Presepe Vivente Grotta Mangiapane a Custonaci 2026 - 150 artigiani e figuranti in un museo vivente
Il presepe vivente di Custonaci non è allestito dentro una grotta: è allestito dentro un paese che sta dentro una grotta. A Scurati, frazione poco sotto Custonaci, in provincia di Trapani, in Sicilia, la Grotta Mangiapane apre nel monte uno squarcio alto circa 84 metri, e alle sue pareti sono addossate piccole case in pietra, stalle e un forno per il pane, costruite da una famiglia di pastori fra l'Ottocento e la metà del Novecento. Da quelle case, nel periodo delle feste natalizie e di solito fino a dopo la Befana, esce un intero villaggio al lavoro.
Il borgo dentro il monte
La grotta è la più grande fra quelle che si aprono nella Riserva di Monte Cofano. È alta circa 84 metri, larga 13 e profonda 60. Dentro c'è un piccolo borgo di case mimetizzate con i colori della terra, con stalle per gli animali, una piccola cappella, botteghe e un forno a legna.
Il nome viene dalla famiglia Mangiapane, che vi si insediò nel 1819 — quattro nuclei famigliari in tutto — e vi rimase fino al 1951. Proprio perché è stata abitata così a lungo e poi lasciata intatta, si è mantenuta l'organizzazione degli spazi e l'articolazione degli edifici: sbirciando dentro le abitazioni si scorgono ancora gli oggetti d'un tempo.
Dal restauro del 1982 alla messa di Natale
Dopo un periodo di abbandono durato circa trent'anni, nel 1982 un gruppo di giovani restaurò il borgo riportandolo agli splendori di un tempo, e ripose gli antichi oggetti nelle abitazioni, in modo da far rivivere la ricca tradizione dei mestieri del luogo di un secolo prima. La popolazione di Custonaci si attivò per trovare il vestiario e gli utensili dei propri avi.
L'anno dopo, l'idea di mettere in scena la Natività nella grotta nacque grazie all'intuizione dell'allora sacerdote del paese, Don Rosario Vanella, che nel 1983 decise di celebrare proprio lì la messa di Natale. Il presepe nasce così come evoluzione delle sacre rappresentazioni svoltesi fino ad allora nel Santuario della Madonna di Custonaci, e da quell'anno la grotta ospita il presepe ogni periodo natalizio, mentre d'estate la stessa scena diventa il Museo Vivente dei mestieri. Nel 2006 la manifestazione è stata inserita nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia.
Mestieri veri, non parti recitate
Il tratto che distingue Custonaci dagli altri presepi viventi è che gli artigiani non interpretano una parte, ma il loro vero mestiere. Producono davvero pane, formaggi, olio e vasi. I pastori mungono e fabbricano vero formaggio, le massaie preparano la pasta e infornano il pane, la pressa trae il miele dalle arnie, nel parmento si preme l'uva con i piedi, nell'aia il contadino separa il grano dalla paglia tirando per aria il frumento col forcone. Ci sono donne al telaio, maniscalchi al lavoro, contadini che portano le olive al frantoio, pescatori intenti a riparare le reti e chi lavora alla nassa, la trappola per crostacei e cefalopodi.
L'elenco dei mestieri è lungo e molti hanno solo il nome dialettale, perché in italiano non esistono più: u' crivaru, che pulisce il grano col crivu, il setaccio circolare munito di una rete a maglie che lasciava passare solo i chicchi; u' cannizzaru, che costruisce i cannizzi, silos di canna per conservare il frumento, con canne di fiume raccolte, essiccate e pulite; u' firraru, il fabbro che all'incudine realizza attrezzi da lavoro; u' strazzunaru, che fa vasi, giarre, mattoni, cannalate e ciaramiri nello stazzuni, dove la creta si estraeva dal suolo circostante; u' carraduri, che costruisce i carretti siciliani; u' campanaru, che realizza le mulignia, le campane per gli armenti; u' scarparu, che costruisce e ripara le calzature; u' vardaru, che fa selle e finimenti per tirare i carretti. Accanto a loro il ramaio, lo scalpellino, il maestro d'ascia, il falegname, il cantastorie, il cardatore di lana e il carradore che cerchia la ruota di un carretto.
