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Presepe Vivente ad Agerola 2026 - Rappresentazione in stile napoletano nel borgo di Campora

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Ad Agerola, nella frazione di Campora — che è il borgo più antico del paese —, durante le festività natalizie, fra dicembre e gennaio, va in scena quello che ad Agerola si considera il più antico presepe vivente in stile napoletano della Campania. Non è un presepe qualsiasi: è ispirato al tipico presepe napoletano del Settecento, e il borgo, con i suoi vicoli, ne diventa la scenografia.

A muoverlo sono fra i duecento e i trecento figuranti, tutti del posto, a seconda delle edizioni. La tradizione, secondo la Pro Loco, nasce nel 1975, da un parroco e da un gruppo di giovani della Parrocchia di San Martino Vescovo di Campora, che ancora oggi organizza la manifestazione insieme alla Pro Loco di Agerola.

Le scene della Natività

Il percorso racconta la storia per intero, non solo la notte di Betlemme. Si comincia con l'Annunciazione a Maria a Nazareth, si passa per la visita di Maria alla cugina Elisabetta, l'annuncio a Giuseppe, il viaggio verso Betlemme per il primo censimento, la Nascita di Gesù, l'Adorazione dei pastori avvertiti del Mistero dall'Angelo, e infine l'annuncio ai Re Magi e l'Adorazione.

I Magi hanno una loro postazione: in un luogo appartato della campagna si trova la tenda dei Re Magi in viaggio con i loro servitori. E intorno ci sono i contadini che lavorano nei campi, un gruppo di pastori con il gregge e gli animali da soma.

Il punto d'arrivo è il cuore del presepe: una piccola mangiatoia, in una stalla, dove un bimbo scelto fra i primogeniti dell'anno in corso veste i panni di Gesù.

Un paese di mestieri, con un carcerato

La parte che colpisce di più chi ci cammina dentro non è la Natività: è l'inventario di vite che le sta intorno. Nelle scene si incontrano il falegname, le massaie, le sarte, i casari, gli zampognari, i pastori, la lavandaia, il taglialegna, il fabbro, gli scalpellini, la parrucchiera, il macellaio, il fornaio, la maestra, le suore — e perfino un carcerato.

Un'altra cronaca completa l'elenco: fabbri all'opera con incudine e martello, il falegname che modella il legno, il pescivendolo, l'impagliatore che intreccia sedie e canestri, i casari che lavorano il latte, i pecorai con i loro animali, le lavandaie, le ricamatrici, lo zappatore, i vasai, e tanti bambini. Le botteghe artigiane sono ricostruite con grande fedeltà storica, e con loro le antiche osterie e gli spazi conviviali.

La presentazione lo dice così: «Ogni angolo diverrà teatro, i volti racconteranno una storia e i gesti torneranno a farsi memoria viva».

Le lanterne, e il cibo lungo la strada

L'illuminazione fa la sua parte: la luce soffusa delle lanterne e delle stelle avvolge il percorso in quella che una cronaca definisce «un'aura di mistero e sacralità». L'apertura è una fiaccolata, con il taglio del nastro e la visita alla grotta.

Si mangia camminando, fra una scena e l'altra. Il percorso gastronomico propone i piatti della tradizione agerolese: pasta e patate con Provolone del Monaco, montanare, zeppole dolci e vino locale. Il modo in cui la Pro Loco descrive la visita mette insieme le due cose: il visitatore entra in simbiosi con i figuranti e, «tra una zeppola e una preghiera», riflette sul messaggio di pace che la grotta vuole trasmettere.

Perché un paese lo fa

Il presepe vivente non nasce ad Agerola: il primo della storia fu opera di San Francesco d'Assisi, a Greccio, nel 1223, e da lì la tradizione si è diffusa in Italia e negli altri Paesi cristiani. Ma quello che succede a Campora ha una ragione locale, e le cronache la ripetono con parole simili.

È «una tradizione che da decenni unisce la comunità di Agerola nel segno della fede», e un'iniziativa che coniuga spiritualità, tradizione popolare e identità territoriale, portata avanti da un'intera comunità che crede nel valore della memoria e nella bellezza della condivisione. Chi organizza si rifà a una definizione del Papa, che ha descritto il presepe come un «Vangelo vivente», capace di trasmettere il mistero dell'Incarnazione con semplicità e gioia.

Il presepe di Campora fu voluto dal compianto Monsignor Andrea Gallo, e ancora adesso coinvolge un intero paese: un connubio fra storia, tradizione, archeologia, paesaggio e natura, e insieme un viaggio dell'anima verso la luce salvifica della Grotta Santa.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Presepe Vivente ad Agerola richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Castellammare di Stabia, a 13 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Castellammare di Stabia centro, e il tragitto è di 12 chilometri per 17 minuti di guida.

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