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Le palme intrecciate della Sardegna: come si fa sa pramma pintada

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

In Sardegna la palma della Domenica delle Palme non si porta liscia: si intreccia. Si chiama sa pramma pintada, la palma dipinta, e la pratica risale al medioevo sardo, fra XI e XV secolo. Dalle foglie escono pesci, croci, pigne e spighe.

Ogni forma vuol dire qualcosa.

Che cos'è sa pramma pintada

È una palma intrecciata: la pratica nasce da un'esigenza religiosa — abbellire le prammas per la processione — intrecciandone le foglie.

Il risultato ha superato di molto lo scopo di partenza. Sono vere opere d'arte popolare, e l'arte dell'intreccio in Sardegna raggiunge livelli descritti come notevolissimi.

La pratica dell'intreccio di foglie di palma è antica e diffusa in tutto il Mediterraneo; in Sardegna è legata alla Settimana Santa e attestata dal medioevo sardo.

Che cosa vogliono dire le forme

Le figure non sono decorazione libera: seguono i codici della tradizione, e riguardano i riti della Passione.

Accanto a questi compaiono figure zoomorfe e floreali — volatili, rosoni, stelle, foglie, merlature e cornici — e nelle lavorazioni più impegnative gli intrecci arrivano a riprodurre oggetti liturgici: reliquiario, ostensorio, rosario, calice.

Come si intreccia

Le tecniche sono molte e hanno nomi propri: incrocio, tubulare, mazzetti, treccia, spirale, incastro e ripiegamento. Le decorazioni possono essere fatte con la tecnica della greca, cioè senza spezzature del motivo.

In tutta l'Isola erano le donne a intrecciare le palme secondo i codici della tradizione, e nelle confraternite femminili se ne occupavano le prioresse.

Nei centri del Medio Campidano l'arte di filai sa prama era così radicata da diventare una competizione fra chi la praticava.

Laconi: sa pintadura de sa prama

A Laconi la decorazione ha un nome suo — Sa Pintadura de Sa Prama — e un'organizzazione precisa.

Si lavora nelle settimane precedenti la Settimana Santa, con il coordinamento dei Frati Cappuccini e della Prioressa de Sa Prama, e al rito partecipano donne e uomini del paese. Le foglie vengono tagliate dall'albero, conservate e poi lavorate.

Le palme decorate ornano le chiese e vengono distribuite anche nelle abitazioni dei fedeli. Ne esistono due tipi distinti:

Sinnai, e la palma del celebrante

A Sinnai la palma destinata al celebrante era un tripudio di virtuosismo decorativo.

Vi comparivano motivi floreali come rosas e lillus, insieme a pitzicorrus e frocus, e la palma veniva arricchita con fiori primaverili veri: violaciocche e fresie.

A chi va la palma

La destinazione cambiava il tipo di lavoro, e la distinzione era chiara.

La prama de pòpulu era la palma per la distribuzione pubblica. Accanto a quella esisteva una produzione domestica, per l'uso devozionale della famiglia, e la consuetudine di donare le palme a parenti e amici.

Che cosa si fa dopo la benedizione

L'oggetto non finisce con la processione: comincia lì la sua funzione.

In Sardegna i ramoscelli benedetti di palma e ulivo proteggono dal demonio, e la palma intrecciata si mette in casa proprio come protezione. Regalarla vale come buon auspicio di pace.

L'uso più concreto è a Santa Giusta, dove la treccia di palma protegge i fassonis, le antiche imbarcazioni da pesca fatte di canne: la protezione passa dalla casa alla barca da lavoro.

Domande frequenti

Che cos'è sa pramma pintada?

La palma intrecciata sarda della Domenica delle Palme: le foglie vengono lavorate a mano fino a formare figure simboliche, e la pratica risale al medioevo sardo fra XI e XV secolo.

Che cosa significano le figure intrecciate?

Il pesce è Gesù, la spiga il pane dell'Ultima Cena, la pigna l'abbondanza e la tunica di Cristo, il serpente il peccato originale, il crine l'acqua.

Che cosa se ne fa dopo la messa?

Si tiene in casa come protezione dal demonio o si regala come augurio di pace. A Santa Giusta la treccia di palma protegge i fassonis, le barche di canne.

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