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Presepe Vivente a Tarquinia 2026 - I 300 figuranti e i Re Magi a dorso di cammello

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Presepe Vivente si tiene a Tarquinia, in provincia di Viterbo, ogni anno fra la fine di dicembre e l'Epifania. A differenza degli altri presepi viventi non ha una sede fissa: si tiene in ambientazioni diverse del centro storico di anno in anno — il quartiere medievale di San Martino, il convento di San Francesco, il borgo di Santa Maria in Castello, il monastero delle Benedettine — con circa 300 figuranti lungo un percorso che rievoca l'antica Betlemme, dalla corte di re Erode al mercato, dalle capanne dei pastori alla Natività. Dietro le scene lavorano centinaia di volontari per tre mesi, organizzati dall'associazione Presepe Vivente di Tarquinia.

Tre mesi di lavoro per una notte di Betlemme

Le scenografie allestite dai volontari sono degne di uno spettacolo teatrale. È il tratto che accomuna questa manifestazione a tutti i presepi viventi italiani: li organizzano intere città, o loro quartieri, e i figuranti sono solitamente i loro stessi abitanti.

L'associazione Presepe Vivente di Tarquinia lavora insieme al Comune, alla Pro Loco, al Comitato di quartiere San Martino, all'Associazione anziani con l'hobby del modellismo e alla Pro Tarquinia, con il patrocinio della Regione Lazio, della Provincia di Viterbo e della Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia. Quando il presepe è stato ospitato nel convento di San Francesco, l'edificio è stato reso disponibile dai Frati Francescani dell'Immacolata; in quell'occasione la rievocazione celebrava gli 800 anni del primo presepe della storia, realizzato dal Santo nel 1223.

Il percorso, stanza per stanza

Nell'anno in cui il presepe si è disteso fra Campo Cialdi e piazza San Martino, il tracciato era una città intera, e attraversarlo voleva dire essere proiettati indietro di duemila anni. Si partiva da via San Giacomo per accedere a Campo Cialdi, che faceva da sfondo all'accampamento della legione romana, alle prigioni, al mulino ad acqua e ai pastori, con la ricostruzione in pietra di un'antica casa e di un grande albero: sotto le sue fronde si animava una piccola scuola, con il maestro intento a insegnare a scrivere su tavolette di cera ai bambini.

Si scendeva poi per vicolo Storto, dove si incontravano le botteghe degli antichi mestieri, il censore, le tessitrici e il profeta. Piazza della Tribuna ospitava i rabbini e gli artisti, e faceva da cornice al mercato, all'albergo, alla conceria e alla tintoria. Falconieri e giocolieri con il fuoco si muovevano nella medievale piazza San Martino, che accoglieva la corte di re Erode, la bottega del venditore di tappeti, l'armeria e il frantoio; e fra la torre e la chiesa di San Martino si respirava l'atmosfera raccolta della natività.

Nelle edizioni nate e cresciute nel quartiere di San Martino il percorso si snodava fra piazza San Martino, via della Ripa, vicolo del Poggio, via degli Archi e via dell'Archetto, e comprendeva l'accampamento romano, le prigioni, il mulino, il mercato, la tintoria e la corte di re Erode. Quando la scena si è spostata nel borgo di Santa Maria in Castello, la porta d'ingresso è diventata il torrione di «Matilde di Canossa», e dal monumento simbolo del comune etrusco si ammiravano la costa tirrenica e le colline della Tuscia.

Un popolo che vive d'espedienti

Quello che distingue questo presepe dalla cartolina è che ci mette dentro anche la parte scomoda. Lungo il percorso via dell'Archetto si trasforma in un antico mercato, vicolo del Poggio brulica di osti e avventori, e via degli Archi è popolata dai lebbrosi. L'associazione lo dice esplicitamente: quello che si mette in scena è il contrasto fra il lusso della corte di Erode e le difficoltà di un popolo che vive d'espedienti e lotta contro la lebbra.

Accanto ci sono la sinagoga, il sinedrio con i sacerdoti, gli osti sempre pronti a riempire le coppe degli avventori, gli abili commercianti intenti a vendere le loro mercanzie, i giocolieri, i fachiri e i saltimbanchi. E ci sono i mestieri che oggi quasi non esistono più: artigiani del legno, maniscalchi, scalpellini, calzolai, mugnai, conciatori di pelli, contadini. Fra le scenografie compaiono un antico acquedotto con un mulino e, insieme agli animali da cortile, i falchi e i gufi di una fattoria didattica e gli alpaca, che sfilano anche nel corteo.

Una rievocazione teatralizzata

Da qualche edizione il presepe non è più solo un quadro da guardare: è una rievocazione teatralizzata, con scene recitate da attori di scuole di teatro del territorio che animano le scenografie insieme ai figuranti. Sono dialogati la corte di re Erode, il sinedrio con i sacerdoti, il momento dei pastori che annunciano la nascita di Gesù, e gli attimi di vita quotidiana nelle locande, fra i banchi del mercato e nell'accampamento romano. Il registro cambia di continuo, dal divertito al toccante, come cambia il registro di una città vera.

C'è poi un dettaglio che racconta più di ogni scenografia quanto la manifestazione appartenga al paese. Nelle settimane precedenti al debutto si svolge un piccolo censimento dei nuovi nati a Tarquinia, per trovare il prescelto che farà Gesù. Non sempre funziona: «tentiamo di coinvolgere i genitori, ma spesso le risposte non sono positive», raccontano i volontari dell'associazione, «tanto che in alcuni anni a impersonare Gesù sono state delle bambine».

Le degustazioni lungo il percorso

Si mangia camminando, e i sapori sono quelli della Tuscia. Lungo il tragitto, come da tradizione, i visitatori possono degustare bruschette con il prelibato olio locale, castagne e vino, e assaggiare caldarroste, focacce e farro. I cibi vengono preparati al momento; e in uno dei quadri si vedono i pastori intenti a lavorare il formaggio fresco, che è insieme una scena del presepe e una lezione di mestiere.

L'Epifania e il corteo dei Magi

Il calendario ha una forma fissa. La data inaugurale è quella tradizionale del 26 dicembre, a cui segue una seconda rappresentazione fra la fine dello stesso mese e l'inizio di gennaio. Il gran finale è nel giorno dell'Epifania.

Il 6 gennaio i Re Magi arrivano a dorso di cammello, accompagnati da un corteo che parte da piazza Cavour e attraversa corso Vittorio Emanuele, via Giuseppe Garibaldi e via Lunga fino all'ingresso del presepe, per raggiungere la Natività e omaggiare la nascita del Salvatore con oro, incenso e mirra. Nell'ultimo tratto, quello che richiama l'atmosfera delle campagne, è la stella cometa a guidare i visitatori alla mangiatoia — come, secondo la Bibbia, fece con i Magi.

Il presepe di Tarquinia è stato omaggiato nell'ambito del progetto «Bethlehem: il viaggio dei re Magi, Ghajnsielem dall'isola di Gozo».

Come arrivare alla festa

Arrivare a Tarquinia per il Presepe Vivente chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Tarquinia, a 3,9 chilometri dal centro, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Tarquinia ha davanti un percorso di 2,3 chilometri, quattro minuti di guida.

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