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La tavola apparecchiata per i morti: che cosa si lascia e perché
La notte fra il 1° e il 2 novembre, in molte zone d'Italia, la tavola resta apparecchiata per i morti. In Sardegna si lasciano pane, vino e legumi, ma mai le posate: la superstizione teme che i defunti se ne servano per ferire qualcuno.
Secondo la stessa tradizione, i morti non mangiano: prendono solo l'odore.
Perché si apparecchia
Il folklore lo spiega così: in quella notte le anime dei defunti ottengono da Dio il permesso di tornare sulla terra, e la loro visita è un ritorno alle case dei parenti.
Chi resta si prepara a riceverle. La tavola si imbandisce per dare il benvenuto alle anime, e in molte case non si sparecchia dopo cena: si lascia tutto com'è, con offerte di cibo per gli spiriti in visita. In alcune zone si tiene la cucina pulita e ordinata, con il cibo in tavola.
Il tempo del ritorno non è breve: in alcune tradizioni i morti restano in visita fino a Natale o fino all'Epifania.
Che cosa si lascia, regione per regione
Sardegna. Dopo cena si lascia la tavola imbandita con un piatto in più: pane, un bicchiere di vino e legumi, soprattutto fave e ceci, che in alcune zone vengono sostituiti da is maccaronis. A corredo non mancano i dolci, is pabassinos. Non si lasciano mai le posate, e in particolare coltelli e forchette. Spesso sulle sedie e agli angoli della tavola si mettono oggetti d'uso quotidiano dei defunti, e si accende una candela per ciascuna anima di passaggio, ad aprire la via.
Ossola e Biellese. La tavola si apparecchia con caldarroste, ossa dei morti e vino rosso.
Calabria. Si lascia la tavola per l'anima del defunto, con vino, pane e a volte le carte da gioco: in passato un mazzo di carte per i defunti maschi. Nelle comunità albanesi della regione si prepara una tavola ricca di cibi direttamente sulla tomba.
Abruzzo. Si accendono candele, lanterne o altre luci, una per ogni anima cara.
Altrove si lasciava un secchio colmo d'acqua in cucina, perché i defunti potessero dissetarsi, o il torrone sul tavolo della cena come offerta.
Il cibo che non si mangia
C'è un dettaglio che ricorre e che dice molto del rito: il giorno dopo i piatti sono ancora pieni.
La spiegazione tradizionale sarda è che i defunti non si nutrano del cibo ma soltanto del suo odore. L'offerta, quindi, non serve a sfamare nessuno: serve a dimostrare che si è preparato.
Lo stesso vale per il posto vuoto che in molte case si lascia in onore del defunto, e per l'usanza — documentata in alcune famiglie — di continuare ad apparecchiare per il morto come se potesse ancora sedersi con gli altri: un gesto che serve a esorcizzare la paura della perdita.
Giovanni Pascoli ricorda l'usanza della tovaglia bianca da togliere dopo la cena.
Quando si fa
Il momento più diffuso è la notte fra il 1° e il 2 novembre; più raramente la tavola si apparecchia fra il 31 ottobre e il 1°.
In alcune regioni la tavola viene apparecchiata di nuovo dopo cena, per i defunti in viaggio: si lascia perché possano rifocillarsi durante il pellegrinaggio.
Lo stesso gesto in Messico
Il confronto con le ofrendas del Día de los Muertos mostra quanto la logica sia la stessa, con una differenza di scala.
L'altare messicano si costruisce su un tavolo con più livelli — ricavati anche da scatole, casse o libri — coperti da tessuti colorati; il livello superiore vale per il cielo, quello inferiore per la terra. Le offerte si cominciano a esporre dal 27 ottobre.
Sopra si mettono:
- le fotografie dei cari, decorate con fiori e candele, e oggetti personali;
- i piatti che il defunto preferiva, il pan de muerto, frutta, cioccolatini e il suo alcol;
- un bicchiere d'acqua, per dare da bere agli spiriti dopo il viaggio;
- le candele, che valgono per il fuoco che guida gli spiriti nel ritorno;
- il papel picado per l'aria, fiori e sale per la terra: i quattro elementi al completo;
- le calendule cempasúchil, il fiore del Día de los Muertos, che guidano le anime verso casa con il loro odore pungente.
Anche qui l'odore è il tramite, ed è il punto in cui l'altare messicano e la tavola sarda dicono la stessa cosa.
Domande frequenti
Perché si lascia la tavola apparecchiata per i morti?
Perché secondo il folklore, nella notte fra il 1° e il 2 novembre, le anime ottengono il permesso di tornare sulla terra e visitano le case dei parenti: la tavola imbandita serve a dare loro il benvenuto.
Che cosa si lascia in tavola?
Dipende dalla regione: in Sardegna pane, vino, fave e ceci, con i dolci is pabassinos; in Ossola e nel Biellese caldarroste, ossa dei morti e vino rosso; in Calabria pane, vino e a volte le carte da gioco.
Perché in Sardegna non si lasciano le posate?
Per una superstizione precisa: si temeva che i defunti potessero usare coltelli e forchette per ferire qualcuno.
I morti mangiano davvero il cibo lasciato?
No, e la tradizione lo sa: il giorno dopo i piatti sono ancora pieni. Secondo la credenza sarda i defunti si nutrono soltanto dell'odore del cibo.