Perché quasi ogni paese italiano ha il suo presepe vivente
Dal 1223 di Greccio a oggi, il presepe vivente è diventato la forma di Natale più diffusa nei paesi italiani: bastano un borgo di pietra, una grotta o una stalla, e gli abitanti disposti a vestirsi da pastori per qualche sera.
La scenografia, in un paese antico, c'è già.
L'origine
Il primo presepe vivente della storia è quello che san Francesco d'Assisi allestì a Greccio, in provincia di Rieti, il 24 dicembre 1223, con l'autorizzazione di papa Onorio III, che prevedeva l'uso di una grotta naturale, e con il bue e l'asinello. L'episodio è raccontato da Tommaso da Celano.
Dopo Greccio la tradizione si diffuse nel resto d'Italia e negli altri Paesi cristiani. Greccio è oggi «il Paese del Presepe», e dal 1972 vi si tiene la rievocazione storica.
Il salto del Novecento
La diffusione capillare che vediamo adesso, però, non viene dal Medioevo: viene dal secolo scorso, e ha due date.
Nel 1925 a Bra fu realizzato un presepio vivente; nel 1930 don Orione ne promosse uno a Tortona. Negli anni Trenta quelle rappresentazioni attrassero decine di migliaia di persone, e da quell'esperienza molti presepi viventi si susseguirono in diverse città d'Italia.
È lì che il presepe vivente smette di essere un'eccezione e diventa un modello ripetibile da qualunque comunità.
Perché funziona in un paese piccolo
La ragione è pratica. Un borgo antico è già la scena: i vicoli in pietra fanno da strade di Betlemme, le botteghe da botteghe, le stalle da stalle, e dove c'è una grotta naturale la Natività si allestisce dentro, come a Greccio.
Il resto lo mettono gli abitanti. Le rappresentazioni si reggono sui volontari: i figuranti sono decine, a volte più di cento — cento a Ono San Pietro, in Valle Camonica; centoventi a Rivalta — e accanto a loro lavorano suonatori e artigiani, che rifanno gli antichi mestieri.
Non serve un budget, servono persone: a Bebbio, dove l'idea nacque nel 2003, la comunità descrive la manifestazione come «un piccolo miracolo» fatto da volontari, e dura quattro giorni.
Le forme che prende
Ogni paese aggiunge la propria variante, e sono le variazioni a rendere l'insieme interessante:
- Lundo, in Trentino: il presepe è illuminato esclusivamente da candele e lanterne.
- Classe, in Romagna: la sera della vigilia il corteo parte dal centro alle 23.45 e confluisce nella Basilica di Sant'Apollinare in Classe, per la messa di mezzanotte; il 5 gennaio arrivano i Re Magi.
- Fanano, sull'Appennino: la Natività si accompagna alla rappresentazione degli Antichi Mestieri, lungo le vie del borgo, nella domenica prima di Natale.
- Montefiore Conca: un presepe consolidato da quasi trent'anni, con figuranti, suonatori e artigiani fra vicoli in pietra e botteghe.
- Valle di Sarezzo, nel Bresciano: la Natività è allestita in una grotta naturale.
- Reggio Emilia: la scena si anima in Piazza San Prospero, nel cuore della città.
- Dogliani Castello, nel Cuneese: si tiene nella notte fra il 23 e il 24 dicembre.
- Greccio, dove tutto è cominciato, mantiene grotte, animali veri, silenzi e luci fioche.
Altri paesi che tengono viva la tradizione sono San Felice Circeo, Villa Minozzo, Revigliasco d'Asti, Prata Sannita, Castellalto, Tenno, Bagnolo San Vito con la sua «Notte di Luce», Morcone, Custonaci, Pietrelcina, Tricase ed Equi Terme.
L'ottavo centenario
Nel 2023 è caduto l'ottavo centenario del presepe vivente, a ottocento anni dalla notte di Greccio.
Per l'occasione fu istituito un Comitato Nazionale, previsto dalla Legge di Bilancio 2021, con decreto firmato dall'allora ministro della Cultura Dario Franceschini: il segno che la rappresentazione nata in una grotta reatina è considerata patrimonio culturale del Paese.
Domande frequenti
Quando si tengono i presepi viventi?
Nel periodo delle festività natalizie: la maggior parte si concentra fra il 25 dicembre e il 6 gennaio, con alcune rappresentazioni nella notte della vigilia e altre nelle domeniche prima di Natale.
Perché ce ne sono così tanti in Italia?
Perché la tradizione nasce qui, a Greccio nel 1223, e perché nel Novecento si è diffusa come modello ripetibile: dopo Bra nel 1925 e Tortona nel 1930, con don Orione, i presepi viventi si sono moltiplicati in tutta la penisola.
Chi fa i figuranti?
Gli abitanti stessi, come volontari: nelle rappresentazioni più grandi sono cento o centoventi, insieme a suonatori e artigiani che rifanno gli antichi mestieri.
Qual è il presepe vivente più antico?
Quello di Greccio, in provincia di Rieti, allestito da san Francesco il 24 dicembre 1223; la rievocazione storica vi si tiene ogni anno dal 1972.