent'anni di manifestazione nel 2013;
- Fanano organizza il suo dal 2010.
Curiosità in pillole
Fra i mestieri di Custonaci ce n'è uno che nessun dizionario corrente registra: il riparatore di piatti, l'artigiano che rimetteva insieme la ceramica rotta con punti metallici. In una casa dove un piatto costava una giornata di lavoro, buttarlo non era un'opzione.
Domande frequenti
Perché nei presepi ci sono i venditori e gli artigiani?
Perché nella tradizione presepiale le figure che lavorano personificano i mesi dell'anno: il panettiere è giugno, il venditore di castagne novembre, il pescivendolo dicembre.
Che mestieri si vedono in un presepe vivente?
Falegname, fabbro, scalpellino, vasaio, tessitore, canestraio, bottaio, ramaio, maniscalco, materassaio, cordaio, arrotino, formaggiaio, lavandaia, ricamatrice, e nei presepi siciliani anche il puparo e il riparatore di piatti.
Perché si rappresentano mestieri scomparsi?
Perché il presepe vivente è diventato una vetrina degli antichi mestieri e un modo per far conoscere il territorio: molti ripropongono la vita dell'Italia di fine Ottocento, e i figuranti sono gli abitanti stessi.
Qual è il presepe vivente più antico fra questi?
Fra quelli con i mestieri, Custonaci: ha cominciato nel 1983 e dal 2006 è nel Registro siciliano del patrimonio immateriale.