Rievocazione Storica del Presepe a Greccio con la grotta di Betlemme 2026
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 02/09/2026.
La Rievocazione Storica del Presepe si tiene a Greccio, in provincia di Rieti, nel Lazio, dal 24 dicembre al 6 gennaio. Rifà la notte di Natale del 1223, quando San Francesco d'Assisi realizzò qui la prima rappresentazione vivente della Natività: sei quadri viventi e circa un centinaio di figuranti in costume medievale, su un anfiteatro artificiale costruito nel piazzale davanti al Santuario francescano, a oltre settecento metri di quota. La mette in scena la Pro Loco di Greccio dal 1972.
La notte di Natale del 1223, quando nacque il presepe
Correva l'anno 1223 quando San Francesco d'Assisi scelse l'umile paese montano di Greccio, affacciato sulla conca reatina, per rievocare la nascita del Salvatore. Il borgo sta nel cuore della Valle Santa reatina, arroccato sul fianco del monte Lacerone, in provincia di Rieti, di fronte al Monte Terminillo.
La scelta non fu casuale: la somiglianza dei luoghi con quanto il Santo aveva visto in Palestina lo portò a realizzare un evento che ancora oggi segna la storia di quella terra. Le grotte esistenti nei pressi di Greccio gli ricordavano quelle della Terra Santa, e in particolare il panorama di Betlemme. L'intento era far capire a un popolo rozzo e lontano dagli insegnamenti cristiani l'evento misterioso della nascita di Gesù; e Greccio, luogo ricco di povertà, ebbe il privilegio di vedere la realizzazione del primo presepe vivente, con l'attiva partecipazione di Giovanni Velita, amico devoto del Santo e Signore di Greccio, e di tutto il popolo, che corse alle grida degli araldi inviati ad annunciare l'evento.
In quello stesso anno Francesco si era fermato nella valle reatina, probabilmente di ritorno da Roma, dove il 29 novembre aveva ricevuto da papa Onorio III la conferma della sua Regola, approvata con la bolla Solet annuere; e con l'autorizzazione del pontefice mise mano al presepe. Una ricostruzione grecciana fa risalire l'idea molto più indietro: già nel 1208 Francesco ne parla per la prima volta a messer Giovanni Velita, feudatario del luogo, che diventerà grande amico del santo.
«Vorrei vedere con gli occhi del corpo»
Quindici giorni prima di Natale Francesco chiamò un uomo del posto, di nome Giovanni, e lo pregò di aiutarlo: «Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello». Giunto a Fonte Colombo mandò subito a chiamare il signore di Greccio: «Voglio celebrare teco la notte di Natale. Scegli una grotta dove farai costruire una mangiatoia ed ivi condurrai un bove ed un asinello, e cercherai di riprodurre, per quanto è possibile, la grotta di Betlemme!».
La grotta scelta era del tutto simile a quella di Betlemme, per ricordare la povertà in cui era nato Gesù, ed era la stessa dove Francesco si raccoglieva in preghiera. Madonna Alticama, moglie di Giovanni Velita, realizzò con le sue mani un'immagine del Bambino.
Da più parti Francesco aveva convocato i frati e tutti gli abitanti: dai luoghi più vicini e lontani mossero verso il bosco con torce e ceri luminosi. Tommaso da Celano racconta quella notte così: «E giunge il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte… Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme. Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi».
Davanti al presepio l'uomo di Dio stava con gli occhi in lacrime e il cuore inondato di gioia. Scrive ancora Celano che «fu talmente commosso nel nominare Gesù Cristo, che le sue labbra tremavano… ogni volta che doveva nominarlo, lo chiamava il Fanciullo di Betlemme», e che si lambiva le labbra «a guisa di pecora che bela dicendo Betlemme». Secondo la tradizione, poi, il Bambino si animò: si racconta che Francesco lo vedesse scuotersi come da un sonno dolce e venirgli ad accarezzare il volto, e un cavaliere di grande virtù, il signore Giovanni da Greccio, asserì di aver visto quella notte un bellissimo bambinello dormire nel presepio, e il Santo stringerlo al petto con tutte e due le braccia. La Legenda di san Francesco riassume l'episodio dicendo che, mentre il santo teneva la sua orazione, «un cavaliere scorse il “vero” Gesù Bambino in luogo di quello che il santo aveva portato».
Da quel gesto semplice, compiuto in una grotta della montagna, discende la tradizione del presepe che si è poi diffusa in tutto il mondo.
Il tizzone lanciato dal bambino
Francesco era arrivato a Greccio molto prima, intorno al 1209, e aveva trovato rifugio, per sé e per i confratelli, in un eremo posto in un'area impervia a 1200 metri di altezza sul Monte Lacerone, chiamato «La Cappelletta». Fu Giovanni Velita, con i suoi araldi, a salire fin lassù per pregarlo di scendere al borgo, per vivere più vicino alla gente e portare la Parola di Dio.
Il Santo accolse la supplica, ma volle che fosse il cielo a scegliere il luogo della nuova dimora: affidò a un bambino un tizzone ardente perché lo lanciasse, e il punto dove cadde è quello dove oggi sorge il Santuario francescano.
