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Natale · Tradizioni

Le tradizioni di Natale nel Lazio: riti, piatti e usanze del posto

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Nel Lazio la cena della Vigilia è di magro — baccalà, capitone, broccoli e cardi fritti — e il pranzo del 25 dicembre passa alla carne, con il brodo di cappone e l'abbacchio al forno. A Greccio, in provincia di Rieti, si rifà ogni anno il presepe del 1223.

Il pangiallo si preparava già nell'antica Roma, come dolce votivo.

Greccio e il primo presepe

La tradizione del presepe si fa risalire al 1223, quando San Francesco d'Assisi allestì la scena della Natività a Greccio, borgo medievale del Reatino, insieme a Giovanni Velita.

Nella grotta che Francesco aveva scelto, dentro il Santuario francescano, la rievocazione si ripete nei giorni fra Natale ed Epifania, costruita in sei quadri viventi: la nascita nella stalla di Betlemme, il bue e l'asinello, gli angeli e la stella cometa. Al paese si aggiungono una mostra mercato di artigianato e, in chiusura, l'arrivo della Befana.

I presepi viventi

Il Lazio è pieno di presepi viventi, e alcuni hanno una storia lunga.

Ce ne sono poi a Civita di Bagnoregio, a Grotte Santo Stefano sul lago di Bolsena, a Borgo Montenero in piazza IV Ottobre, a Terracina nella parrocchia di San Silviano, a Fondi nel centro storico, a Castelforte, a Lariano, a Castel San Pietro Romano, a Trivigliano, a Lido dei Pini e a Roma, in via dell'Isola Farnese. A Roccasecca dei Volsci si chiama Betlemme in Cammino.

Gli zampognari

Gli zampognari, con zampogne e ciaramelle, sono legati alla Ciociaria e animano le piazze di tutta la regione. Nella Tuscia e nel Reatino la zampogna è la protagonista delle novene. La messa di mezzanotte in San Pietro chiude la notte del 24, quando si aspetta la nascita del bambinello.

La cena della Vigilia

Il 24 dicembre si mangia di magro, pesce e verdure.

A Civitavecchia il cenone metteva in tavola spaghetti con l'alice, capitone, pesce fritto, baccalà stagionale, anguilla carpionata, caviale, nociata, dolci e vino.

Il pranzo del 25 dicembre

Il pranzo di Natale è di carne, e comincia dal brodo: cappelletti in brodo di cappone, quadrucci in brodo di gallina, minestra di broccoli e cotenna, pasta ai broccoli in brodo di arzilla alla romana. Ci sono anche i bucatini al tonno e i pomodori ripieni di riso, e il pane ripieno romano con funghi, frattaglie e besciamella.

Il re dei secondi è l'abbacchio al forno con le patate; accanto, la coratella in umido, il bollito misto e il tacchino ripieno. Per contorno, puntarelle con la salsa di acciughe e broccoletti ripassati in padella. A Civitavecchia si servivano brodo e carne lessa di pollo o tacchino, fettuccine al sugo di carne e fritto di carciofi con la cotoletta.

I dolci

Il dolce romano del Natale è il pangiallo: frutta secca, uva passa, canditi e miele, con la glassa gialla. Si preparava già nell'antica Roma come dolce votivo, legato al solstizio d'inverno.

Nel basso Lazio arrivano i dolci di tradizione partenopea, come i susamielli a forma di S; a Frascati, castagnole e struffoli.

La tombola di Vignanello e le Tentavecchie

Il 26 dicembre a Vignanello si gioca una tombola gigante su una tavola di dieci metri per dieci: novanta personaggi portano i numeri, e ogni figura recita e spiega un proverbio in dialetto.

A Gradoli, nelle tre sere prima dell'Epifania, si fanno le Tentavecchie: dalle nove di sera si gira con strumenti stravaganti e assordanti per svegliare la Befana e ottenere i doni.

Domande frequenti

Dove si trova il primo presepe della storia

Il primo presepe fu allestito nel 1223 da San Francesco d'Assisi a Greccio, in provincia di Rieti. Nella stessa grotta la scena si rievoca ogni anno in sei quadri viventi.

Cosa si mangia a Natale nel Lazio

La Vigilia è di magro, con baccalà, capitone e verdure fritte. Il 25 dicembre si mangiano cappelletti in brodo di cappone e abbacchio al forno con le patate.

Qual è il dolce di Natale romano

Il dolce di Natale romano è il pangiallo, fatto con frutta secca, uva passa, canditi e miele e ricoperto di glassa gialla.

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