Nella dimensione essenziale di una bottega o di una stanza ogni oggetto racconta l'universo culturale della vita agricolo-pastorale e artigianale nell'agro ericino alla fine dell'Ottocento. Di due mestieri si è persa ogni traccia: il conza piatti e lemmi, che riparava piatti e lemma — contenitori simili alle zuppiere — con colle ricavate da resine naturali o con punti di metallo per ridare unità ai cocci, e lo zabbarinaru, che intrecciava i filamenti di agave.
La notte del 24 dicembre
La Natività comincia fuori dalla grotta, la notte del 24 dicembre, quando Maria a bordo di un asinello inizia il cammino con Giuseppe. Intorno ci sono fiaccole e un lungo corteo. Si attraversa un sentiero fino a Scurati; lì Maria bussa alla porta di una locanda, non trova posto per la notte, e decide di fermarsi nella grotta vicina.
Nel cuore della grotta, nella parte più interna, sta la Sacra Famiglia: San Giuseppe in piedi che si puntella con un bastone, la Madonna che tiene in braccio il bambinello, gli animali alle loro spalle a riscaldare la grotta, e davanti due bimbe che scrutano stupite il neonato. Accanto un agnellino e una piccola capra col pastore. I doni portati al Salvatore sono in primo luogo prodotti tipici siciliani.
Fiaccole, zampogne e animali che restano tutto l'anno
L'illuminazione è realizzata per lo più con fiaccole, padelle romane e lanterne a petrolio, proprio come un tempo. Il cammino è accompagnato dai suoni delle zampogne, delle ciaramelle, delle chitarre, dei friscaletti, dei marranzani e dei tamburelli; cornamusa e piffero vagano liberamente per la borgata, e i bambini con tamorra e marranzano invitano ad assaggiare. Gli animali — cavalli, asinelli, pecore, capre, oche, galline — sono accuditi durante tutto l'anno dall'associazione culturale che cura il presepe, e così può capitare di trovare all'aia una cavalla col suo puledro.
Durante la visita si offrono pane cunzato, formaggi, salsiccia, patate e schiacciata con lo zucchero. Il percorso comincia nel centro storico di Custonaci, fra i mercatini di Natale e la degustazione della sfincia — un dolce a forma di ciambellina fatto con farina, latte e patate — e da lì un bus navetta porta al borgo. Al termine della visita c'è uno spettacolo di pupi della compagnia palermitana di Nino Cuticchio, con le avventure di Rinaldo e Orlando contro i Mori e per Angelica.
Quanti sono, e quanti vengono
A dare vita al presepe sono oltre 150 figuranti-interpreti, fra adulti, giovani e bambini, in larga maggioranza custonacesi, che nella propria infanzia hanno visto i mestieri che adesso mostrano, affiancati da artigiani-artisti provenienti dall'intera Sicilia. L'evento è organizzato dall'Associazione Museo Vivente di Custonaci, con il Parco Archeologico di Segesta e il Comune di Custonaci; il costone roccioso è tornato fruibile grazie ai lavori di consolidamento condotti dal Parco con l'Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia.
Il presepe ha attirato ogni anno mediamente circa 10mila visitatori, per un totale di oltre 400mila presenze. Si visita nel periodo delle feste natalizie, di solito fino a dopo la Befana.
Come arrivare alla festa
Il Presepe Vivente Grotta Mangiapane a Custonaci si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Trapani, a 19 chilometri da Custonaci, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Trapani ha davanti un percorso di 17 chilometri, ventidue minuti di guida.
Feste vicine, in altri paesi
Vicino a questo paese, altre feste da scoprire.
- Presepe Vivente di San Marco a Valderice — dicembre
- Presepe Vivente a Castellammare del Golfo — dicembre
- Miracolo Rievocativo di San Biagio a Salemi — febbraio