Il nucleo originario del Santuario è la piccola Cappella del Presepio, edificata nel 1228, anno della canonizzazione del Santo, e ricavata nella grotta dove si tenne la prima Natività; sotto la moderna mensa dell'altare si vede la roccia viva dove Francesco depose il Simulacro del Bambino. Lì è riproposta l'iconografia della scena dipinta da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi: Francesco che, indossata la dalmatica bianca dei diaconi, inginocchiato adora il Bambino, mentre in alto a destra il sacerdote celebra la Messa. Dietro di lui ci sono gli altri protagonisti: in primo piano l'uomo in lunga tunica rossa, che secondo la tradizione locale è Giovanni Velita, nobile grecciano discendente dei conti Berardi di Celano, alla sua sinistra la moglie Alticama Castelli di Stroncone, e il popolo di Greccio.
Sei quadri viventi e cento figuranti
Nel 1972, su idea di padre Valerio Casponi e per cura della Pro Loco, fu messa in scena per la prima volta la rievocazione dell'evento storico, negli stessi luoghi in cui Francesco lo aveva realizzato. I dialoghi furono tratti dai testi di Tommaso da Celano, biografo del Santo, di San Bonaventura da Bagnoregio e di monsignor Terzi; i costumi medievali da nobili, araldi e popolani furono presi in prestito dal Teatro dell'Opera di Roma e indossati dai ragazzi e dalle ragazze di Greccio. L'anno dopo, nel 1973, la Pro Loco fece realizzare — grazie all'intervento della Regione Lazio — le prime strutture scenografiche e confezionare i costumi necessari, avviando una programmazione annuale che dura fino a oggi.
Non è un presepe vivente statico, ma un vero e proprio spettacolo teatrale itinerante, articolato in sei quadri viventi che coinvolgono un centinaio di figuranti in costume medievale.
Il racconto comincia dai frati che tornano all'eremo dopo la dura giornata di lavoro nei campi, non prima di essere passati nella chiesa del borgo per la preghiera della sera. Vent'anni dopo la morte di Francesco — avvenuta il 3 ottobre 1226 — frate Leone, fra i suoi primi compagni, insieme ad Angelo e Rufino, riceve dal Ministro Generale dell'Ordine dei Frati Minori l'incarico di compilare una sintesi degli episodi della vita del Santo. Intanto il borgo si anima: le case si illuminano, i giovani festeggiano in taverna, popolani e bambini accorrono in piazza, e i tre frati, uscendo dalla chiesa, conversano con la gente. Frate Silvestro e frate Egidio raccontano come Francesco fu accolto e amato dai grecciani, e ricordano l'episodio dell'incontro con un bimbo e del leprotto preso vivo al laccio; fra le scene compare anche l'incontro con il lupo.
Poi si sale al Monte Lacerone con Velita e gli araldi, si vede il tizzone che indica il luogo del Santuario, e si va a Roma: su preghiera della nobildonna Jacopa dei Settesoli e del cardinale Ugolino di Anagni, Francesco chiede a Onorio III l'approvazione della Regola. Di ritorno, sofferente ma felice, incontra a Fonte Colombo Giovanni Velita, che gli promette di aiutarlo a realizzare il presepe. L'ultimo quadro è la notte: all'annuncio dell'araldo i grecciani si preparano alla processione che li condurrà alla grotta, e il Bambino sembra animarsi tra le braccia di Francesco, che colmo di gioia comunica alla gente che Gesù nacque in una fredda sera come quella, in quella stessa povertà, per la salvezza di tutti.
L'anfiteatro sotto il Santuario, a settecento metri
La rappresentazione si svolge all'aperto, su un anfiteatro artificiale costruito nel piazzale antistante il Santuario, a circa un chilometro dal centro storico, a oltre settecento metri di quota, con il bosco e le luci del borgo a fare da fondale naturale.
Il calendario segue uno schema consolidato: si va dal 24 dicembre al 6 gennaio, con una rappresentazione speciale nella notte di Natale, in tarda serata, e una serie di repliche pomeridiane e serali fra Santo Stefano e l'Epifania.
Mostaccioli, pizzole e il Museo Internazionale del Presepe
Chi arriva trova anche da mangiare e da comprare. Ci sono i mostaccioli, fatti con miele, noci e nocciole, accompagnati dal vin brulé, e le pizzole, pasta di pane fritta e cosparsa di sale; e c'è una mostra mercato dedicata all'artigianato legato al presepe.
A otto secoli da quella notte l'Amministrazione comunale ha voluto realizzare il Museo Internazionale del Presepe, un museo di arte presepiale con esemplari provenienti da ogni parte del globo, nei luoghi cari a Francesco.
Dalla realizzazione del primo presepio, del resto, Greccio costituisce un patrimonio della fede e della cultura di tutto il mondo, custodendo la primogenitura di un simbolo dell'aspirazione degli uomini alla fratellanza e alla pace, al di là di ogni differenza di razza, religione, lingua o altro. E per questo il borgo è conosciuto anche come la «Betlemme francescana».
Come arrivare alla festa
Partecipare alla Rievocazione Storica del Presepe a Greccio è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Greccio a un passo dal centro, 2,0 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Greccio, e da lì restano 2,2 chilometri e 3 minuti.
Da vedere qui intorno
Nello stesso mese, qui intorno, si tengono anche queste.
- Natale a Greccio — dicembre
- Castaldato Interocrino ad Antrodoco — luglio
- Castrum Pharae a Fara in Sabina — luglio