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Le tradizioni di Ognissanti e dei morti nel Lazio: riti, piatti e usanze del posto
A Roma, la sera del 2 novembre, una processione a lume di torce percorre le rive dell'isola Tiberina e finisce con una corona di fiori lanciata nel Tevere: è dedicata alle anime degli annegati e ai defunti senza nome, morti nelle calamità e nelle guerre.
Ad Aquino, quel giorno, si distribuiscono fave e salsicce.
La processione sull'isola Tiberina
Il 2 novembre, a Roma, si celebra una messa al tramonto nella chiesa di San Giovanni Calibita.
Poi la celebrazione prosegue con una processione a lume di torce lungo le rive dell'isola Tiberina, a cui partecipano i membri della confraternita, vestiti come vuole la tradizione.
La fiaccolata finisce con il lancio nel Tevere di una corona di fiori, dedicata alle anime degli annegati: la memoria riguarda anche i defunti senza nome, morti nelle calamità e nelle guerre.
I tre giorni in cui non si faceva nulla
La commemorazione dei defunti, nel Lazio, è una tradizione antichissima, e nei tre giorni collegati alla ricorrenza era proibito svolgere attività pubbliche.
Il divieto arrivava lontano: erano vietati la guerra, l'arruolamento, la navigazione e i rapporti coniugali per procreare.
Il pane di Scoppito
A Scoppito, il 1° novembre, quattro famiglie donano le pagnotte di pane.
Dopo la funzione religiosa il prete visita le case di quelle quattro famiglie e benedice il pane.
Le Fave dei Morti di Aquino
Ad Aquino il 2 novembre è il giorno delle Fave dei Morti.
Si distribuiscono fave e salsicce attinte da grandi pentole, insieme al pane di mais: il piatto è quello della vecchia ricetta tradizionale, offerto dall'associazione La Torre.
La zucca di Salto di Fondi
A Salto di Fondi la Festa di Ognissanti occupa l'1 e il 2 novembre, e la protagonista è la zucca.
A Canterano, nella Valle dell'Aniene, si tiene invece la Festa d'Autunno: maltagliati con fagioli e castagne, arrosticini, caldarroste e dolci.
Gli ossari e la corona d'alloro
Il 2 novembre, al Verano, si tiene la cerimonia all'Ossario Comune, curata da Roma Capitale: si depongono una corona d'alloro e un tripode, e la benedizione è impartita dal parroco della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura.
Lo stesso giorno si commemora anche all'Ossario dei Defunti di Prima Porta. Il 1° novembre, invece, la memoria è per i Caduti dell'Arma Azzurra, al Tempio Sacrario dell'Aeronautica Militare.
All'ingresso dei cimiteri romani i volontari distribuiscono un sussidio per la preghiera, con il Padre Nostro, l'Ave Maria e l'Eterno riposo.
Il bè pei Morti
A Roma esisteva una questua del 2 novembre chiamata «bè pei Morti».
Si raccoglievano fichi, nocciole, noci e dolci.
A tavola con i defunti
In passato, nel Lazio, si consumava un pasto vicino alla tomba del defunto.
In casa si preparano i dolci tipici e le pietanze preferite dei cari defunti, e si accendono i lumini: sia in casa, sia sulle tombe. L'1 e il 2 novembre i cimiteri si riempiono di visitatori e di fiori.
Le Fave dei Morti
A Roma e nel resto del Centro Italia le Fave dei Morti sono biscotti di mandorle, legati alle feste del 1° e del 2 novembre.
Si preparano nel Lazio come in Umbria, e sono il dolce con cui si accompagnano questi giorni.
Domande frequenti
Che cos'è la processione dell'isola Tiberina
È la fiaccolata del 2 novembre lungo le rive dell'isola, con i membri della confraternita in abito tradizionale: finisce con una corona di fiori lanciata nel Tevere per le anime degli annegati.
Che cos'era il «bè pei Morti»
Era la questua romana del 2 novembre: si raccoglievano fichi, nocciole, noci e dolci.
Che cosa si fa ad Aquino il 2 novembre
È il giorno delle Fave dei Morti: si distribuiscono fave e salsicce da grandi pentole, con il pane di mais, secondo la vecchia ricetta tradizionale.
Che cosa sono le Fave dei Morti
Sono i biscotti di mandorle del 1° e 2 novembre, tipici del Lazio e dell'Umbria.