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Ognissanti e Defunti · Tradizioni

Le tradizioni di Ognissanti e dei morti in Abruzzo: riti, piatti e usanze del posto

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

In Abruzzo il tempo dei morti ha un nome e una durata precisa: è il Capetiempe, il «Capo del Tempo», e va dal 31 ottobre, vigilia di Ognissanti, all'11 novembre. In quei giorni si accendono i lumi sui davanzali e si apparecchia la tavola per chi torna.

A Quadri, al mattino, le pietanze si trovano intatte.

Il Capetiempe

Il ciclo rituale dei morti si apre il 31 ottobre e si chiude l'11 novembre, giorno di San Martino: in dialetto si chiama Capetiempe, cioè «Capo del Tempo».

È un tempo legato al mondo contadino e alle attività agricole, e comprende i banchetti e le feste nei cimiteri, le tavole imbandite per il ritorno dei morti, le processioni con le candele, i falò propiziatori e la questua dei ragazzi mascherati di casa in casa.

I lumi e la tavola

La notte del 31 ottobre si mettono lumi e candele sui davanzali per accogliere i defunti in casa, e dal mattino di Tutti i Santi si lasciano ardere in case, chiese e cimiteri. Dal pomeriggio del primo novembre cominciano le campane a morto.

Ai defunti si offre «del buon cibo, del buon vino», e perfino gli abiti che hanno chiesto nei sogni ai parenti. Il cibo che resta viene poi dato ai poveri.

Si credeva che a mezzanotte i morti uscissero dal cimitero e percorressero le strade del paese, e che la sera del 1° novembre venissero in visita alle case: un rito di ristoro e conforto, non di paura. A Roccaraso questa credenza era particolarmente forte.

A Pratola si apparecchiava lasciando l'uscio aperto e mettendo sul tavolo una conca piena d'acqua. A Quadri, nel Chietino, la tavola si imbandiva la sera della vigilia per i defunti di casa, che tornavano una volta l'anno a salutare i vivi: al mattino le pietanze si ritrovavano intatte, perché i morti potevano soltanto «alitarvi sopra».

I bambini che bussano

A Serramonacesca i bambini si vestono da trapassati, con le Cocce de morte, e bussano di casa in casa in cerca di dolciumi. Alla domanda «Chi è?» rispondono: «L'aneme de le Morte».

A Pratola Peligna e a Pettorano sul Gizio i ragazzi si mascherano da spiriti con il volto imbiancato di farina o di cenere e chiedono agli adulti «le bene», cioè il bene per le anime dei defunti. A Pettorano i giovani contadini intonano la canzone dei questuandi, che in dialetto comincia con «Ogg' é la fèste di tutte le sande».

A Sulmona e nella Valle Peligna i ragazzi partecipavano con scheletri e zucche.

La Scornacchiera di Introdacqua

A Introdacqua si accendono i lumi sui davanzali per la Scornacchiera: la processione delle anime con le candele accese, che nella notte di Ognissanti sfilava fra le stradine del paese.

Il canto rituale dice: «tiri tiri tera e mo' passa la scornacchiera». La tradizione racconta di un sacerdote defunto che celebra la messa per le anime.

I banchetti nel cimitero

Nella Valle Peligna e a Sulmona era attestata la pratica di banchettare nei cimiteri insieme ai defunti.

A Sulmona, il 2 novembre, dopo la messa si mangiava sulle tombe: un rito che sarebbe durato fino alle soglie del Novecento.

Il consolo e ju granate

Dopo un lutto si teneva il consolo, il pranzo funebre che aveva funzione consolatoria e reintegrava la comunità.

Nell'Aquilano si preparava ju granate, una minestra di legumi che veniva offerta ai vicini e ai poveri; i contadini, dal canto loro, facevano regali in natura alla parrocchia, da distribuire ai bisognosi.

Le usanze di Ortona

A Ortona si metteva la camicia sotto il guanciale.

Lì si diceva anche che i morti potessero vendicarsi, se sepolti senza i dovuti onori.

La festa di oggi

A Serramonacesca la tradizione è diventata una manifestazione annuale, con la Sagra della Zucca, il vino cotto e le castagne.

Domande frequenti

Che cos'è il Capetiempe

È il ciclo rituale abruzzese dei morti: va dal 31 ottobre all'11 novembre e il nome significa «Capo del Tempo».

Perché in Abruzzo si apparecchia la tavola per i morti

Perché si crede che i defunti tornino in visita alle case: a Quadri tornano una volta l'anno, e le pietanze si ritrovano intatte perché possono soltanto «alitarvi sopra».

Che cos'è la Scornacchiera di Introdacqua

È la processione delle anime con le candele accese che sfilava nella notte di Ognissanti: il canto dice «tiri tiri tera e mo' passa la scornacchiera».

Che cosa chiedono i bambini mascherati

A Serramonacesca rispondono «L'aneme de le Morte» e chiedono dolciumi; a Pratola Peligna e Pettorano sul Gizio, con il volto imbiancato di farina, chiedono «le bene» per le anime dei defunti.

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