Presepe Vivente a Sora 2026 - Il presepe laborioso e le case prestate dagli abitanti
Il Presepe Vivente si allestisce a Sora, frazione di San Bartolomeo Val Cavargna, in provincia di Como, a partire dal giorno della vigilia di Natale. «Si tratta di un presepe laborioso», spiegano gli organizzatori: tutti i personaggi svolgono un mestiere dimenticato — lo stagnino, l'arrotino, i segantini appesi a tre metri da terra sul cavalletto, le massaie che cuociono la buseca — e le case in cui tutto questo accade sono quelle vere, prestate da chi ci abita. Il Gruppo Folcloristico Val Cavargna lo organizza dal 1999.
Lo stagnino, l'arrotino, i segantini
Ogni figura ha un lavoro preciso, e lo fa davvero. C'è lo stagnino, che illumina la notte con le scintille dello stagno; c'è l'arrotino, che mentre affila coltelli e forbici non esita a corteggiare le giovani massaie che gli affidano i loro utensili.
Poi si guarda in alto. I segantini stanno appesi a tre metri da terra, sul cavalletto dove è già pronto il tronco dal quale si ricaveranno assi per pavimenti, per porte e armadi, finestre e imposte.
Nelle cucine le massaie preparano la buseca o la matuscia per cena, e poi salami e formaggi; gli artigiani, da tozzi pezzi di legno, ricavano zoccoli, o con l'aiuto del tornio scodelle e altri utensili. In altre edizioni si sono viste la lavorazione delle castagne, il confezionamento di una trapunta e quello delle calzature, e mestieri come il ciabattino.
Accanto ai lavoratori ci sono le figure che ci si aspetta da un presepe — la Sacra Famiglia e i Re Magi — e tutti, artigiani compresi, indossano i costumi tipici della Val Cavargna.
Le case prestate
Il presepe non ha un set. «Gli abitanti di Sora prestano volentieri le loro case ai personaggi del presepe, ed altri prestano anche i loro animali: la mucca, il vitellino, gli asini, le pecore e le capre, i cavalli della frazione»; e così, per pochi giorni, la frazione torna a vivere come alla fine dell'Ottocento o all'inizio del Novecento.
Gli animali arrivano da tutta la zona: gli asini ogni anno da Porlezza e da Cusino, le pecore e le capre da San Bartolomeo. Una volta è successo anche che la mucca che interpretava il bue, il giorno di Natale, desse alla luce un vitellino.
Ogni casa ospita personaggi differenti, e le case si riaprono per intero: i vecchi camini e le consumate stufe vengono riaccesi, l'antico lavatoio torna alla pulizia originaria.
Il cotto, i camini con i passaggi segreti
Girando si scoprono cose che non si vedono più. Ci sono case col pavimento di cotto e camini con passaggi segreti, fatti per nascondere nelle viscere della terra generi alimentari, ai quali si può accedere solo spegnendo il fuoco.
Riaprono anche i locali di lavoro. I laboratori per la lavorazione del latte tornano in funzione, e chi se ne intende spiega come si fanno il burro e il formaggio; più sotto, in un'altra casa, si riscopre l'arte della filatura della lana. Lavandaie e filatrici sono al loro posto, come gli stagnini e i falegnami.
L'insieme, dicono, è un villaggio alpino dell'Ottocento, dentro il quale i figuranti rievocano mestieri artigianali ormai scomparsi.
Chi lo mette in piedi
A organizzarlo è il Gruppo Folcloristico Val Cavargna, con più di 120 figuranti e 100 collaboratori, e la manifestazione è patrocinata dal Consiglio regionale della Lombardia. Il lavoro del gruppo su questo presepe dura dal 1999, e coinvolge la popolazione e le associazioni di tutta la valle e del Porlezzese.
Il posto va detto con precisione, perché il nome può ingannare: Sora è una frazione del comune di San Bartolomeo Val Cavargna, in provincia di Como, un borgo rurale nel territorio del Ceresio. In un'occasione il presepe è andato in trasferta a Milano, come testimone delle tradizioni e della cultura popolare della valle.
Perché lo fanno
Le ragioni le hanno messe per iscritto, e non parlano di turismo. Lo scopo, dicono, è mantenere vivi i valori della tradizione, della famiglia, del senso di appartenenza al territorio, recuperare la tradizione del Presepio e condividere un'idea di fede, arte e cultura.
E poi c'è la frase che spiega il resto: si fa «per non rinunciare a tramandare alle nuove generazioni il messaggio di pace e di serenità che Gesù ha portato sulla terra e che le vetrine e i regali rischiano di cancellare e di rendere inutile, per rendere consapevoli le nuove generazioni che il progresso di una Valle può essere solo frutto di un impegno costante e continuo».
Non è solo un evento, scrivono: è un gesto collettivo, e ogni casa, ogni fuoco acceso, ogni gesto degli anziani racconta una storia vera, fatta di fatica, serenità e tradizioni che non vogliono essere dimenticate.
Come arrivare alla festa
Raggiungere il Presepe Vivente a San Bartolomeo Val Cavargna richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Dubino, a 46 chilometri da San Bartolomeo Val Cavargna, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Colico ha davanti un percorso di 47 chilometri, cinquantasei minuti di guida.
Nei paesi vicini
Altri paesi vicini, altre feste.
- Rogo della Giubiana a Cantù — gennaio
- San Remigio a Beregazzo con Figliaro — settembre
- Natività della Beata Vergine Maria a Cabiate — settembre