Presepe Vivente a Tricase 2026 - Cinquanta antichi mestieri sui quattro ettari di Monte Orco
Il Presepe Vivente di Tricase, in provincia di Lecce, si tiene fra dicembre e il 6 gennaio, giorno dell'Epifania in cui si chiude ogni anno. Su circa quattro ettari della collinetta di Monte Orco, oltre 200 figuranti in costume animano lungo più di due chilometri di percorso le scene di una cinquantina di antichi mestieri salentini — dal pelacane al nachiro, dal funaro allo scalpellino — fino alla Grotta della Natività. Nato nel 1976, è uno degli otto presepi viventi più longevi d'Italia, e nel 2004 le sue scenografie sono state scelte come soggetto di un francobollo natalizio da 45 centesimi emesso dallo Stato italiano.
Il presepe non sta nei vicoli del paese: sta su una collina fuori dall'abitato, e occupa circa quattro ettari di superficie. È una struttura permanente sulla collinetta di Monte Orco — detta anche contrada di Valle dell'Orco e Collina di Sant'Eufemia — nel cuore del Capo di Leuca.
La stampa nazionale lo ha battezzato «la Betlemme d'Italia».
Un percorso di due chilometri
Il sentiero alterna riposanti spiazzi a continui sbalzi di terreno: da un percorso che un tempo superava i 1.500 metri, si sviluppa oggi per oltre due chilometri.
La particolarità è che il paesaggio non è costruito. Il visitatore cammina immerso in un ambiente autentico fatto di muretti a secco, ulivi secolari, piccole grotte, case in pietra e costruzioni rurali tipiche del Salento; l'area occupa lo scoscendimento di una delle «serre» estreme del Sud Salento, da dove si ammira il panorama dei paesi circostanti e la geografia caratteristica di questa «ultima terra» del Capo. C'è anche un ponte da cui «si rischia davvero di restare senza parole» per il panorama sottostante.
Si entra da via Lecce, dove il varco è presidiato dai soldati romani, e si varca un portale che indica Città di Betlemme. Di notte il percorso è illuminato da oltre 35mila lampadine, ed è un cammino da fare piano: «in un tempo lento, sospeso a mezz'aria tra luccicanti luminarie e scoppiettanti focolari».
Cinquanta mestieri, e chi li fa
Lungo il tragitto, fra siti naturali, antiche capanne rustiche e costruzioni preparate apposta, sono distribuite le scene che rappresentano circa 50 antichi mestieri della regione, con attrezzi, utensili e macchinari ricostruiti con grande fedeltà. A farle vivere sono fra i 200 e i 250 figuranti in costume, adulti e bambini, tutti della comunità: sono oltre 250 le persone che a vario titolo prendono parte all'organizzazione e alla rappresentazione, e chi ci sta dentro opera da artigiano, popolano, contadino.
Alcuni di quei mestieri non esistono più, e il presepe è il posto dove si vedono ancora. C'è il pelacane, cioè il conciatore di pelli, un lavoro legato alla maestosa Quercia Vallonea di Tricase; c'è il funaro, che costruisce le funi di lavoro; c'è il nachiro, che dirige il frantoio. E poi lo scalpellino, il cartapestaio, la massaia, il calzolaio, il conciabrocche, il fabbro, il panettiere, le donne impegnate a impastare le orecchiette, i contadini al lavoro. Molti di questi ruoli sono tenuti dalle stesse persone da decenni: la pastaia delle orecchiette è lì dal 1981, la tessitrice manovra ancora u talaru, l'arte figula è di un vasaio che a 90 anni lavora l'argilla, e ci sono l'immancabile scarparu, il casaro, chi arriva da Ruffano per fare San Giuseppe da oltre due decenni e chi viene da Taurisano per la bottega del mosaicista. Insieme a loro mulini, frantoi, macchine artigianali e antichi strumenti scomparsi, ricostruiti dagli artigiani del posto.
Non è scenografia raffazzonata: la preparazione delle scene ha comportato un attento studio filologico e antropologico, e gli attrezzi dell'agricoltura e dell'artigianato locali sono stati accuratamente ricostruiti e restituiti alla loro funzione. La svolta è del 1986, l'anno in cui la manifestazione ha preso l'attuale configurazione, puntando su una scenografia più spettacolare e su un più deciso recupero della dimensione folklorico-culturale.
Accanto alle scene salentine ci sono quelle bibliche e romane, ricostruite con la stessa cura: la reggia di Erode, la casa dei romani, la sinagoga coi soldati in costume, i mercati popolari, gli accampamenti di pastori e le locande. Sono scene animate che rappresentano la vita quotidiana dell'antica Palestina al tempo della nascita di Gesù. Camminando si mangia: pittole, caldarroste e vino rosso locale. Un mercatino e un punto informazioni stanno al termine del percorso.
La casa che diventò un presepe
Tutto comincia nel dicembre del 1976, ed è la storia di una casa privata. Andrea Rizzo viveva proprio sulla collina di Monte Orco, nell'abitazione nota come Villa delle Gomene, affiancata da un antico trullo in pietra, e decise di aprirla a tutti coloro che volevano avvicinarsi al messaggio cristiano, allestendo lì accanto un piccolo presepe vivente: pochi figuranti, un coinvolgimento ancora intimo e spontaneo, e la collaborazione dei suoi amici.
Anno dopo anno si unirono parenti, volontari e abitanti di Tricase, portando idee, scenografie, costumi e competenze artigianali. Oggi a organizzarlo è un'associazione Onlus, il Comitato Presepe Vivente Tricase, che si impegna anche in iniziative umanitarie e di utilità sociale. E la Grotta della Natività, il punto d'arrivo del cammino, si trova ancora proprio accanto alla casa originaria del fondatore.
La fiamma che arriva da Betlemme
Dal 1996 il presepe ha abbracciato l'iniziativa della Luce della Pace: una fiamma che viene dalla lampada permanente accesa nella Grotta della Natività a Betlemme, itinerante in Italia, «quale segno di speranza e fratellanza tra i popoli». Arriva ogni anno, viene accolta con una celebrazione liturgica nella Chiesa Sant'Andrea di Tricase, e da lì una fiaccolata la accompagna sulla collinetta di Monte Orco, dove inaugura la rappresentazione con la consegna delle chiavi della «città» al personaggio più anziano. Poi resta accesa sulla grotta per tutto il periodo.
Il legame si è fatto ufficiale nel 2005, quando Tricase è stata gemellata con Betlemme: la fiamma che arriva dalla Grotta della Natività in Terra Santa e finisce nella Grotta della Natività salentina crea, scrivono, un ponte fra la Betlemme storica e quella italiana. Nel 2004, invece, erano state le scenografie del presepe a essere scelte come soggetto di un francobollo natalizio da 45 centesimi, emesso dallo Stato italiano.
Si chiude il 6 gennaio, con la Sfilata dei Re Magi. Il corteo parte dal Castello Principesco, il Palazzo Gallone, in Piazza Pisanelli nel centro storico, percorre le vie della città e risale fino alla Grotta della Natività sul Monte Orco, dove si tiene la rievocazione dell'Adorazione. Ed è lì che finisce, ogni anno, il periodo delle feste.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Tricase per il Presepe Vivente non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Tricase è a 900 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di San Cassiano: da lì bastano 17 minuti di guida (15 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- Luminarie e Presepe di Sabbia a Scorrano — dicembre
- La Fòcara a Novoli — gennaio
- Sant'Antonio Abate a Novoli — gennaio